Svetlana Kuznetsova, tra mistica e non luoghi

Il termine mistica o misticismo deriva dal greco antico μυστικός – mystikós – strettamente legato a μυστήριον – mystḕrion – ossia mistero. Parola inflazionata, ricca di sfumature: i greci volevano indicare i misteri propri dei culti iniziatici, i cristiani il percorso di un uomo disposto a rinunciare a sé stesso pur di conoscere la verità, mentre i russi attribuiscono alla mistica la capacità di congiungersi all’assolutotramite doti ultraterrene di cui Dio ha, senza una logica, ha dotato alcuni esseri umani in quanto, «non ci si eleva, se Dio non ci eleva».

I non luoghi della Russia, quelle distese vaste, estreme, marcate da orizzonti senza fine, che inducono all’introspezione, alla ricerca di sé stessi al di là di sé stessi, sembrano riflettersi, plasmarsi, nella personalità enigmatica di Svetlana Kuznetsova. Cara agli dei del tennis Svetlana lo è sempre stata ma ogni cosa ha un prezzo e se i sacrifici consumati da adolescente in Spagna, lontana dalla madre terra, le hanno permesso di spiccare il volo verso l’US Open ad appena diciannove anni, la ricerca di assoluto in quel congegno complicato quanto prezioso conseguenza del connubio mente-cuore che fa della Kuznetsova giocatrice una creatura inscindibile dallaKuznetsova essere umano”, ha forse preso forma molti anni dopo, nelle cadute, nel rischio costante di rimanere un qualcosa di incastrato nel limbo oscuro in cui era scivolata per lì rimanere sospesa, ai margini di una prospettiva infinita.

Solo Svetlana Kuznetsova sa in quali abissi interiori fosse custodita la verità capace di pacificare la sua anima inquieta e impalpabile. Solo lei conosce il valore della sua risalita fino alla top ten. Un qualcosa che parte da lontano, dal profondo, così come da una voragine di emozioni è evoluta la sua conferma alla Kremlin Cup, nel nome del 17esimo titolo WTA assoluto, nel nome di un ritorno alle WTA Finals dopo un’assenza lunga sei anni, nel nome di Svetlana Kuznetsova, un verso irresistibilmente attirato dal baratro ma destinato ad elevarsi alle carezze del cielo.

Olympic Games 2016 Rio

Accreditata come prima forza del seeding, quindi agevolata da un bye, Svetlana Kuznetsova ha esordito sul centrale dell’Olympic Stadium stringendo in pugno un match tiratissimo contro Alize Cornet. Se nei quarti di finale la russa si è lasciata alle spalle tante tensioni e Timea Babos, nel penultimo atto ha reso impotente Elina Sviolina per l’intero primo set, salvo cadere vittima di una serie di incertezze nella ripresa, ma tornare a dettar legge nel parziale decisivo. Opposta a Daria Gavrilova in finale, Sveta ha pagato un po’ di emozione, ma dallo 0-2 ha preso in mano le redini del gioco e il divario si è concretizzato attraverso dieci games consecutivi. Nonostante il tabellino della sua avversaria si sia rinfrancato di un game, al minuto 73, Svetlana ha potuto lasciarsi cadere sul cemento di casa, lo sguardo verso il soffitto, a cercare quell’oltre che è sinonimo di assoluto.

Simile a un personaggio uscito da una pagina di Fedor Dostoevskij Svetlana Kuznetsova è consapevole che non si assopiranno mai i demoni e gli dei che abitano il suo cuore, sa che continuerà a vincere, a perdere, a incantare, ad agitare, a irritare, a conquistare; come una figura intrappolata all’interno di un dipinto di Caravaggio navigherà in simbiosi con una scintilla primordiale avvolta nelle tenebre; prigioniera di un’oscurità che può infrangere in qualsiasi momento, per quindi rischiare di restare abbagliata dalla sua stessa luce, ma comunque capace di dar vita un impetuoso vortice che prende per mano, per condurre in un non luogo dove a vincere saranno sempre le emozioni.

KREMLIN CUP – MOSCA

WTA Premier – Russia – October 2106 – Hard – Outdoor – $758,788

R32: Bye

R16: [1] Svetlana Kuznetsova (Rus) def. Alize Cornet (Fra) 6-4 7-5

Q: [1] Svetlana Kuznetsova (Rus) def. [9] Timea Babos (Hun) 7-5 6-7(2) 6-2

S: [1] Svetlana Kuznetsova (Rus) def. [4] Elina Svitolina (Ukr) 6-1 6-7(2) 6-4

F: [1] Svetlana Kuznetsova (Rus) def. Daria Gavrilova (Aus) 6-2 6-1

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