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CONI in Parlamento: fine alla guerra fra FIT e UISP?

La carta europea dello sport dice

“Si definisce sport “qualsiasi forma di attività fisica che abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”

Questa definizione dovrebbe significare che lo sport è tale a tutti i livelli e non soltanto nell’agonismo, ma soprattutto decreta il diritto di fare sport  in quanto diritto di tutti.

La FIT invece probabilmente non la pensa così e, in quanto primo ente tennistico nazionale, si sente in diritto di chiedere delle quote maggiori di affiliazione ai centri che decidono di essere sia FIT che UISP, ovvero di essere centri sportivi sia a livello agonistico che amatoriale.

La Procura Federale della Federazione Italiana Tennis infatti  da anni, e sempre in crescendo, sta perseguitando la maggior parte dei Circoli di Tennis e degli Insegnanti, dai quali arrivano sempre più spesso delle lamentele.
La FIT infatti, la Federazione Italiana Tennis che segue in particolare il settore agonistico, da  anni distingue le quote di Affiliazione dei centri tennis, e di iscrizione agli Albi degli Insegnanti, a seconda che siano affiliati in esclusività alla FIT o che non abbiano un’affiliazione esclusiva e siano quindi anche centri UISP, cioè dediti anche tornei amatoriali.

 



Secondo una notizia riportata oggi da La Repubblica mentre gli esclusivisti pagano 350 Euro all’anno, quelli affiliati anche alla UISP ne pagano addirittura 900.
Inoltre se un tecnico è affiliato alla UISP, invece di pagare 220 Euro come tassa di iscrizione all’Albo Nazionale, ne paga il triplo, cioè 730 Euro, un istruttore di 2° grado invece di 150 Euro, ne paga 570
Il tutto sembrerebbe fino ad ora col tacito accordo del Coni.
Sono state chieste spiegazioni ad Angelo Binaghi, presidente della FIT, il quale ha detto:
“In realtà con la Uisp non abbiamo trovato la stessa piattaforma di dialogo mantenuta con altri Enti di promozione sportiva, con i quali, 11 su 15, abbiamo stipulato delle convenzioni. Questi enti possono organizzare tornei amatoriali con giocatori che non siano mai stati classificati FIT. La Uisp però, forse a causa del numero ingente dei propri iscritti, ha accampato la richiesta di una diversità di trattamento che non abbiamo compreso“ facendo anche alcune allusioni poco simpatiche nei confronti della UISP, secondo lui infatti l’associazione amatoriale avrebbe accampato la richiesta di una diversità di trattamento “probabilmente per la necessità di assommare tessere e numeri, utili ad ottenere una migliore posizione dal punto di vista dell’accesso ai contributi da parte del Coni”. In effetti la UISP rappresenta  l’unico vero“concorrente”  della FIT, con numeri  importanti  che arrivano a circa 30.000 tesserati a livello nazionale.
La risposta di Vincenzo Manco, presidente della UISP è stata “È un atteggiamento arrogante di chi crede di essere il padrone di tutto e dimentica che invece lo sport deve essere di tutti. Ostacolando la doppia affiliazione, si fa il verso al Marchese del Grillo, ‘noi siamo noi, e voi…’, e questo atteggiamento non lo accettiamo“ facendosi voce del diffuso malconteto dei circoli tennis.
Fortunatamente la settimana prossima il CONI in Parlamento dovrebbe fare chiarezza su queste posizioni apparentemente inconciliabili.

Anna Lamarina

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