Fognini, che succede?

E’ finito male e anzitempo l’Australian Open di Fabio Fognini. Il tennista ligure è stato sconfitto in quattro set (4-6,6-2, 6-3, 6-4) dal modesto colombiano Alejandro Gonzalez (numero 107 del mondo).

La partita, all’inizio, sembrava prendere il giusto ritmo per l’italiano, che ha portato a casa il primo set col punteggio di 6-4 e con una certa disinvoltura. Nel secondo set, Fognini ha iniziato a denunciare una certa insofferenza per il vento; sul 2-1 per il colombiano, ha perso il servizio a 15 e così tra una racchetta che vola (la prima del match dopo sessantacinque minuti di gioco) e qualche monologo di troppo, il ligure non è più riuscito a rientrare in partita.

Alla fine dell’incontro saranno ben 77 gli errori non forzati di Fabio. Per intenderci, considerati i 37 game di gioco: è come se avesse iniziato ogni game in svantaggio 0-30, e tre game addirittura 0-40. Così diventa difficile per chiunque. Il rammarico aumenta se si pensa che l’avversario durante la partita, aveva confermato, in un certo senso, il suo valore di classifica. A Fognini per vincere, sarebbe bastato mettere sotto pressione il colombiano, prendere le redini del gioco. Impresa, questa, tutt’altro che impossibile, dato il gioco piatto e prevedibile di  Gonzalez, alla seconda apparizione in carriera al caldo di Melbourne.

L’eliminazione di Fognini contro il colombiano, porta con sé un ulteriore rammarico: Fabio qui difendeva gli Ottavi di finale (4° turno) e questa débacle, gli costerà la certa uscita dalla top 20.

Ma davvero possiamo dire che questo risultato sia una sorpresa? Negli ultimi 15 incontri ufficiali disputati, il giocatore di Arma di Taggia ha ottenuto la miseria di due vittorie, a fronte di ben 13 sconfitte, che diventano 16 su 18 se aggiungiamo l’Hopman Cup, dove ha portato a casa tre sconfitte su tre.

Insomma, non esattamente quello che si definisce un “momento di forma”. Di più, c’è da dire che il cemento e il veloce in generale, non sono certo la sua casa. La sconfitta è parte integrante dello sport. La sconfitta senza combattere, no. E’ questo sicuramente l’aspetto che più fa storcere il naso di certe sconfitte di Fognini. Non tanto contro chi o con quale punteggio, ma il modo in cui lascia andare via certi punti, giocandoli con indolenza, quasi per combattere a suo modo una partita parallela dentro di sé.

fognini

Sia chiaro: ben venga nel circuito maschile un po’ di esuberanza in più. In un certo senso va anche bene che Fognini spacchi le racchette, attacchi l’arbitro di tanto in tanto (e chi le dimentica certe scene!); ma poi quando inizia lo scambio si deve tornare determinati e combattivi, pronti a giocarsi qualsiasi palla con la medesima intensità. Almeno fino al secondo rimbalzo.

La stagione sulla terra verrà inaugurata dal tradizionale appuntamento di Casablanca. Il torneo marocchino deve essere l’obiettivo su cui Fognini deve focalizzare il tentativo di ritrovare quella continuità, che gli permise di vincere il suo primo titolo a Stoccarda, e a ripetersi subito dopo nell’ ATP 500 di Amburgo.

Risultati questi, che permisero a Fabio di ritrovarsi numero 13 della classifica mondiale. A 27 anni è ancora nel pieno della sua carriera, può ripetere quel risultato e anche superarlo. Deve solo volerlo. Per poter raccontare un giorno, arrivati a questo punto, “…ma il meglio doveva ancora venire”.

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