Donna Vekic: “A Palermo non siamo in una bolla. Non rimaniamo chiuse tutto il giorno in una stanza”

La croata, che al primo turno del torneo di Palermo ha battuto l’olandese Rus, ha rilasciato dichiarazioni che fanno discutere in relazione ai protocolli seguiti dalle tenniste che partecipano al primo evento tennistico internazionale.

di Diletta Tanzini

Il circuito WTA è ufficialmente ripartito dall’Italia con il torneo di Palermo, che può vantare la partecipazione di importanti nomi. Una tra le giocatrici più attese, Donna Vekic, ha fatto il suo esordio nella giornata di ieri, riuscendo a superare in scioltezza l’olandese Arantxa Rus a cui ha inflitto un 6-1 6-2. Attesa agli ottavi di finale dalla nostra Elisabetta Cocciaretto, la tennista croata, conosciuta anche per aver avuto una relazione con Wawrinka, ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno fatto molto discutere in relazione alle misure adottate dal torneo di Palermo. Dopo la positività di Viktoriya Tomova, caso che sembra essere stato ben isolato dagli organizzatori e le critiche di Richard Gasquet alla indiscriminata condivisione della stessa struttura alberghiera usata sia dalle tenniste che dai turisti, la Vekic ha dichiarato in conferenza stampa: “Sento dire da tutti che viviamo in una bolla, ma non è così. Non voglio far finta di essere rimasta tutto il giorno chiusa ed isolata in una stanza d’albergo perchè non è la verità. Ieri sono stata a mangiare fuori, in città, ovviamente utilizzando tutti i dispositivi di sicurezza previsti e stando attenta al distanziamento. Ma non sono rimasta chiusa in una stanza e come me anche il 90% delle altre giocatrici che partecipano al torneo. A New York, dove la situazione è ben più grave, spero che la bolla sia reale e che vengano multati i giocatori che non rispettano i protocolli previsti”.
L’attuale numero 24 del ranking WTA però, non sembra aver violato i protocolli poichè, come dichiarato dal direttore del torneo, le tenniste sono state sottoposte al tampone qualche giorno prima dell’inizio del torneo e obbligate a non lasciare le loro stanze solo fino al risultato (negativo) del test che ha permesso di isolare tempestivamente anche il primo (e si spera unico) caso di positività del torneo.

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