Us Open, le chiavi della sconfitta di Federer

Us Open, le chiavi della sconfitta di Federer

A Roger Federer é sfuggito il 18esimo Slam della carriera nella finale persa contro Djokovic. Ma quali sono state le chiavi di questa sconfitta?

La sconfitta nella finale degli Us Open è stata molto dura da digerire per Roger Federer che anche in conferenza stampa si è detto molto deluso per l’andamento del match. Molte infatti sono state le opportunità non sfruttate dallo svizzero, che avrebbe potuto portare anche il match al quinto set. Analizziamo dunque i dati più significativi, le chiavi che hanno portato l’elvetico a soccombere di fronte a Novak Djokovic.

INIZIO MOLTO NEGATIVO

Federer si può dire che ha iniziato il match con un set di svantaggio. Il fantasma del tennista visto nei giorni scorsi. Male al servizio, pochissime prime, poca decisione nell’ andare a rete, troppi errori sia di dritto che di rovescio. Questa tendenza é continuata fino al secondo set quando il n.2 del mondo ha iniziato a mostrare il tennis che ha deliziato il pubblico nelle due settimane.

GIOCATI MALE I PUNTI IMPORTANTI

Sono stati infatti molti pochi i punti chiave che hanno parlato svizzero, contro un Djokovic che a dir la verità nelle situazioni delicate é riuscito a salvarsi nel migliore dei modi. Nole ha cercato molto il rovescio di Federer, cercando di muoverlo il piú possibile per togliergli l’iniziativa. La differenza sta nel fatto che il serbo é riuscito ad alzare il suo livello di gioco nei momenti importanti, mentre lo svizzero no.

MOLTE PALLE BREAK MANCATE

Le poche palle break sfruttate é una costante che caratterizza le sfide tra questi due campioni. 4 su 23 dice a fine match la classifica per quanto riguarda le occasioni concretizzate da Federer, davvero poche per cercare di impensierire la solidità mentale del n.1 del mondo.  L’emblema di tutto ció é il terzo set quando il tennista di Basilea ha avuto sulla racchetta la chance di strappare la battuta a Nole e di conquistare il parziale. Chissà come sarebbe finita poi.

L’ INIZIATIVA QUASI SEMPRE NELLE MANI DI DJOKOVIC

Questa finale per molti aspetti ricorda piú quella di Wimbledon che quella di Cincinnati, l’ ultimo confronto diretto tra i due. Nel master 1000 americano a dettare gli scambi fu sempre Federer, mentre a New York il comando degli scambi era nelle mani di Djokovic, bravo a spostare con colpi profondi il suo avversario in modo da costringerlo a chiusure impossibili.

POCHE SORTITE A RETE E POCHI PUNTI VINTI

Prima della finale Federer aveva una percentuale di punti vinti a rete dell’ 80%, nel match contro Djokovic 66%. Nell’ ultimo atto Roger non é stato cosí preciso perdendo 20 punti, che se magari fossero finiti dalla sua parte la finale sarebbe potuta finire diversamente.

C’ é da dire peró che nonostante la  giornata storta, assimilabile per certi aspetti alla finale di Wimbledon,  se non altro per la poca efficacia il servizio e  per i troppi errori con entrambi i fondamentali, Federer ha lottato fino alla fine recuperando dal 2-5 al 4-5 procurandosi tra l’ altro l’ occasione per il 5 pari. Lecita la delusione per il traguardo sfuggito, ma allo stesso tempo Roger può esser contento per il livello di gioco espresso nei turni precedenti,  che potrà darle altre soddisfazioni in un finale di stagione storicamente sempre positivo per lui.

Fonte: PuntoDeBreak

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