Un Murray che non tramonta e i dolori del giovane Zverev

Quando sei un top ten e ti capita un numero 134 che ti sembra di aver già visto da qualche parte

di Nicola Balossi

Stanotte si sono completati i sedicesimi di finale di CinciYork; al centro della scena lo scontro generazionale tra Sascha Zverev e Sir Andy Murray. Partita tosta e tignosa, non esattamente l’esordio ideale per un numero sette ondivago in cerca di conferme. Murray veniva da una lunga battaglia contro un altro giovanotto, l’americano Frances Tiafoe (i due si sono messi a dura prova per tre set, di cui uno – il primo – veramente combattuto, per un totale di due ore e mezza).Il biondo tedescone, invece, con il bye al primo turno – quasi uno svantaggio a conti fatti, perché è arrivato un po’ freddo a questo duello – si era visto in campo giusto tre volte all’UTS di inizio agosto dopo il famigerato Adria Tour di giugno.Sir Andy parte bene sull’onda dell’entusiasmo e brekka nel quarto game, poi sussulta nel settimo ma annulla due palle per il controbreak e chiude 6-3 nonostante uno 0-30 anche nell’ultimo game di servizio.Il secondo set comincia con un game tremebondo di Sascha che flirta con lo psicodramma poi salva due palle break e ne esce rinfrancato. Il match scivola via tranquillo per qualche altro gioco, ma l’equilibrio si sposta con le sue mosse invisibili, complici il calo fisico di Murray e le ottime prime trovate da Zverev in questa fase (94% di punti nel set quando gli è entrata), e nel sesto miniparziale Andy deve salvarsi da 0/40, prima di cedere il servizio nel successivo turno per il 5-3. Sascha chiude il set con grande sicurezza e ora l’inerzia è tutta per lui.Il terzo set riassume le due anime della partita e forse anche qualcosa in più. Murray è in riserva, vacilla ma fa valere il carisma e salva una palla break al veleno nel terzo game, poi approfitta di un “momento Werther” dell’avversario, gli strappa il servizio dal petto e azzanna il 4-1 con l’istinto di un felino. A questo punto però la benzina sembra finita per davvero, all’improvviso e senza appello, il che porta in dote quattro giochi consecutivi per il tedesco che si trova bene a guidare come un pazzo a fari spenti nella notte e adesso servirà per il match. A questo punto accade qualcosa che riassume un po’ la difficoltà dei next gen nel liberare il circuito da questi grandi vecchi: la testa gioca un brutto scherzo a Sascha che commette ben tre doppi falli e perde la battuta ai vantaggi. Di là Andy sente l’odore del sangue, si issa sul 6-5 e poi incalza nuovamente il servizio di Zverev, che ha perso l’incanto e non si dà pace. Sul 15/30 l’ex numero uno si difende da un attacco teoricamente buono del tedesco e poi lo trafigge con un passante in corsa di dritto lungolinea che gli vale il matchpoint, dopodiché lo fulmina con una risposta vincente che non ammette repliche. Murray è stravolto ma sa di aver compiuto un’impresa, confermando alcuni motivi per i quali, al netto di talento e acciacchi, i fab four – se ancora così possiamo chiamarli – rimangono saldi al centro del palcoscenico finché il fisico lo consente: cuore, senso tattico e capacità di sentire i momenti della partita come se fosse lo spirito stesso del tennis a bisbigliare loro consigli nelle orecchie. In pratica una mentalità sovrumana per il gioco.Zverev dal canto suo, nonostante un servizio a tratti devastante ma troppo discontinuo e alcune soluzioni di rovescio di grandissima efficacia – e bellezza – evidenzia i soliti limiti di temperamento e feeling con le fasi del match: baratta qualche seconda mortifera con una marea di doppi falli (11) ai limiti dell’autolesionismo, regala gratuiti con il dritto come se piovesse e si flagella con qualche errore di troppo anche a rete. Per ripetere l’exploit australiano, la sua prima semifinale Slam, dovrà trovare continuità alla battuta e soprattutto un tabellone che gli permetta di conquistare sicurezza e fiducia lungo la strada.Andy è atteso stasera dal big server Milos Raonic: non si incrociano dal 2016, stagione in cui si sono giocati la finale di Wimbledon e la semifinale del master di fine anno. Almeno uno dei due agguanterà un quarto di finale che sa di resurrezione. È possibile che prima o poi lo scozzese paghi dazio agli sforzi e alla lunga inattività – e il tre su cinque di settimana prossima sarà una vera incognita in proposito – ma vederlo lottare così è una gioia, un premio per la pazienza sua e di tutti gli appassionati.

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