Alcune statistiche dei top 50 Atp nel 2015

Ebbene sì. Per qualche strana combinazione del contrappasso tennistico mi capita di dovervi parlare di statistiche del nostro beneamato sport. È bene che voi sappiate subito, giusto per sgombrare il campo da dubbi ed equivoci che non solo il vostro scriba detesta la statistiche, ma che, soprattutto, è fermamente convinto che la statistica nel suo complesso sia quella scienza per la quale se il sottoscritto ha mangiato una mela e Djokovic no, avremo mangiato una mezza mela a testa (io e il serbo intendo).

Fatta questa doverosa premessa andiamo a spulciare una statistica piuttosto completa che il sito Tennis Abstract ha reso note, su un campione di tempo (ecco, vedete?) riferito ai primi 7 mesi del 2015 (fino al 20 luglio), in riferimento ai primi 50 giocatori della classifica ATP che abbiano giocato almeno 21 partite. Non chiedetemi di più circa la campionatura, piuttosto addentriamoci nella lettura dei dati e proviamo a dire qualcosa in proposito.

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Iniziamo dal servizio e subito “in alto i cuori!!!”. Indovinate chi è il giocatore che perde più spesso i suoi games di battuta tra i top 50? Ma il nostro beneamato Fabio Fognini, chi altri? La statistica che riguarda il nostro giocatore è tutt’altro che benevola, perché non si limita solo a questo dato, ma si completa con numeri da fondo per le voci “numero di punti persi al servizio, numero di palle break concesse, media dei break presi per partita”. Insomma, quando facciamo una cosa, la facciamo bene.

In compenso, dall’altra parte dell’Adriatico il re indiscusso di questa categoria è Ivone Karlovic, per il quale, sappiatelo, il 25.5 % delle volte che lancia la pallina c’è la possibilità di mettere a segno un ace. E anche qui, forse, questa notiziuola la potevamo immaginare. Sempre a proposito di servizi formidabili Milos Raonic è il giocatore che ha la miglior percentuale di partite vinte senza mai perdere il servizio (ma no!).

Indovinate ora,  chi fa più aces? Pensavate a Cuevas eh? Ammettelo, invece no, vi sorprenderà sapere che i giocatori che mettono a segno più aces sono John Isner e Ivo Karlovic. Capitan Ovvio docet. Tra i top ten, gli unici a stare in questa classifica tra i primi dieci sono Raonic (aridaje) e Federer.

Quanto alla risposta anche qui in arrivo altra carrettata di ovvietà. I giocatori che riescono a tirar fuori le migliori percentuali di redditività con questo fondamentale sono David Ferrer, Rafael Nadal, Andy Murray, Novak Djokovic e Gilles Simon. Alzi la mano ora che ha pensato anche ad uno solo di questi giocatori, su!

Così, giusto per il gusto di farci stupire ancora, diamo un’occhiata alle posizioni più basse. E chi troviamo? Isner, Karlovic, Raonic, in ordine inverso ovviamente.

Leggendo passim questa monumentale statistica troviamo un dato che conferma a chi scrive quanto il poco talento, se supportato da strategie oculate nella scelta del tornei e se baciato dalla buona sorte, conti in questo sport. Andrian Mannarino, che è tra i top 50 (lo ricordo a me stesso prima che voi, cari lettori, e fatico a farmene una ragione) è il giocatore che ha la media più alta relativamente alla classica dei suoi avversari in questi primi 7 mesi del 2015: 122. Ha cioè affrontato in media giocatori che hanno questa classifica.

Un indicatore interessante che ci dice come un giocatore che una new entry tra i top 50, ha ovviamente avuto occasione di affrontare giocatori con classifica più bassa, mentre un top 10 per forse di cose raramente ha incontrato giocatori fuori dai primi 50. Ma anche qui, il dato è molto ricco di variabili: tornei scelti, sorteggi, ecc.

Un dato interessante è la capacità di conversione della palle break. In questo è maestro il buon Marin Cilic, che converte poco più delle occasioni che riesce a procurarsi (52.4 %), seguito a piccola distanza dal Gilles Simon, coerentemente con gli ottimi dati ottenuti in risposta, che è poi la causa di ogni buona palla break che si rispetti (a meno che non serva Fognini, ops…).

In conclusione, e con la pazienza che gli amanti delle statistiche, tecnici in primis, ci vorranno riservare per queste facezie, dobbiamo dire che questo gioco è così complesso da permettere a giocatori che non sono in testa a nessuna di queste classifiche di dominare la scena (Djokovic, Federer, giusto per citare i primi due). Segno che alle leggi dei numeri, che hanno la loro valenza, lo sappiamo bene, si riesce comunque a sfuggire per quel quid di imprevedibilità che il gioco riserva al talento, alla fortuna, ma anche alla capacità di leggere le partite, di portarle su binari irrazionali o inaspettati.

Insomma, i numeri dicono tanto, ma non tutto. E meno male.

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