UN CAFFE’ CON ROD LAVER

UN CAFFE’ CON ROD LAVER

Abbiamo tradotto una breve intervista di Linda Pearce, redattrice del Sydney Morning Herald, al grande australiano Rod Laver. Federer? Il più grande di sempre. Ma Nadal può compiere un’impresa che finora ha raggiunto solo lui e un certo Don Budge…

Abbiamo tradotto una breve intervista di Linda Pearce, redattrice del Sydney Morning Herald, al grande australiano Rod Laver. Federer? Il più grande di sempre. Ma Nadal può compiere un’impresa che finora ha raggiunto solo lui e un certo Don Budge…

Rod Laver ha 75 anni. Sembra molto magro e fragile e in qualche modo sembra molto più piccolo di prima come se nel frattempo il circuito, e i giocatori, fossero cresciuti. Laver si domanda come avrebbe potuto essere fisicamente tanto abile per competere nel tennis moderno in cui la potenza del fisico e la tecnologia delle racchette hanno raggiunto culmini inarrivabili. Non ha dubbi su chi per lui sia il giocatore più forte di sempre (risposta: Roger Federer) e se un Grande Slam fosse raggiungibile ancora oggi (sì).

La leggenda australiana è l’unico tennista della storia ad avere vinto due volte tutti e quattro i major in uno stesso anno (1962 e 1969), prima e dopo il suo passaggio da amatore a professionista. Egli vede Rafael Nadal il giocatore più candidato a ripetere l’impresa del Grande Slam ed unirsi a un gruppo ristrettissimo che per ora comprende solo lui e Don Budge (che segnò il poker di slam nel 1938).

“Sì, potrebbe accadere un’altra volta. Non penso di avere l’esclusiva di questo record. E’ certamente una grande impresa ma bisogna contare che allora tre slam si giocavano sull’erba. Insomma, nel tennis di oggi quest’impresa risulterebbe ancora più straordinaria. Quando vedo Nadal giocare sull’erba e, soprattutto quest’anno, sulla terra e sul cemento penso: può farcela davvero. La sola ragione per cui Federer non ci è mai riuscito è perché c’era Nadal sulla terra rossa del Roland Garros”

Mettere a confronto ere diverse è sempre rischioso. Laver, 1.73 cm. ma gigante in ogni altro senso, la cui presenza aveva aiutato Federer a spegnere le lacrime durante la cerimonia di premiazione degli Australian Open 2009, ammette che se avesse dovuto giocare oggi avrebbe dovuto ammazzarsi di allenamento fisico per anche solo sperare di ‘sopravvivere’ in questo gioco dominato dagli aces e dagli scambi potenti da fondo.

“Sarebbe stata dura per me. Il mio stile di gioco serve-&-volley non avrebbe avuto più efficacia, avrei dovuto imparare a stare quasi sempre a fondocampo. Sarei stato capace di sostenere uno scambio di 20 o 30 colpi tirando sempre più forte e uscendone indenne? Non credo. In tutta la carriera non mi è mai successo, non ci avevo neppure pensato. Oggi se un giocatore scende a rete anche solo cinque volte ogni partita tutti si entusiasmano. E’ tutto cambiato. L’erba allora era meno uniforme, più spessa e alta e sapevi che la pallina schizzava subito via quindi era naturale cercare di chiudere il prima possibile con una volée. Oggi ci sono pochissimi tornei su questa superficie, che è diventata comunque molto più lenta”.

Delle racchette e delle corde di ultima generazione aiutano tantissimo. “Quando provai ad usarle queste ultime racchette di titanio e altri indistruttibili materiali, quando ho visto la loro grandezza, se le paragono alla mia vecchia racchetta di legno trovo un abisso.  Come il giorno e la notte. E’ così facile giocare con questi nuovi strumenti.” confessa Laver “Solo chi ha giocato con le vecchie racchette sa quanto diano in più per potenza, controllo e spin. Basta osservare Nadal e il suo dritto, la rotazione che riesce a creare, anche grazie al suo braccio possente”.

Così spiega Rod, altro straordinario mancino, costretto definitivamente al ritiro a causa di un infortunio alla caviglia. Allora i dolori fisici erano difficili e lunghi da curare al contrario dei nuovi trattamenti capaci di rimetterti in pochi mesi come nuovo. Nadal è riuscito a venire fuori dal suo grave problema al ginocchio; Federer invece non ha subito grossi infortuni per tutta la carriera. Questa continuità gli ha permesso di raggiungere 17 slam e diventare, almeno per Laver, il GOAT  (Greatest Of All Time). ”Ho sempre detto che un tennista non può far di più che diventare il tennista migliore della propria era. Lo è stato Fred Perry, lo è stato Don Budge, lo sono stato io. Credo però che Roger sia un pelo sopra gli altri per il suo record di slam, il lungo tempo in cui è restato al vertice in un periodo di massima competitività e di grandi campioni”.

Federer è davvero alla frutta? “Il tempo passa per tutti. E’ naturale una fase di cedimento. Credo però che sia capace di vincere ancora l’Australian Open, forse, e di certo Wimbledon, che è praticamente casa sua. Sfortunatamente per lui, ci sarà sempre Nadal a cercare di mettergli i bastoni fra le ruote”.

Rod-Laver

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