Un addio da standing ovation
Forse non esiste palco migliore del Centre Court di Wimbledon per scrivere la parola “fine” a una carriera lunga 21 anni. Fabio Fognini, a 38 anni, ha messo in scena una delle sue performance più emozionanti proprio contro il campione in carica Carlos Alcaraz, tenendolo sotto scacco per oltre quattro ore in una battaglia che resterà nella memoria degli appassionati. Una standing ovation ha accompagnato l’uscita dal campo del veterano azzurro, visibilmente commosso. «Forse il modo migliore per salutare il tennis», ha detto lui stesso in conferenza stampa, lasciando intendere che quella, molto probabilmente, è stata la sua ultima partita da professionista.
Il sostegno discreto ma deciso di Flavia
A raccontare il lato più intimo e umano di questo possibile addio è stata Flavia Pennetta, moglie e compagna di vita di Fognini, che ha vissuto ogni momento dalla tribuna insieme ai loro tre figli. «È stato un momento bellissimo dopo una partita favolosa», ha detto l’ex campionessa dello US Open, oggi commentatrice Sky, che non ha nascosto l’orgoglio per il marito: «Ha ricevuto l’ovazione dello stadio, anche dai giovani campioni. È stato bello vedere in lui quello spirito e quella voglia di lottare».
Pennetta è convinta che Fabio abbia già maturato la decisione di smettere, anche se il passaggio dalla consapevolezza interiore all’annuncio ufficiale richiede tempo e coraggio: «Credo che dentro di sé lo sappia già. È sempre difficile chiudere una carriera che ti ha accompagnato per tutta la vita». Ma, assicura, «io lo sosterrò qualunque siano le sue scelte».
La maturazione di un “bad boy”
Fognini è sempre stato un personaggio controverso, capace di alternare lampi di genio a comportamenti sopra le righe. Non ha mai cercato di nascondere i propri difetti, anzi li ha spesso affrontati a viso aperto: «Gli errori fanno parte della vita. Non me ne vanto, non ne vado fiero. E, quando ho sbagliato, ne ho sempre pagato le conseguenze. Mai avuto sconti», ha dichiarato. E ancora: «In campo, a volte, sembrava che smettessi di esistere. Come se al mio posto arrivasse un altro, totalmente fuori controllo. Un nemico che mi sono portato dentro e che non sempre ho saputo tenere a bada».
Ma l’evoluzione personale è stata evidente, anche fuori dal campo. Flavia lo ha descritto come «un uomo paziente», qualità che forse non ha mai mostrato abbastanza durante i match, ma che invece riserva alla famiglia. «Gli uomini spesso sono immaturi, restano figli anche da adulti. Fabio, pur non essendone immune, è cresciuto tantissimo».
La coppia più bella del tennis
La loro storia d’amore è iniziata da un’amicizia e si è trasformata in una delle relazioni più solide e seguite del circuito. Il primo bacio a Barcellona, la romantica fuga in elicottero a Montecarlo, l’arrivo dei tre figli e una complicità che entrambi definiscono quasi telepatica: «Ci capiamo con uno sguardo», ha detto Fabio. «Ci siamo sempre detti tutto in faccia. Fabio è stato anche colui che mi ha dato la notizia più brutta della mia vita, la morte del nostro amico Luzzi», ha ricordato Flavia.
Ora che la carriera sul campo sembra giunta al termine, si apre un nuovo capitolo, forse da manager, come lascia intendere Fognini stesso. Ma se davvero quella contro Alcaraz sarà stata la sua ultima danza sull’erba londinese, avrà chiuso nel modo più poetico possibile: tra le lacrime, la sua famiglia e l’abbraccio commosso di tutto il tennis.
«Finire qui… Sognavo di chiudere davanti ai miei figli. In spogliatoio ho pianto. Posso dire di essere felice», ha confessato Fabio. E forse, per uno come lui, non c’è vittoria più grande.


