Ana Ivanovic e lo strano rapporto con Flushing Meadows

Ana Ivanovic e lo strano rapporto con Flushing Meadows

Ana Ivanovic, una delle tenniste più belle, affascinanti ed amate dal pubblico maschile, ha vissuto una crescita precoce, accompagnata tuttavia da un susseguirsi di alti e bassi che non le hanno permesso di vincere quanto il suo talento le avrebbe permesso. Dal lontano 2008, quando alzò al cielo il suo primo Slam a Parigi, qualcosa è andato storto…

Ana Ivanovic, dopo l’esplosione precoce che l’ha issata nel tempio del tennis, in una calda giornata della primavera parigina del 2008, ha attraversato da lì un momento di crisi, complici infortuni ed una mai ritrovata fiducia in campo. Ma, il tabù principale della serba resta lo US Open, torneo durante il quale, nelle sue 8 apparizioni, ha raggiunto i quarti di finale una sola volta, nel 2012.

“Ho raggiunto a New York il quarto turno un paio di volte”, disse dopo la vittoria contro Tsvetana Pironkova nel 2012, aggiungendo, “per fare questo passo e raggiungere i quarti di finale, c’è voluto impegno e dedizione, e sono molto felice di ciò. Era una sensazione che non provavo ormai dal 2008. Sono entusiasta.”

Infatti, quello è stato miglior piazzamento della serba in un torneo importante da quando ha vinto il suo primo titolo del Grande Slam a Parigi; inoltre, fino alla vittoria del Roland Garros, aveva già raggiunto rispettivamente la semifinale a Wimbledon 2007 e la finale all’Australian Open nel 2008. Ma lo US Open restava un tassello mancante.

Personaggio carismatico in campo, la Ivanovic ha una personalità più che riservata, ed ha ammesso di sentirsi soffocata dalle emozioni e dal caos, nella grande Mela, New York.

“E’ molto stancante come città, perchè è grande e abbiamo un grande dispendio di energie fisiche. Non mi piace questa cosa di New York. Un sacco di gente c’è in giro. Sai, mi piace molto avere la mia privacy e stare tranquilla, si sa, ma in una metropoli così diventa faticoso anche passare inosservati”.

“Ora però riesco a gestire meglio la situazione. Mi piace. Questo è stato il più grande cambiamento.”

Dopo le iniziali difficoltà, lo US Open è diventato rapidamente il suo Major di maggior successo, l’unico dove ha raggiunto la seconda settimana per quattro anni consecutivi.

“Ho iniziato a godermi veramente il torneo e a cambiare il mio atteggiamento verso di esso. Ora ho davvero un rapporto speciale con la città. Mi piace moltissimo. Le possibilità che hai fuori dal campo, musei, mostre, negozi, ristoranti sono eccezionali, e sempre motivanti.”

“Voglio dire, non ci si annoia mai a New York.”

Tuttavia le sue ottime prospettive a Flushing Meadows hanno avuto una battuta d’arresto negli ultimi due anni; nelle sue ultime due apparizioni infatti, ha perso prima dall’emergente Karolina Pliskova e poi dalla rediviva Dominika Cibulkova. La sconfitta con la Cibulkova è stata particolarmente dolorosa per la Ivanovic, che era reduce da un ottimo torneo a Cincinnati, durante il quale aveva costretto al terzo set la numero uno del mondo Serena Williams.

“Mi sentivo di essere veramente pronta per l’appuntamento quest’anno. Nel corso della settimana di allenamenti, sai, avevo buone sensazioni in campo, ero carica, e tutto andava per il verso giusto. E’ stato un peccato che ci siamo scontrate una contro l’altra così presto.”
La serba nondimeno in autunno si è riscattata, raggiungendo le semifinali del China Open, perdendo per poco la possibilità di qualificarsi per le WTA Finals di Singapore.

La stagione imminente inoltre sarà ricca di appuntamenti, comprese le Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro. Ma la Ivanovic non sembra impressionata dal tour de force estivo che le si presenterà di fronte, in quanto sa che il suo fisico risponde bene anche a sforzi di un certo tipo. “Sarà una stagione elettrizzante”, ha ammesso.

“Cerco di giocare bene, cercando di essere parte della folla, anche. Perché penso che è quello che gli appassionati vogliono vedere. Vogliono vedere i giocatori interagire con loro ed essere parte integrante dello show.”

Ha qualche chance di vincere i prossimi US Open? Ai posteri, l’ardua… riflessione.

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