Diego Schwartzman: il piccolo terraiolo di Buenos Aires

L’Argentina. Paese di navigatori e fuoriclasse. Fenomeni che hanno lasciato il segno nella storia di ogni sport. Dalle zone povere di un paese non certo equilibrato e giusto in tutte le classi sociali, fino al tetto del mondo. L’Albiceleste ha provato questo privilegio in più discipline, dal calcio del Líder Máximo, Diego Armando Maradona, amico di quello vero, Fidel Castro, fino a Juan Martin del Potro che ha vissuto le tenebre dell’Inferno. Tutti campionissimi, genio e sregolatezza, che a modo loro, attraverso e proprie storie difficili e commoventi sono arrivati a toccare la vetta, come gli sportivi del XXI secolo come Lionel Messi, Manu Ginobili nel basket e David Nalbandian ancora nel tennis. Veri e propri fenomeni, con nuove generazioni pronte a riproporre quelle gesta, come Diego Sebastián Schwartzman, vincitore a Rio de Janeiro, nella terra del nemico…

“Gli argentini non sono prudenti. Mai stati.”

– Federico Buffa racconta Storie Mondiali

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Un popolo di sportivi, un paese che vive per lo sport, unica risorsa e sfogo per una nazione disagiata. Un insieme di imprudenti, come detto dal cantastorie Federico Buffa in Storie Mondiali, per raccontare di una popolazione che grazie al proprio istinto e alla propria genialità si contraddistinguono in tutto il mondo. L’ultimo rappresentante dell’Albiceleste, (biancoceleste per i colori della bandiera) è il classe 1992 Diego Sebastián Schwartzman, che ieri contro Fernando Verdasco ha vinto il secondo trofeo ATP personale, quello più importante per categoria, ATP 500, e per location: Rio de Janeiro, Brasile, in casa del nemico. Il talento di Buenos Aires è cresciuto tanto nell’ultimo periodo, riuscendo ad entrare nella top 20, #18 al mondo per la precisione, con il 6° posto nella Race to London. Due argentini tra i primi 20, con Diego, chiamato dai genitori in questo modo per via dell’idolo Diego Armando Maradona che di fatto provocò un incremento di nascite e battesimi con il nome de El Pibe, e Juan Martin Del Potro, 9 posizioni più avanti, al 9° posto, con il vincitore US Open 2009 ormai tornato a pieno ritmo che attende soltanto di alzare qualche trofeo. Diego ha vinto in Brasile il 2° titolo ATP, dopo quello vinto a maggio 2016 ad Istanbul su Grigor Dimitrov e le due finali perse in Belgio, ad Anversa, pareggiando dunque il confronto tra atti conclusivi vinti e persi. Una rivincita per l’argentino, che nel paese verdeoro non ha di certo vissuto le difficoltà più intense della sua vita…

PERSEVERANZA ARGENTINA- La vittoria in casa del rivale ha messo in mostra il carattere del terraiolo sudamericano, che nell’ultimo anno e mezzo è migliorato tanto, eguagliando la classifica dell’altro giocatore più basso di sempre nel circuito: il peruviano Jaime Yzaga, oggi capitano della nazionale con capitale Lima, alto 1,70 cm come “El Peque”, che era stato l’unico a raggiungere la seconda settimana di uno Slam, prima che fosse superato proprio da Dieguito, che da Maradona ne ha ereditato l’altezza. Schwartzman infatti, proprio come il classe ’67, ha raggiunto i quarti agli US Open: per l’argentino è il primo miglior piazzamento Major, lo scorso settembre, mentre l’altro l’ha raggiunto un mese fa a Melbourne, con il 4° turno degli Australian Open, confermando anche il buon feeling sul cemento. In confronto al peruviano, che raggiunse anche i quarti a Parigi, ha vinto meno in termini di trofei: infatti, Jaime, vinse ben 8 trofei, ritirandosi all’età di 30 anni; riuscirà Diego a superarlo? Intanto Diego è migliorato tanto: fa della corsa e della difesa i punti di forza, ma il servizio e sotto rete è migliorato tanto. Ma anche i punti spettacolari sono il suo mantra, dietro la schiena, tweener e palle corte, che fanno di Don Diegue uno dei migliori interpreti sulla terra rossa, dove ha positivo di 316 match vinti contro 165 persi: dopo il miglior torneo della carriera a Rio, dove non ha perso alcun set, il proseguo della stagione promette bene, in vista soprattutto della primavera rossa.

