Sarebbe meglio un Next Generation WTA Finals

 

Sono in corso grandi preparativi per la Next Generation ATP Finals, che si giocherà a Milano a fine anno, primo torneo in stile Finals “dei grandi” ma per giovani promesse under-21.

Si tratta di un evento sicuramente interessante. Pur non assegnando punti validi per la classifica, offre una buona copertina ai giovani talenti e buon finanziamento, con più di un milione di dollari di prize money, ma purtroppo sarà limitato al circuito maschile.

Ad oggi infatti non è ancora previsto un equivalente per il circuito WTA. La scelta chiaramente stona, soprattutto in clima 8 marzo, ma probabilmente saremo destinati ad assistere in futuro ad un torneo del genere per le signore, soprattutto se la prima prova in versione maschile si dimostrerà un torneo in grado di attrarre i riflettori e sostenere le aspettative degli organizzatori.

Anche nel circuito femminile, l’incertezza sul nome delle future leaders regna sovrana. Qui i parallelismi fra i due circuiti si sprecano. Da una parte dei vecchietti terribili che non si schiodano dalla poltrona, il grande peso del ricambio generazionale che prende di traverso tutta la generazione non solo tennistica, e dall’altra tanti giovani nomi per ora solo sussurrati, qualche lampo di luce ad abbagliarci in pochi tornei, ma nessuna vera bomba ad ologeria pronta ad esplodere. Nel mezzo, un grosso cambiamento dei fisiologici tempi di maturazione necessari a gareggiare ad alto livello in questo sport, che complicano non poco qualunque tipo di previsione; se una volta i grandi giocatori esplodevano già da teenager, oggi non si vedono veri grandi teen dai tempi di Nadal, ormai più di 10 anni fa.

Tornando a noi, se provassimo ad immaginare un torneo NextGeneration WTA Finals, sulla falsa riga del modello maschile attuale, avremmo 8 partecipanti rigorosamente under-21, di cui 7 per diritto di classifica a cui aggiungere una wild card a discrezione degli organizzatori, destinati ad affrontarsi attraverso una formula simile alle Finals “dei grandi”. Fra queste spicca una promettente e nutrita classe 1997, una leva che ha già dato largamente mostra di sé nel panorama Juniores, ma non solo, di cui fanno parte Ana Konjuh, Belinda Bencic, Daria Kasatkina e Jelena Ospatpenko.

Ana Konjuh, croata di 19 anni, fin ora ancora fuori dalla top-50 ma soprattutto per alcuni infortuni già sofferti nonostante la tenera età, di cui uno particolarmente importante all’avambraccio, che l’ha già costretta a passare sotto i ferri. Completa una grande carriera juniores, che la porta nel 2013 a detenere nello stesso anno Australian Open e US Open di categoria, a soli 15 anni. All’ingresso nel circuito, stupisce e batte la nostra Roberta Vinci ad Auckland. A fine 2014 sarà la più giovane giocatrice in top-100, nonostante lo stop per l’operazione di qualche mese. Vari problemi fisici continuano a condizionarne il rendimento, ma nel mezzo dà lustro a tutto il suo talento, culminato con la sconfitta a Wimbledon 2016 ad opera di Agnieszka Radwanska solo al termine di un combattuto terzo set perso per 9-7 con la complicità di una sfortunata distorsione della caviglia negli ultimi game.

Ana-Konjuh-US-Open-2016

Daria Kasatkina, nuova promettente leva di scuola russa, dopo qualche anno avaro di stelle, anche lei 19 anni e vincitrice Slam Juniores (Roland Garros 2014). Un buon risultato fin ora agli US Open 2015, dove si ferma al terzo turno da lucky looser (dopo il forfait della Sharapova e il suo conseguente ripescaggio), e un altro terzo turno agli Australian Open 2016, fermata da Serena Williams. Nel mezzo ad Auckland aveva sconfitto l’altra Williams, Venus, in un match che ne ha risaltato le buone doti tecniche e soprattutto tattiche.

Per Belinda Bencic va fatto un discorso a parte, dal momento che fra le coetanee è quella che fino ad oggi ha dato più mostra delle sue potenzialità. A giovane svizzera attualmente andrebbe la nostra wild card, dal momento che dopo un inizio 2016 fenomenale, che l’aveva portata ad essere numero 7 del mondo, grazie a due tornei WTA messi in bacheca e ad un buon quarto agli Australian Open, oggi naviga sotto la top-100. Ormai la crisi di risultati la accompagna dalla stagione sul rosso 2016, e da allora ha collezionato una lunga serie di eliminazioni al primo turno (addirittura 14 su 20). Probabilmente avrebbe fatto meglio a prendersi un periodo di pausa per provare a mettere a riposo la malandata schiena, piuttosto che tentare testardamente parecchi tornei, ma ormai il guaio è fatto, e, fisico permettendo, speriamo per lei che risalga rapidamente la china.

Last but not least Jelena Ostapenko, anche lei vincintrice di un Major juniores (Wimbledon 2014), anche lei rapida scalatrice della classifica (da 703 a inizio 2014 a 79 a fine 2015, fino alla top-40 in tempi più recenti), anche lei grande promessa del tennis femminile ma a differenza delle coetanee ha dimostrato anche di essere una tipetta tosta un po’ tendente alla polemica con i giudici di sedia e con le avversarie, manifestando qualche aspetto di carattere “fogninesco” in campo e un po’ irrispettoso fuori (fecero notizia alcune interviste in cui lei, ultima arrivata nel circuito, criticava il gioco di avversarie già affermate, come la Wozniaki). Vista l’età la perdoniamo, sperando che si tratti solo di bollori giovanili, e non di un aspetto incorreggibile del carattere.

Insomma, su 8 partecipanti, già 4 coetanee “amiche-nemiche”, in perfetto stile Anime giapponese sportivo, che probabilmente renderebbero anche più intrigante un torneo del genere rispetto all’equivalente maschile. Tutte talentuose, cresciute insieme ad affrontarsi nel circuito Juniores, dove si sono spartite, in parti quasi uguali, il piatto, e quindi rivali. Ne vedremo delle belle.

Per completare l’appello delle nostre ipotetiche Finals femminili, Keterina Siniakova (ceca, 20), Naomi Osaka (giapponese, 19), Catherine “CiCi” Bellis (statunitense, 17), Oceane Dodin (francese, 20), Luisa Chirico (statunitense, 20), a giocarsi i restanti 4 posti. Fra queste stupiscono soprattutto le più giovani, fra cui la Osaka, giapponese di madre ma haitiana di padre, un curioso mix esplosivo che la rende una giocatrice potente da fondo e solida, una baby Serena Williams, e CiCi Bellis, la più piccola (classe 1999), nuovo che avanza prepotentemente.

Se la formula maschile funzionerà, speriamo entri in programma anche un Next Generation WTA finals. Se non succederà, o se succederà solo fra qualche anno, probabilmente dovremo solo aspettare e consolarci con le WTA Finals “delle grandi” a cui molte di queste sicuramente parteciperanno.

Exit mobile version