Se questo è un dopato

L’inizio di questa storia si perde ormai nella notte dei tempi. Siamo ancora agli inizi della carriera del giovane Rafa Nadal quando cominciano a farsi sempre più insistenti nell’ambiente tennistico e giornalistico mormorii sulle incredibili prestazioni fisiche dello spagnolo.

Queste prime accuse trovano un terreno fertile in cui attecchire in un’opinione pubblica allora più che mai (oggi per fortuna assai meno) focalizzata sul crescente dualismo nel panorama tennistico mondiale, rappresentato da una parte dalla pura grazia tennistica, dall’infinita eleganza e dal dominio incontrastato dello svizzero Roger Federer, e dall’altra dal giovanissimo e muscolosissimo Nadal, che in maniera quanto mai sorprendente rompe l’elvetico incantesimo e si prodiga nell’infliggere i primi schiaffoni, tennistici s’intenda, all’allora numero 1 del mondo, fino a quel momento mai veramente insidiato da un essere umano nella contesa del trono del tennis mondiale. Ma è proprio l’idea di un “marmocchio” dotato di un fisico bestiale e di una dinamicità in campo mai vista prima, a una prima occhiata pronto e idoneo a frantumare i record dello svizzero data la incredibile precocità dei suoi risultati, a “puzzare” in chiave doping per un’opinione pubblica dal giudizio pensantemente influenzato dall’ossequiosa venerazione del talento di Roger Federer. Giudizio che tuttavia, ed è bene sottolinearlo, non trovava e a tutt’oggi non ha trovato alcun reale riscontro né alcuna prova provata.

In fondo cosa c’è di strano in un’iperatleta? Ne vediamo continuamente, soprattutto in questi ultimi decenni, di iperatleti. Abbiamo visto frantumare record considerati a lungo imbattibili, ma gli atleti che li hanno infranti non hanno subito lo stesso accanimento mediatico subito da Nadal; basti pensare ad atleti come Bolt, Phelphs, calciatori come Messi e Ronaldo, lo stesso Federer e chissà quanti altri. Tutti costoro, nonostante i risultati simili, non hanno avuto lo stesso alone di sospetto intorno alle proprie performance dal quale è invece stato avvolto lo spagnolo.

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Rafa Nadal dopo aver vinto il suo primo Slam, il Roland Garros 2005, diciannovenne da appena 2 giorni.

Se vogliamo provare a darci una possibile spiegazione, possiamo trovare varie ragioni.

La prima, la più invadente, è la crescente tendenza al tifo smodato per questo o l’altro beniamino; la crescente popolarità del tennis si è portata purtroppo dietro un’idea sbagliata di tifo, e con sé tutti i suoi difetti. E il tennis è passato da uno sport in cui l’elemento centrale dello spettacolo e principale oggetto di venerazione del pubblico era la qualità espressa in campo, ad uno sport dove si assiste alla beatificazione del proprio Beniamino, ma anche e soprattutto allo svilimento, alla critica e ad un vero e proprio odio verso il suo Avversario. E in tutto questo rientrano sberleffi, sfottò, critiche assolutamente ingiustificate e ingiustificabili, difese a spada tratta per episodi indifendibili e giudizi più svariati di una superficialità unica. Ed è proprio la superficialità dilagante a dare un tocco di tristezza, perchè se tutti ponessimo almeno un po’ di attenzione, probabilmente ci renderemmo conto di trovarci nella più fortunata generazione della storia di questo sport. E probabilmente faccio bene a compiangere chi verrà dopo di noi, o a compiangere me stesso delle decadi tennistiche che seguiranno a questi mostri sacri che seguiamo con tanta passione da quindici anni almeno a questa parte. Gustiamoli, assaporiamoli, apprezziamone ogni singolo istante, perchè probabilmente – e qua spero proprio di sbagliarmi – non rivedremo mai niente del genere. Ben venga il tifo e la passione, ma come si fa a odiare gente che gioca come Federer, Nadal, Djokovic e compagnia bella, qualunque sia la nostra bandiera?

Altre spiegazioni, sì, sono quanto meno in buona parte imputabili allo spagnolo, la cui principale colpa è stata una gestione mediatica quantomeno non magistrale di questi sospetti. Nadal è stato infatti effettivamente artefice di uscite infelici su questi argomenti, basti pensare alla intervista rilasciata ad “El Mundo” nel gennaio 2015, già brillantemente chiarita dai bravi colleghi di Ubitennis in questo articolo.

