La marcia di Iga

Quando è in giornata, è ingiocabile. Questa è la conclusione più semplice, ma anche la più veritiera, a cui si può giungere guardando la classe 2001 polacca Iga Swiatek in campo. Già campionessa Slam nel 2020 – a soli 19 anni -, da quel magico Roland Garros in avanti Iga aveva alternato prestazioni esaltanti e match persi malamente, senza trovare soluzioni ad avversarie tecnicamente troppo complete. A Doha però c’è stata un’affermazione importante, un sigillo che arriva in un 2022 iniziato con tutt’altro piglio rispetto alla passata stagione.

 

Il 2021 è stato un anno complicato da affrontare per Swiatek, che è stata considerata – giustamente – la più importante NextGen del circuito dopo aver completamente dominato quella Parigi autunnale, cornice di un Roland Garros a dir poco atipico. Ma si sa, a volte la conferma è più difficile dell’exploit stesso, e così la polacca ha finito tanti match in lacrime, delusa da un tennis che non rispecchiava il suo potenziale. Ma la carriera di un campione raramente è lineare, bensì è fatta di crescita, di un continuo apprendimento, di miglioramenti costanti. E così Swiatek, comunque tra le migliori 8 nella passata stagione, è arrivata in Australia quest’anno con una nuova consapevolezza, oltre che una preparazione assolutamente eccezionale.

Ad Adelaide aveva già mostrato un ottimo livello, fermandosi solo davanti a Barty e tornando in cima alla classifica delle papabili vincitrici agli Australian Open. Lì però a porre fine alla sua corsa c’era una sontuosa Collins, a tratti ingiocabile. Sia chiaro, neanche a Melbourne sono mancate le lacrime di Iga, che però ce lo ha detto chiaramente: abituatevi, perché che sia di gioia o di rabbia, non passa giorno senza che io pianga. E si giunge così al Medioriente, che ha riportato Swiatek al successo: a Dubai è stata l’unica a mettere in seria difficoltà la campionessa Ostapenko, mentre a Doha ha firmato il suo vero capolavoro.

 

Arrivata come testa di serie numero 7 al primo WTA1000 del 2022, la polacca ha usato il primo match contro Golubic per prendere il ritmo, per poi ingranare al punto di lasciare 3 game alla top30 Kasatkina, 4 game alla numero 2 Sabalenka, 7 game a Sakkari e soli 2 game ad una Kontaveit che arrivava a questa finale dopo un torneo altrettanto impressionante, confermando quanto di buono fatto dalla fine della scorsa estate fino ad oggi. Ma anche per una tennista in forma come l’estone, questa Swiatek è semplicemente troppo.

E torniamo così alla frase d’apertura: quando è in giornata, è ingiocabile. Si, perché l’unico modo per metterla in difficoltà è complicare il gioco al punto da scavare una piccola crepa nella psiche della giovane Iga, farla sentire in trappola e senza soluzioni, perché altrimenti sarà il suo dritto a regnare sovrano fino all’ultimo 15. Lunedì la ventenne polacca sarà numero 4 del mondo, non lontana dalla numero 3 Sabalenka e neanche dalla nuova numero 2 Krejikova. Doha però conferma anche lo stato di grazia di Kontaveit, che festeggerà il nuovo best ranking al numero 5, così come quello di Ostapenko, tornata al numero 12 e pronta a rientrare tra le prime 10 appena ne avrà occasione.

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