Australian Open 2023, Djokovic attende buone notizie, intanto arrivano buoni segnali.

MELBOURNE, AUSTRALIA - JANUARY 13: Novak Djokovic of Serbia looks on during a practice session ahead of the 2022 Australian Open at Melbourne Park on January 13, 2022 in Melbourne, Australia. (Photo by Graham Denholm/Getty Images)

Novak Djokovic riceve segnali positivi circa le sue possibilità di tornare in Australia nel prossimo mese di Gennaio per partecipare al primo Slam del 2023, mentre è ancora in attesa di conoscere il suo destino.

Quest’anno, alla vigilia dell’Australian Open, il passaporto di Djokovic è stato sospeso e l’ex numero 1 al mondo è stato espulso dal Paese, a causa del suo status di non vaccinato, ricevendo un ban che gli vieta di entrare in territorio australiano per tre anni, ma le cose per Nole potrebbero cambiare.

Innanzitutto in Primavera è cambiato il governo federale australiano e molte restrizioni contro il Covid-19 sono venute meno, inoltre nella giornata di Mercoledì il direttore del torneo Craig Tiley è tornato a parlare circa il prossimo Slam Down Under, rilasciando alcune dichiarazioni che possono interessare al nove volte campione.

“Siamo sulla buona strada per far tornare tutti i top players“, ha detto Tiley, toccando poi un argomento che riguarda più da vicino il caso di Djokovic: “Siamo in un momento diverso ora rispetto a dove eravamo nove mesi fa, penso che la situazione è molto diversa con le persone che viaggiano liberamente in giro per il mondo e speriamo di avere tutti i migliori giocatori qui a Gennaio”.

Nole ha brevemente commentato la situazione durante la recente Laver Cup, non avendo però ancora ricevuto notizie in merito: “Sto aspettando notizie. Non è assolutamente nelle mie mani in questo momento. Spero di poter ricevere presto buone notizie”.

Quest’anno il serbo non ha potuto partecipare a molteplici tornei, a causa delle regole di molti Stati che gli impediscono di entrare nel Paese, di cui ultimo lo US Open, come tutti gli altri tornei disputati negli States. Inutili in questo senso le richieste ufficiali di esenzione che erano state portate a Biden da parte di due membri del Congresso.

 

 

 

 

 

 

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