US Open e Wimbledon: le due facce della stessa medaglia

US Open e Wimbledon: le due facce della stessa medaglia

Quando si entra per la prima volta a Flushing Meadows, diventa subito evidente che, a parte il tennis, poco hanno in comune le strutture di New York e di Wimbledon. Quale vi affascina di più?

Quando si entra per la prima volta a Flushing Meadows, diventa subito evidente che, a parte il tennis, poco hanno in comune le strutture di New York e di Wimbledon.

Addirittura, senza neppur doversi recare in loco, basterebbe scaricare le app per smartphone dei due eventi per capire il modo in cui i due tornei si presentano e quanto evidenti siano le loro differenze. Laddove lo Slam di Church Road è rappresentato dalla tranquillità di prati lussureggianti e delle fragole con la panna, gli US Open sono rumorosi, sfacciati e incredibilmente americani.

L’ATMOSFERA – Una delle differenze più evidenti tra Wimbledon e gli US Open è appunto il rumore. La folla a Flushing Meadows è incredibilmente turbolenta se comparata ai composti colleghi del sud-ovest di Londra: si parla tra i punti, ci si alza e ci si sposta quando si vuole. Gli spettatori americani riderebbero all’idea di poter raggiungere il proprio posto solamente ai cambi di campo.

L’atmosfera che si vive alle partite notturne è qualcosa di incredibilmente elettrizzante. Assistere a una sessione serale degli US Open è senza dubbio una delle cose da fare prima di morire.

Roger Federer of Switzerland returns a shot through his legs to Novak Djokovic of Serbia during their semifinal match at the 2009 US Open at the USTA Billie Jean King National Tennis Center, in New York, September 13, 2009. Federer won, 7-6, 7-5, 7-5. AFP PHOTO/Stan Honda (Photo credit should read STAN HONDA/AFP/Getty Images)

Dall’epico match del 1984 in cui John McEnroe sconfisse in 5 set Jimmy Connors, fino all’indimenticabile vittoria di Pete Sampras sull’amico/nemico Andre Agassi nel 2002, le partite notturne degli US Open hanno sempre avuto un’elettricità che nessun altro Slam può eguagliare.

Lo stesso Roger Federer, in merito al pubblico di New York, una volta ha commentato: “La sessione serale è assolutamente elettrizzante e lo stadio può trasformarsi in una bolgia. Certo, anche i match diurni ne hanno il potenziale, ma c’è più bisogno di emozioni forti, di grandi colpi o di un appassionante quinto set per riuscire a coinvolgere al massimo gli spettatori”.

IL CIBO – Come ci si aspetterebbe da ogni evento americano che si rispetti, agli US Open il cibo è variegato e fornito sempre in enorme quantità. Bancarelle e ristoranti dispersi in ogni angolo spesso attraggono l’interesse degli spettatori più di quanto facciano i giocatori sui campi da gioco.

E non stiamo parlando di tè caldi, focaccine e delicati stuzzichini, ma di hot dog e patatine fritte, salse piccanti e bibite di ogni genere, ovviamente il tutto disponibile in formato extra-large.

CELEBRITÀ E BUSINESS – Ovunque si guardi a Flushing Meadows ci sono pubblicità, cartelloni, sponsorizzazioni – ora anche sulla parte superiore del nuovo tetto del centrale – e maxi schermi che intrattengono gli spettatori durante le partite. Invece degli eleganti ospiti del Royal Box londinese, non è raro trovare tra il pubblico superstar del calibro di Beyonce e Jay-Z. A proposito: a New York c’è anche musica durante i cambi campo, così che i giocatori si trovano costretti a concentrarsi sulle loro tattiche mentre le hit di Justin Bieber sono sparate a tutto volume dagli altoparlanti.

Come disse Novak Djokovic l’anno scorso: “La bellezza di questo sport è data anche dal fatto che ci sono eventi diversi, ciascuno custodito e coltivato dalla propria storia e dalle proprie usanze. Wimbledon, naturalmente, ha la sua tradizione che lo definisce e lo rende unico. Quando si pensa ai Championships, si pensa ai completi immacolati, al Centre Court, alle fragole con la panna e così via. Lo US Open è più divertimento, più spettacolo”.

LE PICCOLE COSE – Un’altra cosa che gli spettatori americani che per la prima volta si trovano a Wimbledon non riescono a concepire, è che un biglietto per il Centre Court non garantisce l’accesso agli altri campi. A Flushing Meadows invece, un biglietto per l’Arthur Ashe dà la possibilità di vagare a piacimento per i grounds, così come di accedere a un posto di un qualsiasi altro campo di gioco.

Piccola chicca: se poi siete titolari di una carta American Express e vi trovate sull’Arthur Ashe, avrete il lusso di una radio personale per non perdere nemmeno un commento dagli altri campi.

 

Fonte: www.telegraph.co.uk

 

1 commenti

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  1. Silvia Barbara - 5 mesi fa

    Wimbledon !!!!! Che domande…

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