Fab Four contro Next Gen

Abbiamo già assistito ai primi round del contrasto generazionale. Il panorama odierno è ancora diviso fra vecchie glorie e giovani rampanti.

di Riccardo Artuso, @i2icky98

UN ANNO CONTRO PRONOSTICO – Andy Murray era il grande favorito di quest’anno, dopo aver finalmente spezzato il tabù del numero 2 e aver concluso la stagione 2016 con un filotto notevole, ma ha fatto registrare un calo decisamente inaspettato, raccogliendo upset da giocatori pericolosi ma certamente contro ogni pronostico. Finale a Doha, sedicesimi a Melbourne, vittoria a Dubai, semifinale a Barcellona e Roland Garros e quarti a Wimbledon sono il suo unico bottino, e non certo quello sperato. La sua crisi deve, in parte, le sue cause a un fattore tattico: abbiamo rivisto uno scozzese ostinato nella difesa anche quando aveva occasione di andare all’attacco. Tale difetto, cronico in Murray, aveva decretato la separazione da Amelie Mauresmo, sostituita al posto di coach da Ivan Lendl, con risultati immediati nel finale stagione dell’anno passato.

PER IL DOPO – Dopo un eventuale declino dello scozzese, dodici mesi fa l’ipotesi più probabile sembrava essere l’ascesa e l’affermazione di alcuni dei tanti giocatori che i quattro tiranni avevano costretto in disparte durante la loro dittatura: la “generazione di mezzo” dei vari Dimitrov, Raonic, Nishikori e soci o la Next Gen. Previsioni confermate solo in parte, perché oltre agli importanti trionfi di Zverev a Roma e Montreal e di Dimitrov a Cincinnati, la realtà ha visto soprattutto l’inarrestabile ritorno di Roger Federer e Rafa Nadal ai massimi livelli. Dopo questi avvenimenti è più difficile provare a fare delle previsioni per il futuro prossimo; ci aspettiamo che, finalmente, il nuovo avanzi, o ancora qualche anno di Roger-Rafa-Nole-Andy?

La NextGen al completo
La NextGen al completo

VECCHIA O NUOVA SCUOLA – I risultati che Federer e Nadal hanno ottenuto in questa stagione sono, sicuramente, straordinari e sono stati conseguiti con una qualità di gioco degna delle loro migliori versioni. Considerato, però, che le vittorie di Rafa sono arrivate soltanto sulla terra battuta, e che dopo di esse ha raccolto solo piazzamenti (anche buoni, nel caso dei primi mesi dell’anno) viene da chiedersi se il re della terra sia seriamente in grado di ambire a un titolo fuori dai limiti del suo regno, viste anche le paralisi che lo attanagliano nei momenti chiave dei match (vedansi le recenti sconfitte con Kyrgios e Shapovalov). Quanto a Roger, il dolore accusato alla schiena nella finale in Canada ha già provveduto a dare qualche preoccupazione ai suoi fan. Per questi motivi e per i già noti motivi anagrafici, trovo difficile che lo spagnolo e lo svizzero continuino ancora a lungo nel loro stabilire sempre nuovi record.
Simile è la situazione di Murray, fermo per problemi al gomito, e di Djokovic. All’alba dei 30 anni e nel bel mezzo di una crisi di risultati, sembra che Nole stia tentando la strada dello stop agonistico come gli altri due prima di lui: così cerca di ritrovare la cattiveria che lo ha caratterizzato in passato.

In questo momento si trovano al centro dell’attenzione i giovani: la finale dell’altro ieri in Ohio ha regalato a Dimitrov il primo trionfo in un Master 1000 e a Kyrgios un risultato che può significare molto per una maturazione futura (possono essere interpretate positivamente le sue dichiarazioni a fine partita: “Grazie a Dimitrov adesso mi diverto a giocare a tennis”.

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