165 tennisti italiani potranno allenarsi anche con il “coprifuoco”

165 tennisti italiani potranno allenarsi anche con il “coprifuoco”

La FIT ha diramato l’elenco dei tennisti che potranno regolarmente allenarsi, nonostante il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo.

di Redazione Tennis Circus

Di Thomas Scarinzi

Come è possibile che 165 atleti possano continuare ad allenarsi, nonostante il decreto del Premier Conte? Come riporta il decreto del 9 marzo stesso nell’articolo 1 punto 3: “Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali”.

Quindi la Federazione Italiana Tennis si è adeguata, stilando la lista dei propri tesserati che potranno continuare regolarmente ad allenarsi. I tesserati considerati “di interesse nazionale”, sono risultati 165 appunto, dei quali fanno parte i giocatori che nella classifica ATP risultano nei primi 600 più i professionisti under 20, le giocatrici nella top 500 WTA più le professioniste under 18, completati da atleti junior.

Ci si potrebbe chiedere, dunque, se ha senso includere nella lista così tanti atleti, soprattutto considerando che i professionisti sono “solo” 72 (46 uomini e 26 donne). Oppure ci si potrebbe chiedere, qual è il rischio effettivo che qualcuno di loro contragga il virus, magari in maniera asintomatica, per poi trasmetterlo ai propri allenatori, genitori e compagni. Il decreto risponde anche a questo: “le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano”. Quindi, ogni associazione che permetterà al proprio atleta di allenarsi sarà costretta, come è giusto che sia, ad effettuare dei controlli per prevenire la diffusione del virus.

Probabilmente non era necessario concedere a così tanti atleti questo “passepartout”, perché se si considerano tutte le discipline sportive, si rischiano di raggiungere decine di migliaia di atleti che possono continuare gli allenamenti e quindi rischiare di contrarre il virus e trasmetterlo a loro volta. D’altra parte, è anche vero che per gli atleti professionisti lo sport è un lavoro. In generale, non è importante quanti giocatori potranno allenarsi, ma quanti lo faranno rispettando appieno le regole del già tanto citato decreto, perché bisogna davvero fermare questa epidemia.

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