Fra gli altri episodi, anche il caso dell’hakeraggio di documenti appratentemente scottanti, ma che poi tanto scottanti non erano: a settembre 2016, il gruppo hacker “Fancy Bears”, che si occupa di fare “sorveglianza attiva” sulle Olimpiadi e sugli altleti partecipanti su cui grava l’ombra del doping, pubblica dei documenti comprovanti la assunzione da parte dello spagnolo di due sostanze proibite: il betametasone e tetracosactide. Il punto è che lo spagnolo ha assunto tali sostanze sotto precisa approvazione alla somministrazione da parte della ADAMS, l’ente apposito. La approvazione sarebbe arrivata per il betametasone nel settembre 2009, subito dopo gli US Open, e per il tetracosactide (analogo sintetico della corticotropina) nel 2012, dopo Wimbledon e duranta una delle tante pause agonistiche dello spagnolo e che lo vedrà rientrare solo a febbraio 2013.

Tutti questi episodi sono poi spesso stati alimentati dalla sponda giornalistica (e non) soprattutto Transalpina. Oltre ai crescenti dissapori accumulati in Francia per il dominio sulla terra rossa del Roland Garros – probabilmente perchè non si è mai visto nessuno dominare così tanto e così a lungo un torneo come ha fatto lo spagnolo con lo Slam parigino – lo stesso Charlie Haebdo si è scagliato contro lo spagnolo all’indomani degli episodi del 2015 di cui sopra, ritraendo una sua caricatura decisamente “pompata” di siringhe in prima pagina.

Dopo la stampa, arriva addirittura lo stesso ex ministro della Salute e dello Sport francese Roselyn Bachelot, nella vita anche dottoressa in farmacia, a scagliarsi contro Nadal, accusandolo di essersi dopato e di aver finto un infortunio per nasconderlo (questo senza apparenti reali prove a sostegno): «Il famoso infortunio di Nadal è certamente dovuto a un controllo positivo. E’ ricorrente non render pubblici i controlli positivi né le sanzioni imposte ai tennisti, curiosamente quello che si fa è dire che un giocatore o giocatrice di tennis ha un infortunio che lo terrà fuori per alcuni mesi. Quando vedete un giocatore di tennis che si ferma per molti mesi è perchè è stato trovato positivo e lo hanno coperto». Lo zio Toni, coach da una vita del nipote, si era promesso pronto ad agire per vie legali « Agiremo per vie legali. Nadal non si dopa. Quello che ha detto è gravissimo, è sempre sorprendente vedere malvagità, è strano che una persona possa parlare liberamente sapendo che non è vero ciò che dice, quando se fosse vero potrebbe dimostrarlo facilmente. Spero che non la passi liscia». Oltre allo zio, si era schierata dalla parte dello spagnolo anche la stessa ITF, sottolineando come ogni eventuale fallimento ad un test antidoping da parte di un atleta venga reso pubblico come da protocollo. È notizia di questi giorni proprio l’inizio del processo avviato dalla denuncia per diffamazione di Nadal, che ha chiesto 100’000 euro di risarcimento per le dichiarazioni del ministro, risalenti al marzo 2016. Vedremo come andrà a finire.

E a proposito di questioni rimaste in sospeso, non si può tralasciare il famoso “Caso Fuentes”. Siamo nel 2006, quando scoppia il caso, che inizialmente sembra avere tutte le carte in regola per far esplodere un gigantesco calderone sulla questione del doping. Dopo approfondite indagini, il dottor Eufemiano Fuentes, medico spagnolo, viene messo sotto inchiesta e in un blitz della polizia nei suoi studi vengono sequestrate 211 sacche di sangue sospetto, probabilmente destinate a molti atleti che beneficiano dei suoi servizi, appartenenti al mondo del calcio, del tennis, dell’atletica e del ciclismo.

La bomba è esplosa però soltanto nel mondo del ciclismo, e per la quale il medico è stato sospeso per un anno dalla attività nel 2013. Ma nelle altre discipline non si è giunti ad una conclusione, e la famosa “lista” di atleti che beneficiavano dei servizi di Fuentes non è mai stata resa pubblica, né è mai stato chiarito se esistesse, e non è neanche mai stata chiarita la effettiva corrispondenza fra appartenere alla lista ed essere dopati. Ad ogni modo sono soprattutto le dichiarazioni dello stesso Fuentes ad alimentare il calderone: sottolineerà in più casi di “aver dopato ogni genere di atleta” e che “se apro io la bocca, la Spagna rischia di perdere il Mondiale di calcio”. Il caso, e lo ribadiamo con forza, è giunto ad una conclusione solo nel mondo del ciclismo, dove alcuni atleti, fra cui il nostro Ivan Basso, furono incriminati e puniti. Tutto il resto è rimasto sulle prime pagine dei giornali. Per rendere l’idea, in un clima da caccia alle streghe, fu accusato anche Robin Soderling di doping, visto che dopo il 2011, a 27 anni, aveva avuto diversi ritiri per ragioni non molto chiare – soprattutto a lui – , e per questo da alcuni ritenute con poco garbo “sospette”; in realtà il povero tennista svedese dopo aver contratto la mononucleosi, ha subito il calvario di una neanche troppo rara e terribile – specialmente per uno sportivo – conseguenza della infezione, la Sindrome da Fatica Cronica. Per un affetto diventa impossibile fare attività fisica, perchè oltre a perdere la tolleranza allo sforzo, il tempo di recupero dall’attività si protrae per diversi giorni, rimanendo affaticati a lungo come subito dopo l’apice dello sforzo. Per questo sarà costretto al ritiro qualche anno dopo, nel 2015, pur avendo provato a combattere la sindrome per diverso tempo.

