Il segreto di Karim Maamoun

Il segreto di Karim Maamoun

“Mi sembrava un’aberrazione, qualcosa di cui vergognarmi, quindi per molti anni non l’ho detto a nessuno, nemmeno ai miei amici più cari.” Il tennista egiziano parla di ciò che gli ha cambiato la vita, ma che non gli ha impedito di diventare un tennista professionista: il diabete.

di Antonio Sepe

Non smette di regalare storie interessanti “Behind The Racquet”, una pagina Instagram creata dal tennista americano Noah Rubin, che ha lo scopo di raccontare le storie che si celano dietro coloro che appaiono come giocatori professionisti la cui vita è tutta rose e fiori, ma che in realtà nascondono degli enormi segreti, che decidono di condividere con il mondo del web, rigorosamente scattando una foto con la racchetta davanti alla loro faccia – da qui Behind The Racquet, letteralmente “dietro la racchetta”. Quest’oggi è il turno dell’egiziano Karim Maamoun, best ranking di numero 225.

“E’ stata una grande sorpresa per me dato che nella mia famiglia nessuno l’ha mai avuto, ma circa dieci anni fa mi è stato diagnosticato il diabete di tipo 1. Amavo lo sport e non volevo assolutamente smettere, ma prima di tutto dovevo fare un passo indietro per prendermi cura della mia salute. Ho seguito una dieta rigida ed ho costantemente monitorato il mio livello di zucchero nel sangue. In seguito, ho iniziato con delle iniezioni quotidiane di insulina per tenerlo sotto controllo. Non fu sicuramente facile, ma allo stesso tempo era la mia unica speranza per una carriera da professionista. Questa cosa mi sembrava un’aberrazione, qualcosa di cui vergognarmi, quindi per molti anni non l’ho detto a nessuno, nemmeno ai miei amici più cari. Sono stato però vittima di un calo di zuccheri in diverse occasioni ed una volta è capitato proprio quando ero con i miei amici, che ovviamente non sapevano cosa fare. Di conseguenza, ho dovuto rivelare loro il mio segreto e dirgli come aiutarmi nel caso fosse successo nuovamente.”

“Di recente ho iniziato a utilizzare i sensori del monitoraggio del glucosio che vengono utilizzati senza la puntura delle dita. Questi sensori non sono disponibili in Egitto, ma posso solamente farli arrivare dall’estero. Devo perciò essere sicuro di non rimanerne mai a corto. Indossare questo dispositivo ha permesso a molte più persone di essere a conoscenza della mia condizione ed io mi sento decisamente più a mio agio quando ne parlo. Ora, svariati anni dopo, sono migliorato nel controllo del mio livello di zucchero nel sangue. Prima di ogni partita devo controllarlo e, se necessario, modificarlo. Durante il match, invece, ad ogni cambio campo devo assicurarmi che non sia troppo alto o troppo basso. Normalmente, piuttosto che abbassarsi, durante gli incontri si alza per via della pressione, della tensione e dello squilibrio elettronico. Potrei iniziare ad avere dei crampi e, anche se ricevessi le mie iniezioni, non farebbe effetto se non dopo un paio di cambi campo. Durante la mia ultima sfida di Coppa Davis, il mio livello di zucchero nel sangue era aumentato improvvisamente ed io mi sentivo affaticato lungo tutto il corpo. Ritirarmi in un match del genere fu tutt’altro che facile per me, ma la situazione stava diventando pericolosa tanto che fui portato di corsa in ospedale.”

“A volte mi domando se ciò mi abbia svantaggiato e se altrimenti avrei potuto fare meglio a tennis. Mi piacerebbe non preoccuparmi di ciò e concentrarmi solamente sul mio tennis, ma purtroppo non posso prevedere quando il mio livello di zucchero nel sangue tornerà nuovamente ad essere fuori controllo. Questa è la mia sfida più grande e, quando succede, sfortunatamente, si tratta di qualcosa che non avrei potuto prevenire.”

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