Cassiano Costa: “Nel tour australiano vedremo una Monica Puig più forte dal punto di vista atletico”

Monica Puig e Cassiano Costa

Come sei entrato nel mondo del tennis?

Ho iniziato con il calcio, come un tutti i brasiliani. Un amico, che ha giocato nel PSG e che è stato responsabile della carriera di Flavio Saretta, un giorno mi ha chiesto se avessi voluto lavorare nel tennis. Non ne sapevo nulla di questo sport e gli dissi che avrei avuto bisogno di molto tempo per capirlo meglio. Così ho trascorso due mesi studiando il più possibile. Alla fine sono diventato un esperto.

Ora stai lavorando con Mónica Puig. In che modo sei venuto a contattato con lei?

Il suo agente mi ha cercato ma in quel momento ero impegnato a lavorare con la Bouchard. Poi mi ha contattato di nuovo ed ero libero. Allora ho trascorso due settimane con tutto il suo staff, in occasione del torneo di Linz. Tutto è andato bene e così abbiamo deciso di iniziare a lavorare sistematicamente per tutto il 2018.

Puoi dirci da dove è iniziato il tuo lavoro con la Puig? 

Il suo allenatore mi ha chiesto cosa pensassi della sua forma fisica, del suo peso e della quantità dei suoi muscoli. Ho risposto che sarebbe stato meglio renderla più agile e reattiva, con meno peso. Monica è molto dotata dal punto di vista atletico, ma deve tirare fuori il suo massimo potenziale, soprattutto a livello muscolare.

In cosa pensi debba migliorare esattamente?

La cosa fondamentale è che perda peso e che rinforzi i muscoli. Le sue ossa sono molto robuste e lei è una ragazza di costituzione piuttosto atletica, ma ha bisogno di avere una muscolatura più consistente, adeguata al suo corpo. Ed infine che sia agile. Per poter eseguire il suo schema di gioco deve essere fisicamente perfetta.

Hai fissato degli obiettivi per il 2018?

In termini fisici sono quelli che vi ho detto. In termini di classifica, entro la metà dell’anno prevediamo di raggiungere il 30 ° posto e di concludere l’anno tra i primi 20.

Sappiamo che lavori con un app chiamata “Lumosity”. Puoi dirci qualcosa al riguardo?

Si tratta di un’applicazione che usiamo per stimolare il processo decisionale in relazione agli sforzi fisici. Il suo allenatore mi aveva fatto notare come Monica avesse qualche difficoltà a reagire prontamente agli stimoli sul campo. Così mi sono concentrato sul miglioramento della sua reattività mentale.

Hai lavorato anche con la Bouchard, cosa puoi dirci su di lei?

E’ un’atleta ancora giovane. Se riuscisse a trovare la pazienza per evolvere e maturare nel modo giusto potrebbe risalire in classifica. Dipende tutto da lei.

Sei stato anche al fianco di Nishikori l’anno in cui ha realizzato la finale US Open 2014. Come è stato lavorare con lui?

Kei è un genio. E’ un ragazzo molto istruito ed un grande atleta. Ha una grande squadra intorno. Ma gli atleti giapponesi, molti non lo sanno, hanno diversi problemi fisici di costituzione ed hanno difficoltà a trovare la regolarità.

Pensi che abbia un fisico troppo leggero?

No, non credo. E’ un problema culturale. Se un europeo ha dei problemi, pur di rendere nell’immediato si tiene il fastidio, mentre il giapponese considera i rischi futuri e quindi perde molto tempo per guadagnarne di nuovo nel futuro. È un ragazzo che ha lavorato troppo. In passato era molto aggressivo e il suo corpo ora sta pagando il prezzo. La sua squadra è molto abile. Sono sicuro che stanno dando il meglio per recuperarlo. Il circuito professionistico è diventato molto lungo ed estremamente competitivo. Il corpo di un giocatore di tennis ne risente. Penso che una preseason più lunga, di circa 7 settimane, possa essere di enorme aiuto agli atleti. Il tennis deve dare più importanza al tema della salute dei giocatori.

 

 

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