Un altro tassello molto importante della questione è però la – naturale – scarsa informazione generale in materia di doping, sia da parte del mondo giornalistico che dell’opinione pubblica, ma anche del legislatore. Lungi da me fare pubbliche accuse o ergermi su qualsivoglia piedistallo, ma nella maggior parte degli episodi sospetti si può trovare una certa chiarezza.

Prima di tutto, ogni atleta ha diritto alle cure per i suoi rispettivi problemi di salute, legati alla propria professione fisica o per qualsiasi altro motivo. In questo Nadal, soprattutto per il suo tipo di gioco, ha avuto diversi problemi, ed è nei suoi diritti come in quelli di tutti assumere medicinali per risolverli. Probabilmente anche questo è un punto importante: Nadal si è spesso infortunato, vittima della famosa Sindrome di Hoffa, ma non solo, e pertanto ha dovuto spesso rivolgersi a terapie specifiche. Basti pensare al Betametasone, che ad un primo sguardo può sembrare un nome altisonante e quanto mai sospetto, ma che in realtà è un farmaco di uso comunissimo, e nel caso di Nadal usato per risolvere, con prescrizione autorizzata, i suoi problemi di infiammazione articolare. Con le più svariate indicazioni lo stesso principio attivo, il cortisone, è stato utilizzato da ciascuno di noi almeno una volta nella vita, anche risolvere un comune mal di gola o un’otite.

È anche vero però che questa scarsa informazione dipende in buona parte da una legislazione che su diversi punti lascia ancora territori poco chiari e soggetti ad interpretazione, una “zona grigia” in cui soprattutto alcuni avanzamenti tecnologici non hanno un ruolo chiaro nel firmamento delle normative in materia di doping. Basti pensare alla camera ipobarica; la sua funzione è quella di stimolare la produzione di globuli rossi, cosa che era ricercata dall’uso della famosa EPO, per la esposizione a basse pressioni di ossigeno, e aumenta la capacità di eliminazione dei prodotti di scarto dell’esercizio fisico.

Un esempio di camera ipobarica.

Il macchinario è usato da Djokovic, e da moltissimi atleti più o meno noti; quello usato dal serbo è più particolare, perchè la Cyclic Variation in Adaptative Conditioning stimola il suo organismo ad adattarsi a ciclici aumenti e diminuzioni di pressione parziale dell’ossigeno. Oltre ad essere usata da molti altri sportivi, non per questo messi all’indice, questa procedura è legale in molti paesi, ma ancora non completamente definita dal punto di vista legale in altri, fra cui l’Italia. A questo proposito sono state avviate proprio nel nostro paese indagini circa la effettiva natura di doping di questa pratica, in seguito ad alcune perizie eseguite durante il Giro d’Italia. Il macchinario messo sott’occhio nello specifico, l’Altitrainer 200, è differente da quello usato da Djokovic, ma i suoi benefici sono analoghi. Ma ad oggi non si è giunti ad una conclusione definitiva, e il macchinario rimane legale in molti paesi, regolamentato in modo poco chiaro in alcuni, e vietato in pochi, visto che buon parte degli effetti del macchinario riproducono ciò che avviene in alta quota, e questo tipo di allenamento è comunemente praticato e praticabile: proprio in questi giorni alcuni giornalisti sportivi elogiavano la condizione fisica dei giocatori del Napoli di Sarri, per aver svolto il ritiro estivo in altura, in Trentino, piuttosto che perdere tempo in tourneè estive importanti dal punto di vista commerciale piuttosto che atletico.

Tornando quindi al punto della questione: perchè proprio Nadal è stato ed è il principale bersaglio di questi sospetti? E perchè proprio Nadal è il centro di gravità dei sospetti quando è solo uno dei tanti di una generazione di fenomeni, non solo tennistici?

Nadal ad oggi non ha fallito alcun controllo antidoping e, pur essendo finito sotto i riflettori mediatici in diverse questioni, ne è sempre uscito pulito. Perchè continuare ad accanirsi?

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