Murray e la maledizione di essere numero 1

Murray e la maledizione di essere numero 1

Andy Murray deve fare, ancora i volta, i conti con la sfortuna. Lo scozzese salterà anche l’ultimo appuntamento Slam stagionale, mettendo fine, probabilmente, ad una stagione partita male e terminata peggio.

di Sebastiano De Caro, @seba_de_caro

La sfortuna sembra proprio non voler abbandonare Andy Murray. Dopo il magico finale di 2016 che l’ha portato per la prima volta sul gradino più alto della classifica Atp, lo scozzese ha giocato una stagione a dir poco fallimentare, costellata anche da qualche problema fisico di troppo.

E’ durato 8 mesi e mezzo il regno di Andy Murray. Lo scozzese, sin dall’inzio della passata stagione, ha dato tutto nella folle, ma efficace, rincorsa all’incontrastato dominatore del circuito Novak Djokovic. Sembrava una chimera solo pensare che Murray, all’epoca n.2, avrebbe potuto minare un percorso a tratti immacolato di un giocatore (Djokovic) che appariva imbattibile, una macchina perfetta dai congegni inviolabili. Eppure Andy da Dunblane il meglio l’ha dato proprio quando gli si richiedeva di rincorrere. Tutto è partito dal Masters 1000 di Roma, un torneo che, inevitabilmente, ha mostrato che gli automatismi di Djokovic non erano così scontati e saldi. Da quella magica settimana capitolina Murray ha inanellato un filotto di finali impressionante, condito anche da qualche sconfitta. Parigi, Londra, Wimbledon, Rio de Janeiro, Cincinnati, Pechino, Shangai, Vienna, Parigi Bercy e per chiudere il cerchio la vittoriosa finale alle Atp Finals che ha sancito la tanto agognata salita al trono di Murray.

Risultati incredibili quelli ottenuti nella passata stagione, che, evidentemente, hanno lasciato il segno sul fisico e sulla psiche dello scozzese. I tanti acciacchi e un pizzico di appagamento non hanno permesso a Murray di giocare da numero uno e, ancor di più, di vincere da numero uno.

Murray inizia la stagione 2017 a Doha, dove Djokovic si prende la rivincita battendolo in finale. Agli Australian Open lo scozzese è considerato il favorito principale in un torneo in cui è già arrivato in finale 4 volte. La sua corsa però finisce clamorosamente agli ottavi contro Mischa Zverev, numero 50 del mondo, e per Murray arriva la prima grande delusione dell’anno. Subito dopo arriva la prima e unica soddisfazione stagionale a Dubai ma a Indian Wells subisce un’altra pesante sconfitta, venendo eliminato all’esordio da Vasek Pospisil. Salta Miami per un problema al gomito e si ripresenta per l’inizio della stagione sulla terra battuta, dove però continua a giocare un tennis balbettante. Raggiunge gli ottavi a Montecarlo e Madrid mentre a Roma viene di nuovo battuto all’esordio, questa volta da Fabio Fognini. Al Roland Garros, forte della finale raggiunta nella scorsa edizione, pur senza esaltare, arriva in semifinale, dove Wawrinka lo elimina in 5 set. Intanto Federer e Nadal fanno incetta di vittorie, mentre Murray sprofonda sempre più nel baratro dei forfait e delle sconfitte. Comincia, finalmente, la tournée erbivora e lo scozzese viene subito sorpreso da Thompson nell’Atp 500 di Londra. A Wimbledon, terra di conquista dello scozzese, non giunge, manco a dirlo, nelle migliori condizioni e subisce una pesante sconfitta in cinque set da Sam Querrey.

Proprio il suo torneo preferito potrebbe rappresentare l’ultimo giocato quest’anno da Murray, che, storia di poche ore fa, ha confermato il forfait anche in vista dell’ultimo appuntamento Slam stagionale. Che ne sarà delle vagonate di punti conquistate proprio nel post Us Open? Con un’anca malconcia Murray non può rischiare di giocare quei tornei che tante soddisfazioni gli hanno dato e, magari ripresentarsi ai nastri di partenza della prossima stagione in condizioni pessime. Dunque, con tutta probabilità, lo scozzese perderà tantissimi punti e, di conseguenza, potrebbe dire addio (almeno temporaneamente) alla top 10.

La (quasi) certezza è che Murray tornerà nel 2018 con rinnovata grinta e voglia di rimettersi in gioco, la sensazione, invece, è che lo scozzese voglia riprovare a dare l’assalto al n.1, magari con il proposito di rimanerci più a lungo e con maggiori successi.

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