MASTERS STORY – Sampras re di Hannover

Quella che segue è l’ottava parte del nostro lungo viaggio nella storia del Masters maschile, attualmente chiamato ATP Finals (a cui da quest’anno va aggiunto il nome dello sponsor, Nitto). Per farlo ci siamo documentati scorrendo le pagine del libro di Remo Borgatti “Il Masters – Storia del più atipico dei tornei” edito da Effepilibri, che ci ha gentilmente concesso di riportarne alcuni passaggi, che metteremo in grassetto e in corsivo. Per gli amanti di numeri e statistiche, a supporto e completamento del libro, l’autore tiene un blog all’indirizzo https://mastersatp.wordpress.com/ in cui potrete trovare tutto ciò che manca, per motivi di spazio, nel libro.

1996 – La Deutsche Messe di Hannover è la nuova casa del Masters. Sempre Germania, dunque, solo qualche centinaio di chilometri più a nord rispetto a Francoforte. “Stagione quanto mai incerta, quella che sta per terminare. Quattro diversi vincitori nelle prove del Grande Slam e un quinto, Agassi, che si è aggiudicato l’oro olimpico ad Atlanta denotano un sostanziale equilibrio; il Masters arriva dunque al momento giusto per sciogliere le riserve su chi sia, al di là del responso del ranking, il migliore del 1996.”

Dunque, è questa la situazione di partenza di un torneo che vede Sampras, Becker, Kafelnikov e Agassi in un gruppo; Chang, Ivanisevic, Muster e Krajicek nell’altro.Il campione in carica Becker arriva ad Hannover sulla scia delle vittorie conseguite a Vienna e Stoccarda e l’unico altro protagonista della stagione indoor, ovvero Enqvist, non si è qualificato. Boris punta a diventare il primo a laurearsi maestro in tre diverse città da quando il Masters ha una sede pressoché fissa e centra la semifinale dopo due soli turni. Lo accompagna Sampras, che batte Agassi al debutto prima che Andre sia costretto al ritiro e venga sostituito da Enqvist. Poi Pete si vendica di Kafelnikov (che l’aveva sconfitto al Roland Garros) e in semifinale trova Ivanisevic, primo nell’altro gruppo.

Il quarto semifinalista esce dalla sfida diretta tra Muster e Krajicek. “Entrambi hanno perso in precedenza da Ivanisevic e si sfidano alla maniera del dentro o fuori; chi vince arriverà secondo e avrà in regalo nientemeno che l’idolo di casa Boris Becker, proprio oggi ventinovenne.” Muster resiste un paio di set terminati al tie-break ma si arrende al terzo.

Le due semifinali sono incerte ma, nonostante la resistenza di Krajicek e Ivanisevic, saranno i favoriti a giocarsi il titolo. “Doveva essere Sampras contro Becker alla Deutsche Messe di Hannover e invece sembra Apollo Creed contro Rocky Balboa allo Spectrum di Filadelfia.” È proprio così e, sulle note di Gonna Fly Now il tedesco e lo statunitense si apprestano a disputare una delle più belle finali nella storia del torneo. Alla fine il padrone di casa confezionerà ben dodici punti in più ma la mancanza di aritmetica nel tennis fa sì che sia Pete Sampras ad applicare la regola che chi perde nel gruppo poi vince la finale: 3-6, 7-6, 7-6, 6-7, 6-4 lo score.

1997 – Il campione in carica Pete Sampras torna ad Hannover con l’obiettivo di emulare Ivan Lendl, l’ultimo maestro capace di confermarsi campione (successe nel biennio 1986/87) ma il suo debutto è scioccante in quanto perde con lo spagnolo Carlos Moya. Il numero 1 del mondo si riprende nei giorni successivi e centra ugualmente la semifinale battendo sia Rusedski che Rafter.

Nell’altro gruppo “Chang, favorito secondo i numeri, trova nella superficie relativamente lenta una buona alleata e, stando ai precedenti, deve temere più Bruguera (con il quale è 3-3) di Bjorkman (3-0) anche se l’uomo più in forma è il russo Kafelnikov, fresco vincitore a Mosca la domenica precedente.” Sarà proprio Yevgeny a vincere il gruppo mentre Chang perde lo spareggio con Bjorkman. Lo svedese è moderatamente ottimista alla vigilia della semifinale con Sampras (“Con lui sono 1-6 negli head-to-head e questo non suona molto bene, ma quest’anno l’ho già sconfitto sull’erba e anche gli altri incontri sono stati combattuti. Lui avrà pressione e tutto da perdere, io la consapevolezza che la distanza tra noi non è mai stata così corta”) invece la distanza è ancora troppo lunga e Pete vince in due partite senza storia.

L’altro finalista è Kafelnikov, che sembra in difficoltà con Moya ma nei due tie-break mostra di avere qualcosa in più. Il Masters, iniziato male, termina in gloria per Sampras che cede il servizio di apertura ma da quel momento non farà più sconti e alzerà il trofeo in cristallo ideato da uno scultore italiano. Per il quinto anno consecutivo Sampras chiude la stagione in vetta al ranking ATP, come Jimmy Connors.

1998 – Questa volta invece lo scopo di Sampras è superarlo, Connors. Tra lui e la sesta stagione consecutiva chiusa al primo posto della classifica mondiale c’è solo chi lo segue in graduatoria, ovvero Marcelo Rios. Il cileno è nel gruppo bianco insieme ad Agassi, Corretja e Tim Henman. Sampras invece ha Moya, Kucera e Kafelnikov quali compagni di round-robin.

