Andy Murray: “Ho bisogno di qualcuno come Lendl per restare il numero uno”

SUL TETTO DEL MONDO. Andy Murray è riuscito in una impresa, a dire poco impensabile dopo la finale persa al Roland Garros contro Novak Djokovic. In cui è apparso quasi spento a chi è abituato a vederlo grugnire ed inveire contro se stesso. Una partita che ha consegnato Nole alla storia, consentendogli di realizzare il Career grand slam (traguardo già raggiunto da altri due Fab four, Federer e Nadal) e che lo aveva lanciato, apparentemente, incontrastato verso la realizzazione dell’ancor più prestigioso Grande Slam di laveriana memoria che neanche Federer, per tutti, colleghi compresi, semplicemente il migliore, è riuscito fin’ora a fare.

Apparentemente, perché, nessuno pensava che Djokovic potesse crollare. Lentamente ma, inesorabilmente. Così come, nessuno pensava che Murray potesse colmare uno dei distacchi più grandi della storia del tennis, tra il numero uno ed il numero due del mondo. Quasi 8000 punti. Incredibile. Poco più degli stessi punti dello scozzese. Nessuno avrebbe immaginato che Murray sarebbe riuscito a vincere Wimbledon, le Finals, la Davis ed ad agguantare a pochi giorni dal capodanno la vetta del ranking ATP collezionando una quantità infinita di punti a Vienna, Shanghai, Pechino, Parigi Bercy; mentre invece il serbo scivolava lentamente tra abbracci e sorrisi versa una seconda posizione che neanche la più nefasta delle previsioni gli avrebbe predetto.

AMELIE. Ma quale è il segreto del successo dello scozzese che, ancora, a pochi giorni dall’inizio del Roland Garros, subito dopo la finale persa al master 1000 Mutua Open di Madrid contro Novak Djokovic e prima di vincere gli Internazionali di Roma cambiava in corsa il suo allenatore? La francese Amelie Mauresmo? Sua coach dal 2014, Amelie (due slam in bacheca, Wimbledon e Us open),  ha definito Murray, per lo meno, complesso.  “Andy in campo è l’opposto di quello che è nella vita di tutti i giorni.”  Ha dichiarato la Mauresmo al quotidiano francese L’Equipe. “Intelligente, di mente aperta, e divertente nel campo diventa combattivo, arrabbiato e ribelle. Non è facile gestire questa doppia personalità”.

Ma Murray è l’uomo dei record capace di sfatare i tabù. La Mauresmo è stata la prima coach donna ad allenare un uomo. Con Amelie tuttavia, nonostante Andy avesse raggiunto il primo successo sulla terra battuta, non ha vinto parecchio. Già separati in casa dagli Australian open. Attendevano il momento giusto per salutarsi. ” Andy ha grandi capacità di ascolto e di analisi. E’ molto curioso ed è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, tutto questo fa di lui un grande campione”

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La stima e l’affetto della Mauresmo, impegnata dalla sua gravidanza durante la collaborazione con lo scozzese, anche questo motivo di distacco tra i due non potendo la francese seguire il ventinovenne di Glasgow in giro per il mondo così come desiderato dal suddito di sua Maestà, non sono quindi bastati al bulimico Murray.

ICEMAN. Perchè non pescare nel passato avrà pensato Murray. Perché non richiamare il coach della sua prima vittoria Slam , quella agli Us Open 2012 e della storica doppietta Wimbledon (2013) e medaglia d’oro (2012)? Perché non richiamare il cinquantatrenne uomo di ghiaccio cecoslovacco ex numero uno del mondo, di nazionalità americana, e sette volte campione Slam, Ivan Lendl?  Perché non ricominciare con l’uomo che lo ha accompagnato verso questi successi?

“Il tennis è un gioco di testa” ha dichiarato Murray al giornale inglese The Telegraph, “non è che quando diventi numero uno puoi dire bene, posso continuare a lavorare come ho fatto fin’ora.” E Lendl, aggiungiamo noi, è un uomo pragmatico, impassibile, stoico, una maschera di dolori sotto il cappellino da baseball. “Quando guardo una partita” ha dichiarato Lendl ” sto già pensando al lavoro che dovremo svolgere per il prossimo incontro, per le prossime quattro , otto settimane”

“La realtà è che nello sport le cose continuano a cambiare.” Continua Murray. “Io divento più vecchio i giovani continuano a migliorare” Ieri Murray ha vinto il match d’esordio degli Australian Open contro il giovane ucraino, numero 95 del mondo,  Iliya Marchenko. Proprio una di queste giovani promesse. Un match dall’esito non del tutto scontato come testimoniato dal punteggio  7-5 7-6 6-2 in favore dello scozzese che a Melbourne è alla ricerca della prima vittoria dopo cinque finali perse (2010, 2011, 2013, 2015, 2016) quattro delle quali contro il suo attuale maggiore rivale, il numero due del mondo (e sei volte vincitore da queste parti) Novak Djokoivc.

“E poi ci sono anche Novak e Roger [Federer] e Stan [Wawrinka] e Rafa [Nadal],” continua Andy, ” tutti ancora in corsa per diventare i nuovi numeri uno. Ecco perché ho bisogno di avere qualcuno come Ivan nel mio team. Qualcuno che si è trovato nella mia stessa posizione e sa le cose importanti da fare per continuare a migliorare.”

Iceman, come è stato soprannominato Ivan Lendl per la sua glacialità è rimasto per tre anni consecutivi al comando della classifica ATP. Dopo la vittoria a Flushing Meadows contro il numero uno John McEnroe Ivan detenne il primato nel ranking per 156 settimane dal 9 settembre 1985 al  12 settembre 1988 quando certo, Mats Wilander lo spodestò dal trono sul quale dal 1980 al 1990 occupò per la bellezza di 270 settimane.  “Apprezzo la sua professionalità e la sua disciplina” ha detto di lui lo scozzese. “Credo siano stati questi i segreti del suo successo” Lendl è silenzioso di poche parole. “Con lui” dice Murray “non parlo molto, quando non mi segue nei tornei ci teniamo in contatto tramite qualche messaggio.” Lendl un giorno ha dichiarato “perchè usare 50 parole quando ne potresti usare solo due?”

“Non sto parlando di lavorare più duramente che in passato, perchè, questo già lo faccio. Parlo di avere la mentalità giusta per continuare a fare ancora meglio, eliminando ogni debolezza dal mio gioco.”  E, forse, questo il segreto del successo di Murray. Il perfezionismo, la continua ricerca del miglioramento, sempre insoddisfatto di se stesso convinto che può fare meglio. Un lottatore, tenace che non getta mai la spugna  ma lotta fino a quando non suona il gong.

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