Us Open e quei primi turni facili

Us Open e quei primi turni facili

Il prize-money del primo turno di uno Slam fa gola a tanti. Giusto giocarlo sempre al massimo o è lecito passare all’incasso senza dare il massimo in campo? Rilanciamo la questione etica con qualche ipotesi che ci lascia pensare.

Il match di primo turno tra Victor Estrella Burgos e il portoghese Joao Sousa ha richiamato l’attenzione di molti osservatori su un tema: i primi turni “facili”.
La partita in questione è terminato col secco punteggio di 6-0 6-1 6-1 per il giocatore lusitano. Lungi da chi vi scrive intentare un processo in contumacia al giocatore sud-americano. Tante le possibili spiegazioni, per carità: l’età, la superficie non proprio adatta al suo tennis (fino ad un certo punto però, perché tutti i giocatori impegnati nello Slam statunitense concordano nel definire “abbastanza lento il fondo”), un malanno passeggero occorso all’inizio del match.

Certo, tanti motivi che possono spiegare questo punteggio, maturato per altro in poco più di un’ora di gioco. E qui, proprio sul tema della durata, sorge qualche ragionevole dubbio. Per essere chiari: il prize money per il primo turno di uno slam (45000 $ circa) serve a tutti i giocatori fuori dalla top 30. Un guadagno sul quale è possibile costruire poi anche la programmazione per i mesi a venire, in modo proprio da mantenere quella classifica, per accedere poi allo Slam successivo, magari quello che ha una superficie o delle condizioni di gioco maggiormente favorevoli. Affrontare una lunga tournè fuori continente, per puntellare la classifica o per provare a dare qualche zampata in avanti.

Joao Sousa of Portugal celebrates scoring a point against Japan's Go

Altro elemento che alimenti i “ragionevoli dubbi” è la singolarità del punteggio di questo tipo nel tennis professionistico. Non ci vuole uno statistico (sapete che per il sottoscritto la statistica non è proprio una cosa “imporante”, come dicono gli americani) per notare la scarsa frequenza di un punteggio del genere, specialmente quando si incontrano due top 100 navigati come Estrella-Burgos e Sousa. Logica vuole che il match fosse un po’ più tirato. Ad esempio, il 6-0 con cui Alessandro Giannessi ha finito il suo (fantastico) primo turno contro Denis Kudla è durato quasi un’ora, con un game, il quinto, combattutissimo. Insomma: la “pugna”, quando ballano cifre che vanno dai 45000 ai 77ooo dollari sarebbe più che doverosa. Cedere in questo modo, laddove, per l’appunto, non si verifichino casi di intossicazioni o infortuni, resta sospetto. Altri match del genere nel primo turno ci sono stati. Uno per tutti, quello tra Carlos Berlocq e il nostro Paolo Lorenzi, dominato da quest’ultimo dopo una sconfitta subita invece a Parigi. Ma almeno, in questo secondo caso, un po’ di lotta nel primo set c’è stata. Casi opposti ci sono, ad esempio quello tra Borna Coric e Feliciano Lopez:. un conto è l’infortunio di Coric, che col suo ginocchio malandato (ma curiosamente non supportato da alcun bendaggio) stava affrontato con decisione  Lopez fino al punto in cui, ricadendo male dopo uno smash, è stato costretto al ritiro, un conto è mollare un match in un’oretta di gioco.

E qui si riapre la famosa questione “etica”, sulla quale siamo tornati molto spesso. Se le cose dovessero stare come ipotizzato (e non affermato, sia chiaro), dove sta il confine tra il diritto a prendere parte ad uno Slam, conquistato attraverso la costruzione di una classifica di tutto rispetto, e la chiara intenzione di snobbare l’evento sportivo, privilengiando una programmazione più sparagnina ma più sicura in termini di punteggio? E quali responsabilità si configurerebbero poi nei confronti degli scommettitori, specie di quelli meno scafati e addentro alle vicende del tennis?

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