Sarà un torneo azzoppato dalle rinunce iniziali di Rafter e Krajicek e a lavori in corso di Rios e Agassi. Tuttavia, sarà comunque un’edizione storica perché nessuno poteva immaginare che alla fine l’avrebbe spuntata Alex Corretja. Lo spagnolo conquista la semifinale battendo il connazionale Albert Costa nel match conclusivo del gruppo bianco. I forfait di Rios e Agassi hanno fatto sì che la classifica finale del gruppo sia composta di ben sei tennisti e a nulla vale che Rusedski, in campo al posto di Agassi, vinca entrambi i suoi incontri perché il regolamento, a parità di punti, premia chi ha giocato più partite e sia Henman (primo) che Corretja (secondo) sono scesi in campo tre volte.

Dall’altra parte Sampras non fa sconti e chiude il gruppo con sei set vinti e nemmeno uno perso. Alle sue spalle, “tra Moya e Kafelnikov c’è in palio la semifinale, da loro stessi disputata sempre qui un anno fa. In quell’occasione il russo si impose in due tie-break e disse che era stata soprattutto l’esperienza a fare la differenza. Ora però Moya non è più un debuttante e si vede.” Il maiorchino sbaglia meno e vince con un doppio 7-5.

Moya si trova indietro di un break nel terzo set contro Henman ma riesce a risalire la china ed entra in finale dove lo raggiunge, clamorosamente, il connazionale Alex Corretja. Terraiolo per eccellenza, Alex dimostra di saperci fare anche sul duro indoor e si vendica di quella famosa sconfitta agli US Open del 1996 quando Pete vomitò in campo.

“Per la trentanovesima volta due spagnoli si sfidano con in palio un titolo dell’Atp, ma in precedenza non era mai avvenuto che lo facessero su un tappeto indoor.” Corretja e Moya sono alla sesta sfida diretta e Carlos conduce 3-2 avendo vinto i tre confronti giocati nell’anno in corso, tra cui la finale del Roland Garros. Corretja, sfavorito, dichiara: “Alla vigilia del torneo avevo detto che io e Carlos avremmo anche potuto trovarci in finale ma era un modo di dire, non ci credevo veramente. Adesso però vorrei batterlo.”

Moya domina i primi due set (doppio 6-3) ma l’idolo di gioventù di Corretja è stato Lendl e “quando recuperò due set al Roland Garros contro McEnroe e vinse il suo primo Slam mi diede una grande gioia.” Alex lo imita, approfitta di un calo del connazionale e vince 7-5 il terzo aprendosi la strada verso il titolo più importante della carriera.

1999 – Il torneo saluta la Germania dopo dieci anni di grande partite con la quarta e ultima edizione di Hannover (dopo le sei di Francoforte). Il principale favorito di quest’ultima edizione tedesca è colui che vinse la prima, ovvero Andre Agassi. Lo statunitense è il nuovo beniamino del pubblico di casa soprattutto dopo aver sposato Steffi Graf e chiuderà il 1999 al primo posto del ranking succedendo a mezza dozzina di stagioni monopolizzate da Sampras.

Pete è un’incognita perché le sue condizioni di salute sono a dir poco precarie ma il debutto sul velluto con il brasiliano Kuerten non è attendibile. Nella seconda giornata Andre strapazza l’amico-nemico ma ammette che “ho giocato bene, certo, ma anche nelle mie migliori giornate non potrei battere Pete 6-2, 6-2 senza la sua collaborazione.” La schiena di Sampras ha tenuto bene e questo è di buon auspicio per il resto della settimana.

I due americani chiudono il girone ai primi posti e in semifinale trovano il sorprendente Kiefer e il russo Kafelnikov che, in un gruppo bianco particolarmente equilibrato, hanno fatto meglio di Todd Martin e del favorito Enqvist.

“Il giorno delle semifinali, le aspettative degli oltre tredicimila dell’Expo 2000 di Hannover sono tutte indirizzate verso Agassi e Kiefer.” Il pubblico verrà accontentato per metà. Andre regola Kafelnikov in due set soffrendo nel secondo mentre Sampras si è perfettamente ristabilito dagli acciacchi e liquida Kiefer 6-3, 6-3.

Nelle quattro occasioni in cui si è laureato maestro, Pete Sampras ha sempre perso un incontro nel round-robin e sa che non è affatto insolito, in questo torneo, che l’esito di una sfida venga rovesciato a distanza di qualche giorno. Dopo un primo set a senso unico (6-1 Sampras), Andre potrebbe rientrare nel secondo (break e 3-0) ma Pete è centrato al servizio e recupera fino al 7-5 per lui con un ace. Un break anche nel terzo consegna a Sampras il quinto titolo di maestro, gli stessi del recordman Lendl. Non ci sono dubbi: il re di Hannover è lui.

Nella prossima puntata, che sarà on-line giovedì prossimo (09/11), entreremo nel nuovo millennio (2000/2002).

Questi i capitoli precedenti:

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-gli-anni-di-nastase/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-connors-inaugura-lera-del-madison/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-le-doppiette-di-borg-e-lendl/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-il-tempo-di-john-mcenroe/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-lendl-ancora-sul-trono/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-in-germania-vincono-agassi-sampras-e-becker/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-anche-stich-tra-i-maestri/

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