La storia di Tseng, quando il tennis diventa necessità

La storia di Tseng, quando il tennis diventa necessità

Chun Hsin Tseng, ex n°1 junior, vive il tennis come un nobile mezzo per aiutare la sua famiglia in Taiwan

di Paolo Cerbai

Chun Hsin Tseng è un ex numero 1 a livello Junior, e adesso all’età di 18 anni, ha l’obiettivo e soprattutto la necessità di sfondare a livello professionistico, per aiutare la famiglia a vivere finalmente con stabilità economica. Da 20 anni, infatti, si mantengono grazie ad una bancarella, nella quale lo stesso Tseng lavorava da adolescente.

L’ex numero 1 Junior (soprannominato “Jason”) proviene da una famiglia del Taiwan, è un ragazzo molto riservato, serio, e non fa mai niente in campo per catturare la simpatia dei tifosi. In poche parole, è un non personaggio. Sempre chiuso in sé stesso. Non è un caso infatti che nonostante abbia vinto Roland Garros e Wimbledon a livello giovanile, non sia sulla bocca di tutti, come dovrebbe essere. Si inizia a sapere di più riguardo la sua vita privata, quando agli US open 2018, dopo l’ennesima gran partita vinta da Jason, il padre scoppia in lacrime, come viene raccontato dal “New York Times”.

La famiglia Tseng viene da una classe operaia, nessun grande palazzo o azienda particolare. Il lavoro è semplicemente un chiosco in mezzo alla strada, gestito dalla madre, che deve prendersi cura anche del fratello minore. Jason e suo padre, girano il mondo, di conseguenza possono essere ben poco d’aiuto. La bancarella si occupa prevalentemente del “Tanghulu”, una merenda a base di pomodori e frutta glassata, infilati su una bacchetta. Il turno è di 9 ore, (dalle 16 alle 1 di notte) e siccome il padre segue Jason per tutto il mondo, la madre da tempo ormai, è costretta a fare tutto da sola.

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Questo è il motivo della malattia che ha colpito la donna, afflitta da un forte dolore alle arti. Lo stress accumulato in questi anni è stato importante e il fisico piano piano inizia a dare segni di cedimento. Il padre, però, è estremamente fiducioso nelle qualità e nel talento del ragazzo ed è convinto che Jason risolverà il problema, diventando un campione e far sì che i soldi non siano più un problema, permettendo alla madre uno strameritato riposo.

Al momento questo non è possibile, perché giocando prevalentemente Challenger, i soldi accumulati non sono necessari per far cambiare vita alla famiglia. Ma, come detto, il padre è fiducioso, anche perché il ragazzo è nell’accademia di Mouratoglou da quando aveva 13 anni, e nonostante una statura e un fisico non imponente, l’illustre allenatore non crede ci saranno grossi problemi nel far esplodere Jason. A lui ricorda molto Nishikori, per la grande intensità da fondocampo, la rapidità, la qualità e quantità del lavoro. Inoltre Mouratoglou sostiene che per diventare fenomeni di questo sport, non occorra essere obbligatoriamente dotati di una muscolatura incredibile e prende da esempio Novak Djokovic, che si muove meglio di tutti, nonostante sia leggero.

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Per altro Taiwan ha una tradizione tennistica più che discreta dal punto di vista maschile con Lu, ottimo giocatore capace anche di raggiungere i quarti di finale a Wimbledon e ancora di più dal punto di vista femminile con Hsieh, buona giocatrice in singolare e straordinaria in doppio. Le premesse che Tseng, non solo diventi come loro, ma che faccia anche molto di più ci sono tutte. Questa è la storia di Tseng. Colui che, a differenza di quasi tutti i colleghi, non gioca a tennis solo per passione, amore per questo sport, ma anche per necessità.

Per ottenere soldi che non servono solo a lui, ma per “salvare” la famiglia e in particolar modo la madre. Di conseguenza, la pressione per il ragazzo sarà notevole, forse un tipo di pressione mai vista. Tutti i giocatori sono afflitti da tensione, ma è una tensione diversa. Una cosa è pensare “speriamo di farcela, voglio diventare un campione e dare gioie ai miei parenti, amici e fan” ma totalmente un altro è il pensiero “devo vincere, perché la mia famiglia ha bisogno di me”. Speriamo con tutto il cuore che Jason ce la faccia, sarebbe davvero una bellissima storia da raccontare e da vivere.

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