Cosa ci ha lasciato il Challenger di Genova

Cosa ci ha lasciato il Challenger di Genova

Tra la scoperta Davidovich Fokina e la conferma di Sonego, 6 pensieri che fanno capire molto sul futuro del tennis italiano e non solo.

di Filippo Gallino, @Pheeling7

L’AON Open Challenger di Genova è senza dubbio il miglior torneo italiano di categoria e, con le dovute cautele, l’entry list di quest’anno poteva fare invidia a qualche ATP 250. Anche nel 2019 la competizione non è mancata, e ci ha dato chiari segnali in ottica futura.

SONEGO CI SARÀ – Prima di tutto, non evitiamolo, facciamo gli italiani (oggi è sacrosanto farlo): Lorenzo Sonego è un combattente nato e occuperà in maniera fissa e costante la lista dei primi 40 giocatori del mondo molto presto. Ha giocato un torneo da vero veterano, come abbiamo già detto, difendendo il titolo vinto lo scorso anno con l’esperienza dei grandi giocatori. Paura di nessuno, mai, sempre fiducioso nei propri mezzi e convinto di poter vincere ogni partita: è questo che colpisce del classe 1995 di Torino, che in campo lascia sempre l’anima. Il percorso che ha fatto non è stato proprio facile: Hanfmann al primo turno, Vesely al secondo, Travaglia ai quarti, Andreozzi in semifinale e, per finire, Alejandro Davidovich Fokina in finale. Sonego ha percorso una strada netta, già disegnata da lui in precedenza, vincendo con dovizia, attenzione e grande lucidità un torneo che ha rischiato di perdere sia al secondo turno che in finale. Lorenzo Sonego ci sarà, sempre, e ci trascinerà.

ALEJANDRO, CHE GIOCATORE! – Non smetterò mai di dirlo. Alejandro Davidovich Fokina è un fenomeno. Ma di quelli veri, che spingono, che non hanno paura di osare. Anche rischiando di perdere. Lo spagnolo, nato a Malaga nel 1999, ha giocato un torneo stellare, senza avere mai la minima paura di sbagliare e di avere meno esperienza dell’avversario. Ha combattuto con un big server come Viktor Galovic offrendo una prestazione in risposta ai limiti della perfezione, ha rimontato due avversari suoi connazionali ben più in alto di lui in classifica come Jaume Munar e Albert Ramos-Vinolas e perso al terzo con un Sonego mai domo. Un percorso sensazionale, considerando le premesse di questo torneo e gli avversari incontrati. Questo risultato va a sommarsi alla finale nel Challenger di Stettino dello scorso anno, alla semifinale nell’ATP 250 di Estoril di maggio e alla semifinale nel Challenger di Maiorca qualche settimana fa. Questione di tempo, Davidovich arriverà.

CECK, PAUSA NECESSARIA – Sorpresa negativa dell’AON Open Challenger 2019 è stato sicuramente Marco Cecchinato. Dopo un anno da incubo, in cui non ha trovato mai continuità e risultati importanti dopo il trionfo a Buenos Aires, l’occasione di Genova sembrava giusta per rilanciarsi in un contesto di livello, trovando magari quella fiducia necessaria per ripartire e scacciare di dosso le paure. Invece non è stato così: contro l’abbordabile Federico Coria, fratellino del più celebre Guillermo, Ceck non ha mai trovato serenità. Sconfitta in tre set condita da nervosismi, gratuiti, agitazione e battibecchi con l’arbitro non necessari. La sua condizione mentale non è minimamente stabile, non trova più il suo tennis, l’impressione è che debba prendersi una pausa lunga, che gli serva per capire cosa vuole fare.

VUOI COMPETERE? VIENI A GENOVA – Chiunque, compreso il sottoscritto, abbia passeggiato per i campi del Circolo Valletta Cambiaso durante il Challenger settembrino, non ha potuto non essere sorpreso positivamente dal livello altissimo di questo torneo. La cornice della città, mista al contesto unico della competizione genovese, permette a molti giocatori fra i primi 100 di poter giocare in serenità contro giocatori forti in vista degli appuntamenti più importanti di fine stagione e di lottare per un ricchissimo montepremi. Ed ecco che tennisti del calibro di Philipp Kohlschreiber, Marco Cecchinato, Albert Ramos, Lorenzo Sonego e cosi via, giocano e fanno salire le virgolette intorno alla parola Challenger.

SPERANZE AZZURRE – L’edizione 2019 del torneo ha anche dato grandi speranze per quanto riguarda il movimento italiano. Oltre al pluricelebrato Sonego, vincitore due anni di fila, quest’anno hanno fatto grandi percorsi Filippo Baldi (vincitore contro Rudolf Molleker e Roberto Carballes Baena) e Gianluca Mager, spintosi fino al terzo turno dopo la prestigiosa vittoria con Salvatore Caruso. Autori di un grande cammino di crescita dalla scorsa estate in poi, questo torneo potrà finalmente dargli la giusta carica e motivazione necessarie per fare il salto definitivo e sognare la top 100. Menzione speciale per il baby Giulio Zeppieri, sempre più in crescendo, che ha onorato al massimo la wild card concessagli dall’organizzazione: battuti Nagal e Giustino, è servito un grande Stefano Travaglia per fermare la sua corsa.

MUSETTI, QUASI – E infine Lorenzo Musetti, speranza del tennis azzurro assieme a Jannik Sinner e al già citato Zeppieri. Questo ragazzo classe 2002, ormai ligure d’adozione, ha sconfitto sonoramente Filip Horansky al primo turno (finalista in due Challenger nel 2019) e impegnato per un’ora e mezza un certo Philipp Kohlschreiber, regalando attimi di grande tennis in sessione serale. L’esperienza manca ancora, la furbizia e la caparbietà anche, oltre ad una ovvia – e ci mancherebbe non fosse così – inferiorità dal punto di vista fisico. Ma il talento è unico: quel rovescio così naturale e quella varietà nei colpi non sono passati inosservati. Il golden boy, premiato con il Premio Calissano come tennista che si è messo maggiormente in luce durante il torneo, si farà e ce lo godremo alla grande.

Lasciare una delle cornici tennistiche più belle d’Italia porta con sé un po’ di malinconia. Ma la consapevolezza di aver fatto parte del miglior Challenger italiano e del secondo torneo più importante del paese è qualcosa di grande. Arrivederci al prossimo anno.

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