Caso Medkov, il volto oscuro delle scommesse clandestine nel tennis internazionale

Il caso di Aleksey Medkov svela una rete milionaria di scommesse clandestine nel tennis, con “disturbatori” a bordo campo e un sistema globale sotto inchiesta.
Foro-fisheye

Negli ultimi anni il tennis è diventato uno dei terreni più fertili per le scommesse, piazzandosi al terzo posto tra gli sport più “giocati” al mondo, dietro solo a calcio e ippica. Un mercato legale e in forte espansione, ma che nasconde anche un lato pericoloso: quello delle scommesse clandestine, un fenomeno che da tempo ha superato i confini dei circuiti minori per insinuarsi nei tornei di alto livello.

Al centro di una delle inchieste più rilevanti degli ultimi anni c’è Aleksey Viktorovich Medkov, 35enne russo, considerato dall’ATP una vera e propria minaccia per l’integrità del gioco. Segnalato per la prima volta già nel 2009, quando venne arrestato in Thailandia per aver scommesso durante il Thailand Open, Medkov è stato individuato più volte negli anni in tornei di prestigio come Indian Wells, i Masters di Parigi e Vienna, Madrid e le ATP Finals di Torino.

Una rete milionaria sotto la lente della Procura di Roma

L’indagine della Procura di Roma, partita dagli Internazionali BNL d’Italia del 2022, ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per Medkov con l’accusa di «esercizio abusivo dell’organizzazione delle scommesse sulle partite internazionali di tennis». Il russo era stato sorpreso il 12 maggio 2022 sugli spalti dello stadio Nicola Pietrangeli, senza biglietto, mentre gestiva l’app Dtmflite, una piattaforma illegale capace di trasmettere i risultati in tempo reale con un anticipo di pochi secondi rispetto alle grafiche ufficiali. Un margine minimo, ma sufficiente per permettere a chi scommetteva di piazzare puntate “sicure” e muovere milioni di euro.

Quel giorno gli furono sequestrati uno smartphone, due dispositivi bluetooth di controllo remoto e otto carte di credito. Secondo le indagini, la sua attività non si limitava alla gestione dell’applicazione: Medkov avrebbe coordinato una rete di collaboratori presenti fisicamente nei tornei, pronti a inviare informazioni e, in alcuni casi, a influenzare l’andamento degli incontri.

I “disturbatori” a bordo campo

La parte più inquietante dell’inchiesta riguarda la presunta gestione di “disturbatori”: individui piazzati nelle prime file delle tribune, incaricati di condizionare i tennisti nei momenti decisivi. I dossier dell’ATP descrivono persone munite di telefoni, webcam, auricolari e persino occhiali spia, che durante i match applaudono doppi falli, urlano tra un punto e l’altro o creano rumori improvvisi per spezzare la concentrazione degli atleti.

Secondo gli investigatori, questi “disturbatori seriali” venivano pagati tra i 50 e i 70 euro a partita, oltre al biglietto d’ingresso, per eseguire tali azioni. Episodi apparentemente minori, ma che in uno sport dove la componente mentale è decisiva possono cambiare il destino di un set o di un match.

Un problema strutturale per il tennis

Il caso Medkov dimostra come il fenomeno delle scommesse clandestine non sia più confinato ai circuiti ITF o Challenger, ma coinvolga ormai eventi di livello Masters 1000 e potenzialmente anche oltre. L’assenza di un diretto coinvolgimento dei giocatori di vertice, per ora, è un dato rassicurante, ma l’espansione del fenomeno impone nuove strategie di contrasto.

Limitare l’accesso agli stadi o controllare i cellulari degli spettatori non è praticabile senza violare la legge. Gli esperti suggeriscono quindi un’azione preventiva, con campagne di educazione e sensibilizzazione rivolte soprattutto ai giovani tennisti e agli appassionati, per evidenziare i rischi e l’illusione dei “soldi facili”.

L’ATP, già attiva su progetti di tutela e sostegno agli atleti, potrebbe estendere questi programmi al tema scommesse, per evitare che casi come quello di Medkov diventino una costante e proteggere l’integrità di uno sport che vive di merito, concentrazione e correttezza.

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