Tennis e scommesse, un amore destinato a durare

Non si arresta il rapporto incestuoso tra tennis e match fixing. E’ di pochi giorni fa la notizia dell’indagine aperta nei confronti di Oliver Anderson, campione in carica degli Australian Open Junior. Il numero 743 del mondo, stando alle accuse mossegli dalla Victoria Police Sporting Integrity Intelligence, sarebbe reo di aver alterato l’esito dell’incontro di primo turno del Challenger di Traralgon, disputatosi nello scorso mese di Ottobre.  Da questo punto di vista il 2017 si è aperto esattamente come si era concluso il 2016. Poco più di un mese fa, infatti, la magistratura iberica ha ordinato l’arresto di 34 persone, di cui 6 tennisti, implicati in un ampio giro di partite truccate in svariati tornei minori disputati tra Spagna e Portogallo.  L’organizzazione aveva un ‘gancio’ rappresentato da un giocatore di tennis che avvicinava gli atleti in campo nei tornei Futures e Challenge svolti in Spagna, elargendo compensi da 5 mila euro per truccare una partita, ma in determinati casi i compensi si sono avvicinati ai 10 mila euro.

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Il fenomeno del tennis scommesse, come noto, ha lambito anche alcuni atleti italiani. Il caso più recente riguarda il palermitano Marco Cecchinato, dapprima squalificato per 18 mesi dalla Federtennis, salvo poi essere riabilitato dal collegio di garanzia del CONI, per un episodio di insider trading tennistico. L’ex top 100 italiano infatti, avrebbe fornito informazioni riservate sullo stato di salute di un altro tennista azzurro, Andrea Seppi, durante l’edizione 2015 del Roland Garros. Tra gli altri tennisti coinvolti anche gli italiani Riccardo Accardi, anche lui palermitano, e Antonio Campo. Caso ancora più controverso quello che ha implicato Potito Starace e Daniele Bracciali. Dopo infiniti passaggi giudiziari, la Corte d’Appello Federale della Fit ha assolto entrambi  dalla contestazione di illecito sportivo per aver alterato i risultati di alcuni incontri, al fine di realizzare guadagni illeciti tramite scommesse sportive. Contestualmente la Corte ha inibito Bracciali per 12 mesi applicando una sanzione di 20mila euro per aver violato i principi dell’Articolo 1 del Regolamento di Giustizia relativo alla lealtà e alla correttezza sportiva. Nonostante l’assoluzione della Fit, i due sono stati rinviati a giudizio dalla procura di Cremona nell’ambito del processo apertosi lo scorso 11 Ottobre.

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