Non sarà Wimbledon ma….

Non sarà Wimbledon ma….

A Rozzano, in provincia di Milano ieri si è svolta l’undicesima edizione del torneo “C’era una volta”, evento, ormai storico, in cui si gioca con le racchette di legno. All’evento hanno partecipato agonisti e amatori in bianco in una giornata all’insegna dello “Sport senza tempo” in cui giovialità, fair play e anche uno stage di fotografia hanno contribuito a farci scordare di Murray a Wimbledon

20160711_151400IL TENNIS E’ LO SPORT SENZA TEMPO – Ultimamente si è  riscoperto nei vari circoli tennis il piacere di giocare degli eventi di un giorno con le racchette di legno. Il circolo tennis Rozzano di Amanda Gesualdi è da considerarsi un po’ il pioniere di questa “nuova tendenza” o “ritrovato piacere”. Domenica 10 Luglio si è  giocata infatti l’undicesima edizione del “C’era una volta”, in questa occasione dedicata al doppio. In campo ci sono stati agonisti e non, che si sono sfidati dalle 10 del mattino fino alle 18.30 circa ora in cui si è  svolta la finale, all’ ultimo colpo di racchetta. In concomitanza si è  svolto anche uno stage di fotografia curato da Amedeo Fabroni, collaboratore, fra le altre cose, di Supertennis, e dal fotografo Alessandro Tintori in cui si sono fatti dei veri e propri shooting fotografici ai partecipanti in rigorosa tenuta bianca.

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SOLLEONE E GESTI BIANCHI – Il bianco del tennis dei bianchi gesti come al solito si è  fatto protagonista di questa giornata assolata. Il fascino di Wimbledon ha un po’ contagiato anche noi tennisti lombardi, che fra i vari tie-break di afoso sole e italianissima terra rossa ci siamo lasciati trascinare da tutta l’iconografia del tennis. In campo con la maestra- agonista del circolo c’è Suzanne Lenglen che con la sua teatralità  non trascura un punto, perché  nel tennis di questo si tratta, non mollare mai, neanche in un torneo amatoriale e mascherato da esibizione vintage.

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L ‘emozione di colpire la palla con la racchetta di legno lascia presto il posto all’agonismo puro, e ognuno a modo suo, chi con tiri fenomenali, chi a suon di pallonetti o smorzate inventate all’ultimo momento cerca di portare a casa la partita. Sull’ erba di casa o sotto gli alberi non un filo di vento, eppure fra un ghiacciolo e l’altro sono tutti a seguire i match. Tutti belli e combattuti con la formula di due tie- break su tre. Solo una possibilità: o dentro o fuori. Poi però  ci sono i rientri. Con lo stesso compagno o con qualcun’altro e tutto può cominciare daccapo.
TRA FOTO E FINALI – Presto ci si avvicina all’epilogo delle semifinali.  Si scontrano le due agoniste di casa Sara Marcionni in coppia con Amedeo Fabroni , già vincitori di una passata edizione e Arianna Magagnoli in coppia con Luigi Colombo nella prima,  Giuseppe Carrieri e Margherita Colombo contro la coppia vincitrice dell’edizione 2014 Formata da Elena Rutigliano e Francesco Antonicelli nella seconda. E non importa se per prendere una palla si cade e si diventa bianchi e mattone, è  terra rossa, la nostra amata terra rossa, quella che ci permette  giornate come questa e la quotidianità del nostro tennis, quella che i campioni baciano quando vincono un torneo.

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La finale vede opposti Margherita Colombo, 16enne 3.5 a suo padre. Margherita con Giuseppe Carrieri e Luigi-Gino Colombo  con Arianna Magagnoli. La bravura dei due maestri viene ben coadiuvata da Margherita, anche lei agonista, ma soprattutto da Gino che da mesi non tocca una racchetta. Bravi tutti ma alla fine la coppia Magagnoli- Gino con una moltitudine di colpi spettacolari ha la meglio. Bella la premiazione, in campo, come nei grandi tornei, che però  mette anche fine a questa giornata sospesa nel tempo infinito del tennis. A proposito, chissà  che cos’avrà fatto nel frattempo Murray in finale a Wimbledon….

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