Il talento argentino spesso ha fatto bei punti, che lo rendono un atipico lottatore terraiolo, che lotta e inventa alla stessa materia, lui, che è stato allenato da Pico Monaco e Maximo Gonzalez. Diego però ha sofferto soprattutto da giovane, quando a 13 anni venne a sapere che non avrebbe superato più di un 1,70 cm, continuando a giocare solo grazie alla spinta della madre. Diego, che come tutti gli argentini voleva diventare un calciatore, sarebbe potuto diventare un calciatore, sulle orme dell’idolo Juan Roman Riquelme cresciuto con il Club Social Parque, dove Diego tra gli otto e i dieci anni avrebbe potuto trovare la fortuna. Poi, il talento tennistico, continuando a giocare nonostante i problemi fisici, soprattutto per quanto riguarda l’altezza, e quelli economici, in seguito alla chiusura della fabbrica dei genitori dopo i fasti economici degli anni ’90. La trovata dei braccialetti colorati delle squadre di calcio è stata la salvezza per le trasferte del classe ’92. 

VITTORIA- Diego Schwartzman in carriera ha vinto 17 titoli, di cui 7 Futures con ben 10 finali perse nel circuito, 8 Challenger con altre 11 finali perse e i due trofei ATP con altrettante sconfitte in finale ad Anversa: su quale superficie? Semplice: terra rossa, eccetto il cemento belga. Una continuità e rendimento pazzesco sulla terra battuta che fanno dell’argentino uno dei più promettenti del circuito, che nel 2018 è atteso da un importante maturità, partendo magari proprio da Acapulco, dove sfiderà nuovamente Fernando Verdasco. Già, proprio lui: lo spagnolo è stato battuto da Diego 6-2 6-3, in un match in cui il giustiziere di Fabio Fognini, che ripartirà da San Paolo, ha subito il colpo della stanchezza del torneo, battendo sfavorito dunque anche in Messico. Il talento argentino ha battuto lo spagnolo dopo un torneo fantastico, il migliore in carriera, per gioco espresso e forma fisica, senza perdere alcun set: battuto Casper Ruud, con ritiro, al primo turno, Federico Delbonis e Gael Monfils sono stati silurati come il veterano Nicolas Jarry. Proprio Schwartzman si è rifatto contro i brasiliani, vincendo in casa del nemico, che ha ben accolto Diego, amichevole e simpatico al momento della premiazione con Gustavo Kuerten. “El Peque”, ormai il 2° tennista argentino più amato dopo delPo, ha una certa popolarità, come alla Bombonera dove probabilmente non potrà più accedere per la celebrità, nonostante un torneo non eccelso a Buenos Aires, dove manca la vittoria di un argentino dal 2008: l’ultimo fu David Nalbandian. Al Jockey Club si è rifatto, superando le avversità del tempo, dell’uscita ai quarti in casa e del calcio in faccia subito da Dominic Thiem in Argentina in occasione di un match di calcio-tennis. 

FUTURO- Dopo il successo a Rio, ora arriva il percorso che lo dovrebbe portare alla completa maturazione: i risultati più importanti della carriera sono giunti sulla terra battuta, ma allo stesso modo anche sul cemento ha sempre ben figurato. Ora Acapulco, in un match che lo potrebbe vedere contro un big server americano, prima di un grande match-derby con Del Potro o l’amico Thiem. Step by step, poi gli States sul cemento, prima della sua superficie preferita: la primavera rossaDiego Sebastián Schwartzman: il piccolo terraiolo di Buenos Aires.

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