Imprecare costa caro, soprattutto a Wimbledon

Imprecare costa caro, soprattutto a Wimbledon

Imprecare costa caro. In questo Wimbledon 2015 sono già diversi i giocatori che sono stati puniti per ‘violazione del codice’, dovuta all’uso di linguaggio inappropriato durante le fasi di gioco.

Imprecare costa caro. In questo Wimbledon 2015 sono già diversi i giocatori che sono stati puniti per ‘violazione del codice’, dovuta all’uso di linguaggio inappropriato durante le fasi di gioco. Gli inglesi si confermano, anche in questo, i più fiscali. Ma come dar loro torto. D’altronde, di fronte a milioni di appassionati, non è bello che i campioni pronuncino frasi o parole inopportune. La sanzione in sè è anche educativa per i giocatori stessi che probabilmente, presi dall’agonismo e dalla tensione del momento, non si rendono conto che alcune volte escono fuori dalle righe. Ed è bene avvertirli. 

Gli atteggiamenti ed il comportamento dei giocatori si è ammorbidito ed in un certo senso è migliorato nel corso degli anni, soprattutto grazie all’introduzione di regole più severe e di un monitoraggio significativo da parte non solo dei giudici di sedia, ma anche dei supervisor, cosa che in passato non accadeva. Tuttavia atteggiamenti opinabili e parole fuori posto sono comunque all’ordine del giorno. L’esposizione a telecamere, televisioni ecc. di certo ha portato i giocatori a contenersi, ma non del tutto. In nessun modo sono accettati comportamenti scorretti o l’uso di un linguaggio inappropriato. In questo, il torneo di Wimbledon, è stato più severo del solito.

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L’ultima giocatrice, tra i tanti, ad aver ricevuto un avviso per violazione del codice di comportamento, è stata Heather Watson nel suo match di primo turno. Seguita dall’australiano Nick Kyrgios, che ha esclamato più volte durante il suo match “fucking shit”, e da Serena Williams e Liam Broady, sanzionate per linguaggio inappropriato. Insieme all’abuso di racchetta, di palla, anche la violazione del codice di comportamento ha una sua penalità, che si accumula.

Il regolamento stabilisce un primo avviso senza conseguenze per la prima ‘violazione del codice’. Al secondo insulto, il giocatore riceve la penalità di un punto, dal terzo in poi si può procedere, anche a discrezione dell’arbitro, alla perdita di un game o addirittura, il giocatore può essere squalificato. A discrezione del direttore di gara, come, ad esempio, è successo a John McEnroe, ormai 25 stagioni fa, quando all’Australian Open del 1990, fu squalificato dal supervisor Ken Farrar.

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L’americano è stato squalificato per una violazione del codice al terzo richiamo utile, nel suo match di ottavi, contro Mikael Pernfors. Tuttavia, le sanzioni non sono solamente di questa tipologia. Infatti sono anche previste le sanzioni economiche, che possono variare in base alla gravità del fatto accaduto, e che appaiono molte volte irrisorie agli appassionati, dato il guadagno cospicuo di molti tennisti del circuito, soprattutto i Big.

I giocatori possono essere multati fino a $ 20.000 per violazione del codice di condotta, ma è estremamente difficile da vedere poichè è di norma associato a un alto disprezzo per un membro del corpo arbitrale o per il pubblico. Non vi sono ragioni che tengano. Imprecare, costa caro, senza scuse. 

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