Nadal è tornato, ma…

Rafael Nadal ha ruggito ad Indian Wells. Magari non è proprio il ruggito dei vecchi tempi, ma è abbastanza sonoro da risvegliare gli entusiasmi dei suoi fans (per solito sempre abbastanza in modalità “on” nonostante gli ultimi inciampi).

Nadal si presenta al cospetto di Nole Djokovic con credenziali in deciso rialzo. Intanto i risultati: quattro vittorie, non sonanti, ma di fila, in un master 1000. Intanto il suo gioco, non proprio quello dei vecchi tempi, ma decisamente in ripresa, con un metro e mezzo guadagnato in termini di profondità sul palleggio e il dritto che torna a mietere punti nei momenti importanti. Qualche bicicletta sparsa qua e là (citofonare Verdasco e Zverev) ed un servizio molto più incisivo di quello proposto per tutto il 2015 e nei primi due mesi del 2016. C’è sostanza, insomma.
LONDRA 2012: -8; TENNIS; NADAL RINUNCIA
Tra i risultati quello che si fa leggere in termini di assoluta positività è il match con Kei Nishikori. Due set vinti primo soffrendo un inizio decisamente negativo, sotto 1-3 e palla per l’1-4 Giappone che avrebbe probabilmente compromesso il primo parziale. Ma la reazione, l’aver costretto l’avversario a perdere la calma e la bussola tecnico-tattica dell’incontro è sicuramente un fatto che a Nadal non accadeva da tempo. Ed è un bel segnale per il maiorichino ed il suo criticato (anche e soprattutto da noi) clan.

Nella colonna delle negatività però resta il match contro Gilles Muller: va bene, il lussemburghese serve bene, sa giocare al volo, toglie il ritmo e se in giornata può infastidire tanti tennisti dei quartieri alti. Ma Nadal ha sofferto molto, un esordio faticoso, in linea con il tennis giocato nei mesi precedenti. Ancora di più pesa tra le passività la partita contro il tedesco di Russia Alexander Zverev: certo, il ragazzino terribile del tennis teutonico è stato imperioso nel primo set, vincendo un tiebreak di notevole qualità (dove pure Nadal non ha per nulla sfigurato). Bella e rabbiosa la reazione dello spagnolo nel secondo set, vinto per 6 a 0, ma quanta paura nel terzo set? Sotto di un break e con un match-point mancato dall’avversario cui è palesemente mancata la lucidità per chiudere una voleé del tutto routinaria a quel livello, con il conseguente calo psicologico e la naturale vittoria di Nadal nel finale. Un segnale questo che non mette in fuga le nubi, anzi, le lascia ben visibili all’orizzonte, a ricordare che il cammino verso un tennis di dominanza è ancora lungo per lo spagnolo.

Oggi, dicevamo, il match con Djokovic, che ieri ha faticato parecchio contro Jo-Wilfried Tsonga, che avevamo pronosticato in buona forma infatti. Nelle ultime prove Djokovic ha disposto di Nadal in modo molto chiaro, senza lasciare dubbi di sorta. Che succederà tra poche ore nel torrido clima statunitense? Tanto per metterci alla prova, vediamo di (non) sbagliare ancora: questa volta in numero uno del mondo faticherà qualcuna delle proverbiali sette camicie. Intanto perché sta giocando meno bene del solito, e poi perché Nadal, nell’incerto cammino fin qui fatto, è cresciuto in termini di fiducia e tecnica. Sarà un match in cui la “garra” avrà un peso importante.

Buon tennis a tutti.

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