Alexander Bublik: la Russia, Shakespeare ed il tennis

Il 23enne tennista russo, naturalizzato kazako ha ottenuto a Parigi la sua prima vittoria contro un top ten. Spiccata intelligenza tattica, un braccio raffinato e tanto istinto: “perché se pensi troppo” dice lui, “finisci per perdere”.

di Lorenza Paolucci, @1987_Lorenza

Alexander Bublik è uno tennisti più atipici del circuito ATP, a partire da quel suo servizio eseguito da sotto che non è più esclusiva dell’azzurra Sara Errani e con il quale ha battuto a colpi di Ace Gael Monfils, primo top ten sconfitto in carriera.

La sua corsa al Roland Garros si è fermata al secondo turno contro il nostro Lorenzo Sonego che lo ha regolato in tre set ma è lecito pensare che in futuro Alexander ci regalerà momenti memorabili.

DALLA RUSSIA (CON FURORE) AL KAZAKISTAN   Bublik ha ventitrè anni ed anche se gioca per i colori del Kazakistan in realtà è russo, ama i party (come tutti i russi dice lui) ed il suo cocktail preferito è appunto il white russian.

Nel 2016 decise di naturalizzarsi kazako con la madre patria che si disperava per aver perso un talento del genere, figlio dell’ ennesimo scippo del vicino Kazakistan la cui federazione da tempo ha sposato la filosofia di “ingaggiare” giocatori di paesi limitrofi in cambio di sostanziali aiuti economici agli stessi. In questo modo la nazionale kazaka è riuscita ad allestire una bella squadra per la Coppa Davis che anni fa ha addirittura sfiorato la semifinale rischiando lo sgambetto alla Serbia di Novak Djokovic.

Alexsander avrebbe tutto per diventare un campione ma il suo è un tennis troppo incostante, rischioso, irrazionale e per questo anche molto spettacolare. Non ti regala mai una partita uguale alla precedente: “sono un giocatore d’azzardo, quando tiro a tutta una seconda di servizio sulla parità, sento la paura, sento il gioco, mi sento bene”. Di diverso da tutti i suoi colleghi non ha solo il gioco o il servizio ma anche il modo di vivere e vedere il tennis: “ E’ un gioco. Niente di più. Non pretendo di parlare per tutti, intendiamoci. Certo, si può anche arrivare ad un punto in cui in ballo ci sono un sacco di soldi, e quindi puoi guadagnare molto e viverci, ma alla fine essenzialmente resta un gioco che mi piace giocare. Bisogna avere obiettivi, ma non essere ambizioso, perché se sei ambizioso e poi non hai successo vai fuori di testa.”

UNA PASSIONE PER IL BAKSET E PER SHAKESPEARE  Il tennis è il suo sport preferito ma nel tempo libero ama praticare anche il basket, aiutato dai suoi quasi due metri di altezza (1, 98 cm) ed allenare la mente leggendo i libri di Goethe, Shakespeare e Orwell.

Alexander non sembra avere per il proprio lavoro l’abnegazione tipica di chi vuol diventare un campione, vive il tennis come una gioia e non come un’ossessione. Non è detto però che questa sua filosofia non possa portarlo in alto, troppo spesso pressioni ed aspettative hanno spezzato carriere che sembravano destinate verso orizzonti luminosi.

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