Il caso doping di Tara Moore, tennista britannica ed ex numero 183 del ranking mondiale, si arricchisce di un nuovo capitolo destinato a far discutere. Dopo un lungo iter giudiziario, il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) ha deciso di squalificarla per quattro anni, ribaltando la precedente assoluzione del dicembre 2023. Una sentenza che riaccende i riflettori su una vicenda complessa, iniziata oltre due anni fa, e che potrebbe segnare un precedente significativo nel mondo dello sport.
Una storia che parte da lontano
Tutto ha avuto inizio nell’aprile del 2022, quando durante un controllo antidoping la giocatrice risultò positiva a due sostanze vietate: nandrolone e boldenone, entrambi steroidi anabolizzanti. L’International Tennis Integrity Agency (ITIA) annunciò immediatamente la sua sospensione, congelando di fatto la sua carriera. Da allora è iniziato un percorso legale complicato, con Moore sempre determinata a dimostrare la propria innocenza.
Secondo quanto emerso nei mesi successivi, la tennista britannica ha sostenuto fin dal principio di non aver mai assunto consapevolmente sostanze dopanti, avviando una lunga indagine personale per scoprire l’origine della positività. Nel dicembre 2023, un tribunale indipendente accolse la sua versione dei fatti, concludendo che la presenza di nandrolone e boldenone fosse dovuta al consumo di carne contaminata, una problematica già nota in alcuni casi sportivi internazionali.
Nonostante la piena assoluzione, il tribunale riconobbe una certa negligenza da parte della tennista. Nonostante ciò, Moore tornò in campo nel luglio 2024, riprendendo l’attività agonistica prevalentemente nei tornei di doppio.
Il ribaltamento del TAS
La vicenda sembrava conclusa, ma l’ITIA ha deciso di non fermarsi e ha presentato appello al TAS. Gli esperti scientifici del tribunale arbitrale hanno riesaminato i campioni prelevati alla tennista, riscontrando livelli di nandrolone troppo elevati per essere spiegati solo da una contaminazione alimentare.
La direttrice dell’ITIA, Karen Moorhouse, ha sottolineato come la decisione del TAS sia stata particolarmente sofferta, ma inevitabile. “La decisione non è stata presa a cuor leggero. I nostri consulenti scientifici indipendenti hanno stabilito che Moore non ha spiegato in modo soddisfacente l’alto livello di nandrolone trovato nel suo campione”, ha dichiarato.
Alla luce di questi nuovi esami, il TAS ha stabilito una squalifica di quattro anni per Tara Moore, detraendo però i 19 mesi già scontati durante la sospensione provvisoria. Di fatto, alla tennista restano da scontare ancora circa due anni e mezzo di stop.
Un precedente che farà discutere
Il caso di Tara Moore non è solo la storia di una tennista di medio livello coinvolta in un caso di doping, ma rischia di diventare un precedente delicato per il mondo dello sport. La vicenda mette in discussione i limiti delle difese legate alla contaminazione alimentare, un tema ricorrente in numerosi casi di doping degli ultimi anni.
La decisione del TAS è destinata a pesare nel dibattito internazionale sulla responsabilità oggettiva degli atleti e sulla validità delle giustificazioni legate alla dieta e ai prodotti contaminati. Per Moore, invece, si tratta di un nuovo stop forzato in un momento della carriera in cui stava cercando di ricostruire il proprio percorso sportivo.
Resta ora da capire se la tennista britannica accetterà la sentenza o tenterà un ulteriore ricorso, ma intanto il verdetto del TAS rappresenta un punto fermo in una vicenda che da oltre due anni tiene banco nel tennis internazionale.


