Zverev e il servizio: croce e delizia di un colpo fondamentale

Zverev e il servizio: croce e delizia di un colpo fondamentale

Affidarsi ad un buon servizio è decisamente vantaggioso, per Alexander Zverev però non è sempre così facile. Li lega un rapporto molto complicato, tra alti e bassi…

di Christian Cavagna

In questo periodo parlare di tennis, o di qualunque altro sport, diventa davvero complicato. La drammatica situazione che stiamo vivendo ha posto ovviamente tutto in secondo piano. Lo sport si è fermato, e per il momento poco importa cosa accadrà, ci sono ben altri problemi. Ma forse è giusto anche continuare a parlare di sport, continuare, per quanto possibile, ad occuparci delle nostre passioni. Sicuramente in misura differente, ma senza abbandonarle.

Senza tennis la vita va avanti, ma quanto ci manca… Diventa difficile anche raccontare qualche statistica, perché si è giocato solo per due mesi e mezzo. Oggi, però, proviamo ad analizzare il percorso di Alexander Zverev in questo avvio di 2020, soffermandoci in particolare sui dati del suo servizio. Il tedesco, fino ad oggi, ha disputato 3 tornei: ATP Cup, Astralian Open e ATP 500 di Acapulco. Primo torneo della stagione disastroso per lui, con 3 pesanti sconfitte per mano di De Minaur, Tsitsipas e Shapovalov. Problema principale: un servizio poco affidabile. Le incertezze maggiori arrivano sulla seconda, che porta spesso ad un doppio fallo o comunque ad uno scambio molto rischioso in cui perde facilmente il punto. Con Shapovalov i doppi falli sono 7; con Tsitsipas salgono a 10; con De Minaur addirittura a 14. Arrivano tre sconfitte nette.

Nel tennis di oggi senza la solidità del servizio non puoi competere ad alti livelli, ed è evidente che evitare la seconda è sempre un grande vantaggio. Già agli Australian Open, Sasha, sembrava aver imparato la lezione, conquistando la semifinale, poi persa contro Dominic Thiem. In quel caso arrivarono solo 14 doppi falli in tutto il torneo, con un notevole numero medio di secondi servizi per game pari a 1’61. Tra i top 10, oltre a Zverev, l’unico in grando di restare sotto i 2 è stato Gael Monfils (1’91). Per farvi un’idea più completa: Novak Djokovic (2’02), Rafa Nadal (2’03), Stefanos Tsitsipas (2’10), Roger Federer (2’15), Dominic Thiem (2’34), Matteo Berrettini (2’38), Daniil Medvedev (2’52) e David Goffin (2’77). Complessivamente, la media dei top 10 è stata di 2’18.

Certo non è un dato determinante e preso da solo non significa nulla. Alla luce, però, del percorso di Zverev diventa davvero significativo: quando il servizio funziona diventa un altro giocatore. Purtroppo, però, nonostante l’ottima scalata in Australia, Sasha non sembra ancora aver trovato costanza e al Messico Open di Acapulco offre un’altra pessima prova: esce al terzo turno senza aver vinto nemmeno un set e con un sacco di doppi falli. La chiave dunque è tutta nel servizio? Conclusione troppo semplice forse, ma di certo dal servizio nascono grandi problemi o grandi vantaggi. Pensiamo poi che il servizio non è un colpo meccanico, ma è frutto di una certa condizione fisica e mentale, che in Zverev per il momento si è rivelata troppo altalenante e il suo servizio di certo ne rappresenta il campanello d’allarme.

Lo scorso anno questo fattore è stato ancora più evidente. La sua stagione, da Parigi in poi, è stata tutt’altro che rassicurante e sono arrivate sconfitte ed eliminazioni molto pesanti. Il dato che fa riflettere è che Zverev  ha inanellato la bellezza di 153 doppi falli totali nelle ultime 18 apparizioni del 2019. Ovvero, dal primo turno di Parigi alla sconfitta di Cincinnati, ha viaggiato con l’incredibile media di 8.5 doppi falli a partita. 

Non c’è dubbio quindi che Zverev dipenda dal suo servizio: se funziona vince, altrimenti… fa molta fatica.

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