Un passato da enfant prodige e un presente da guerriero silenzioso
Bernard Tomic torna a far parlare di sé. Dopo anni passati lontano dai riflettori e dai palcoscenici del tennis che conta, il 32enne australiano ha centrato un risultato che per molti potrebbe sembrare modesto, ma che per lui rappresenta un passo decisivo verso un obiettivo dichiarato: il ritorno tra i primi 100 del mondo. Un traguardo che per Tomic non è solo sportivo, ma anche personale. “Se torno tra i primi 100, posso ritirarmi felice e senza sensi di colpa”, ha dichiarato recentemente in un’intervista, spiegando come il tennis resti oggi la sua unica vera ancora.
Il successo al primo turno dell’ATP 250 di Maiorca contro il connazionale Rinky Hijikata (n.88 del mondo), dopo aver superato le qualificazioni, ha rotto un digiuno che durava da più di quattro anni. Non vinceva un match in un tabellone principale del circuito maggiore dal 2021, quando si impose su Sugita agli Australian Open. E per trovare una vittoria simile in un torneo ATP non Slam, bisogna risalire addirittura al luglio 2019 ad Atlanta.
Dall’oblio ai riflettori di Maiorca
Il percorso recente di Tomic è stato tutt’altro che lineare. Dopo essere sprofondato oltre la posizione 800 del ranking ATP nel 2022, ha ricominciato a scalare la classifica giocando tornei ITF e Challenger, spesso in location sperdute, con pochi spettatori e premi ridotti. Eppure, non ha mollato. Lontano anni luce dai quarti di finale di Wimbledon raggiunti a 19 anni nel 2011 o dal best ranking di numero 17 del mondo ottenuto nel 2016, Tomic oggi è un giocatore diverso. Meno esplosivo, forse, ma più consapevole.
“Ora che ho 32 anni, giocare mi fornisce uno scopo. Senza il tennis, non so cosa farei. È l’unica cosa in cui sono bravo, lo sono da quasi trent’anni”, ha spiegato con onestà. Un’autoconsapevolezza che stride con l’immagine del giovane ribelle e arrogante che lo aveva reso un personaggio divisivo nel mondo del tennis.
Una carriera tra luci, ombre e polemiche
Tomic non è mai stato un tennista convenzionale. Figlio di un padre-allenatore particolarmente esigente, ha spesso avuto rapporti conflittuali con l’ambiente tennistico, i media e persino con i tifosi. Problemi fisici ricorrenti e un’attitudine discutibile lo hanno allontanato dai vertici del circuito, così come alcune vicende extra-sportive. Tra le più recenti, l’inchiesta ancora aperta in Australia su presunte partite truccate tra il 2021 e il 2022, durante le quali alcune sue partite hanno registrato flussi anomali di scommesse.
Nonostante tutto, Tomic è sempre tornato. “Non sono più nel mio prime, ma sento di poter giocare ancora decentemente. È per questo che mi sto sfidando a tornare lì ancora una volta”, ha detto. E il risultato di Maiorca sembra dargli ragione: con i punti conquistati, ha scalato 35 posizioni nella classifica live, attestandosi virtualmente al numero 213. Ne mancano 113 per arrivare all’obiettivo dichiarato e poter dire addio con dignità al tennis professionistico.
Un finale in cerca di redenzione
Quella di Bernard Tomic è la storia di un talento irregolare, spesso criticato e sottovalutato, ma capace di mostrare una resilienza che pochi avrebbero previsto. Tornare nei primi 100 a 32 anni, dopo essere stato dato per finito più volte, sarebbe il lieto fine perfetto per una carriera tormentata. Non una rivincita su chi lo ha criticato, ma su se stesso. Per dimostrare che, anche quando sembra tutto perduto, c’è sempre spazio per un ultimo capitolo.


