Marat Safin: “Nick Kyrgios? Deve essere un guerriero, non un intrattenitore”

L’ex campione russo dà una strigliata al giovane australiano: “Il tempo passa veloce e non ha più 18 anni. Gli anni volano, se non si sveglia ora, poi, a 35 anni si guarderà indietro e a quel punto ciò che doveva essere, è stato”. Christian Cavagna

di Christian Cavagna

Nick Kyrgios. Un nome, una garanzia. Uomo, tennista, personaggio: un mix esplosivo di indisciplina, talento e irriverenza. Giocatore capace di mettere in scena un vero e proprio show sul rettangolo di gioco, grazie all’estro dei suoi colpi di tennis, ma soprattutto grazie alla spregiudicatezza dei suoi colpi di testa, che fanno il giro del mondo e lo hanno reso una vera star, ma che purtroppo rischiano di oscurare del tutto il suo indubbio talento. Ha dimostrato in diverse occasioni di poter giocare un ottimo tennis, ma i suoi limiti sono ancora troppo opprimenti e lo scudo del talento non basta per potersi salvare dalle critiche, occorre un radicale cambiamento per diventare un vero sportivo, per diventare il grande tennista che molti hanno intravisto. Le continue multe, le sanzioni, le squalifiche, il comportamento antisportivo… il suo atteggiamento è diventato intollerabile, oltraggioso nei confronti di questo sport. La storiella del fenomeno che potrebbe tranquillamente entrare in top 10 se solo avesse un’altra testa non regge più. Nel tennis si ottiene ciò che si merita, ciò che si suda sul campo. Lui fino ad ora ha ottenuto poco, ma è poco solo se si tiene conto delle grandi aspettative se si avevano su di lui. Ma se pensassimo ad un giocatore spesso svogliato, poco motivato, irrispettoso verso gli avversari, l’arbitro, il pubblico e il tennis in generale; un giocatore che ha definito il tennis uno sport “noioso”, e che non fa mai mancare dichiarazioni al veleno, allora probabilmente i sei titoli vinti e la tredicesima posizione come best ranking rappresenterebbero il massimo possibile fin qui. Potrebbe non trattarsi di un talento inespresso, ma di un talento inesprimibile. Non una bomba che deve ancora esplodere, ma una bomba ormai implosa. Magari non sarà così, ma non escluderei questa interpretazione. Certo ha ancora qualche anno per dimostrare di essere davvero all’altezza delle aspettative, e tutti noi ci auguriamo che il ragazzaccio di Canberra si trasformi in un gentleman, ma deve partire tutto da lui. Riuscirà nell’impresa?

In questi giorni è tornato a parlare di lui l’ex tennista Marat Safin, numero uno del ranking tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001, due volte campione Slam (US Open 2000, Australian Open 2005). Giocatore potenzialmente micidiale; Pete Sampras di lui disse che avrebbe dominato il panorama tennistico negli anni a venire, poi i continui problemi fisici e disciplinari ostacolarono la sua scalata all’Olimpo dei grandi. Oggi, a 39 anni, con un recentissimo trascorso anche in politica e con molta più saggezza di quella vista in campo, vuole dare una strigliata all’australiano esortandolo definitivamente a concentrarsi solo sul campo e sul suo stile di gioco, perché presto sarà troppo tardi per capitalizzare la sua bravura. “Il tempo passa veloce e non ha più 18 anni. Gli anni volano, se non si sveglia ora, poi, a 35 anni si guarderà indietro e a quel punto ciò che doveva essere, è stato”. Queste le parole di Safin nei panni del vecchio saggio, che si sofferma poi sull’aspetto più delicato: “penso che cerchi di nascondere le sue incertezze scherzando. Deve affrontare la pressione ed essere un guerriero, non un intrattenitore. Penso che possa essere un grande guerriero; ha solo bisogno di combattere i momenti difficili e quando ci riuscirà potrebbe avere una grande carriera”. Safin lo sa bene che le difficoltà ti possono affossare e non è sempre facile superarle; ammette di aver avuto anche lui grossi problemi nel gestire il suo temperamento, per questo ci tiene a specificare di non voler giudicare il tennista australiano, e gli lancia un messaggio chiaro: “è difficile gestire la pressione, un sacco di persone intorno a te, ma questa è la vita e l’idea deve essere quella di fare sempre meno errori man mano che cresci”. Per questo ora l’indomabile Kyrgios sarebbe davanti ad un bivio della sua carriera, e non deve sbagliare strada. Secondo Safin i 6 mesi di condizionale imposti dall’ATP, in cui Kyrgios non potrà sgarrare, potrebbero rappresentare il giusto momento della svolta, il giusto momento per imparare a crescere e mettere finalmente tutti d’accordo. Ha 24 anni, ha un grande potenziale, ha tanta strada da poter fare, ma non ha più molte chance per fallire.

Christian Cavagna

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