I challenger, una palude senza uscita

Il circuito challenger assomiglia ad una grande palude da cui non sempre si riesce ad uscire, e chi lo fa spesso impiega tempo prima di trovare la via che porta ai tornei ATP. Ultimamente la sensazione è che il livello dei challenger sia talmente alto che forse è più competitivo del circuito maggiore. Un esempio lampante di ciò sono i tornei ATP di questa settimana che presentano nelle fasi finali alcuni abituali frequentatori dei challenger.

La spiegazione di ciò potrebbe trovarsi nella difficoltà per alcuni giocatori di scalare la classifica grazie solo ai tornei minori: nei challenger i punti in caso di sconfitta anticipata si possono contare sulle dita di una mano, e mantenere un livello alto per diverse settimane di fila non è facile. Un’altra motivazione a questa maggiore qualità nel circuito minore è da ricercare nella maggiore diffusione del tennis nel mondo, con tornei sparsi in quasi tutto il mondo e la possibilità di giocare nella maggior parte delle settimane sulla superficie che più si adatta al proprio gioco.


Ma come si esce da questa palude? Non esiste una ricetta per emergere, bensì ci sono molteplici strade da perseguire:

Sicuramente uscire dalla palude dei challenger è un percorso tortuoso e complicato, ed avere la continuità per conquistare i punti necessari non è da tutti, ma quello dei circuiti minori rimane un percorso meritocratico e alla fine i più forti riescono ad emergere.

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