DIAMO A STAN QUEL CHE E’ DI STAN!

E’ passato un giorno, ma il ricordo di quel che è successo ieri a Melbourne è sempre vivo. Stanislas Wawrinka è entrato nell’Olimpo del Tennis, è finalmente riuscito a vincere un torneo importante, un torneo dello Slam.

Finalmente, appunto. Stan è riuscito a togliersi di dosso l’etichetta di eterno secondo, di eterno perdente. E non è cosa da poco. Tuttavia, ad alcuni questo non basta. Tutta l’opinione pubblica, addetti ai lavori, etc. ha messo in risalto come non abbia vinto Wawrinka, ma semplicemente Nadal si è infortunato, Nadal ha avuto problemi alla schiena, Nadal ha lottato, Nadal ha resistito… Nadal ovunque, ma Stan ?

Stan ha vinto ed ha vinto per un semplice motivo: è stato il migliore. Senza se e senza ma. Lo svizzero è riuscito a eliminare Djokovic, il favorito numero uno del torneo, imbattuto da tre edizioni dell’Australian Open, al termine di una battaglia epica, come l’anno precedente, portando a termine un percorso iniziato tempo fa, a fianco di coach Norman, uno che sa come rendere grandi i giocatori. Wawrinka ha vinto, da protagonista. Ma ancora una volta, la scena se l’è presa Rafael Nadal. Lui e il suo problema alla schiena sono sulla bocca di tutti, più della vittoria del bravo Stan. Si parla più di come avrebbe potuto andare senza l’inconveniente occorso all’iberico, del fatto che Wawrinka è stato fortunato, graziato dalla sorte per l’infortunio dello spagnolo, ma non si pensa ad un semplice particolare. Wawrinka ha battuto Djokovic, dato da tutti come favoritissimo del torneo e in gran forma. Perché non avrebbe potuto ripetersi con Nadal?

Non si sa di preciso quando abbia risentito del problema alla schiena il numero uno del mondo, ma una cosa è certa. “IronStan” il primo set lo ha dominato. Un rovescio perfetto, un servizio non troppo potente, ma abbastanza incisivo. La capacità di cambiare gioco, l’imprevedibilità assoluta di un campione vero, di un normale giocatore che è entrato in campo nella sua prima finale di uno Slam con la mentalità da campione, senza remore, perchè sapeva anche lui che questa era la sua occasione. Ne era consapevole, perchè Wawrinka è entrato in campo giocandosi tutto, nonostante fosse all’esordio e davanti avesse un 12 volte vincitore di Slam, non uno qualsiasi…

A guardarla in televisione, sembra che Nadal abbia cominciato a patire all’inizio del secondo parziale, quindi, a confermare le nostre tesi, nel primo set Wawrinka ha meritato tutto quanto, con un Nadal che non sarà stato al 100%, ma non era molto distante. Paradossalmente, Stan ha avuto più difficoltà quando si è trovato di fronte un giocatore diverso, che serviva a malapena a 120 chilometri orari, perché non sapeva come comportarsi.

Wawrinka è andato in confusione, ha perso il terzo parziale, ma non ha buttato via il match. Perchè lo svizzero è cambiato. Tempo fa, siamo sicuri, quella finale l’avrebbe persa. Ieri invece l’ha vinta. Proprio per i motivi sopra elencati non riesco, personalmente, ad accettare che non venga dato a Wawrinka il merito che deve ricevere. Nadal, da personaggio, da maestro, ancora una volta, involontariamente, è riuscito ad attirare l’attenzione su sé stesso, anche nella sconfitta. Il suo problema ha messo in secondo piano Wawrinka e il suo immenso torneo. Per quale motivo? Per il semplice motivo che uno è un personaggio appunto, l’altro assolutamente no. Stanislas Wawrinka, i riflettori, li odia. Li ha sempre odiati.

Lui, il buon Stan, multietnico per eccellenza, è un tipo sulle sue, uno a cui interessa il suo lavoro, concentrato sul raggiungimento del proprio obiettivo, del proprio sogno, al quale della vita mondana, del gossip, dell’apparire, letteralmente, non frega proprio nulla. Da notare infatti la sua faccia quando al termine del match, gli è stato comunicato che avrebbe dovuto fare delle foto. Tutto un programma. Perchè Stan è così, ma non piace. La gente preferisce i “bellocci” alla Nadal, i signori alla Federer, o i “buontemponi” alla Djokovic. Lui, Stan, non appartiene a nessuna delle categorie elencate. Ogni volta che lo si vede, ci viene spontaneo chiederci se si sia appena svegliato, con quella barba mezza fatta e mezza no, che sembra quasi lo abbiano portato in campo mentre si stava rasando.

Lui, Stan, che non si può proprio dire sia un fuscello. Ben messo, diciamo. Lui, Stan, non è un personaggio da copertina, non lo sarà mai. Ma ci mette tanto di quel cuore quando gioca, quando sta in campo, che non può passare in secondo piano solo perchè il suo avversario in finale è più mediatico di lui e così via. Non è giusto. Dicevano di dare a Cesare quel che era di Cesare. Diamo a Stan quel che è di Stan. La ribalta. Il merito. I complimenti. La gloria. Nadal non si è ritirato ieri, ha continuato, quindi era in grado di andare avanti. Mettiamola così. Perchè non sarebbe giusto, come invece si continua a fare, sminuire Wawrinka, che non sarà un fenomeno, non sarà come già detto un personaggio, ma ha dedicato tutta la vita al tennis e questo successo va a coronare il lavoro di una vita e sarebbe corretto che avesse il giusto riconoscimento. Quindi, almeno noi, riconosciamo a Wawrinka i suoi meriti, enormi, perchè la finale di ieri, l’ha vinta lui, l’ha meritata lui…

Nient’altro. Grande Stan, un uomo prima di un tennista con una vita una vita da “gregario”; ma si sa, a volte, i gregari diventano capitani, basta che aspettino la loro occasione… Congratulazioni “Stan the man”, campione vero!

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