Le tenniste che hanno reso grande l’Italia

Dulcis in fundo in questa carrellata delle nazioni più forti del tennis femminile e delle relative esponenti, non poteva mancare l’Italia, patria di atlete fortissime, capaci di imporsi come top players e conquistare i più importanti trofei al mondo. Il terzo millennio comincia alla grande per il tricolore azzurro, con la nativa di Napoli Rita Grande che nel 2001 raggiunge gli ottavi di finale a Melbourne e al Roland Garros, issandosi qualche mese dopo al numero 24 del mondo, suo best ranking.

 

L’anno seguente è un’altra grande atleta a raggiungere il suo best ranking; si tratta di Silvia Farina, che scalando la classifica fino all’undicesimo posto ottiene il miglior piazzamento italiano dell’era open. Nel frattempo, tante giovani scalpitano nel nostro vivaio ma è un po’ vizio nostrano esplodere tardivamente, raggiungendo il culmine della carriera più avanti negli anni. È ciò che è successo, ad esempio, a Tathiana Garbin, che nel 2001 aveva battuto Monica Seles a Indian Wells e nel 2004 sorprese tutti superando la campionessa in carica Justine Henin al Roland Garros. Eppure, solo nel 2007 arriva il best ranking di numero 25 al mondo, a 30 anni appena compiuti.

Fed Cup 2010

Queste atlete e tante altre, come l’elegante Alberta Brianti, la potente Mara Santangelo, e la grande colpitrice Maria Elena Camerin, hanno dato vita il via al più florido periodo della nazionale italiana, reso tale da quattro tenniste che hanno fatto la storia non solo del tennis azzurro, ma anche di quello mondiale. La scintilla scocca nel 2006, a Liegi, e nella formazione italiana schierata dal capitano Corrado Barazzuti compaiono già dei 3 nomi competitivi nel tour WTA, ma che nessuno può neanche immaginare saranno in grado di compiere imprese eroiche. A giocare i singolari della prima giornata vi sono Francesca Schiavone e Flavia Pennetta. Due ragazze così diverse, con un destino inevitabilmente intrecciato.

Francesca, milanese di nascita, portatrice di un tennis fatto di variazioni, discese a rete, giochi di tocco e rovescio a una mano potente ed efficace, anche se è con il dritto che dipinge tennis e si apre il campo prima di accarezzare la palla con le volee. Flavia invece, brindisina, ha un gioco da fondocampo potente, con dritto uncinato carico e soprattutto un rovescio a due mani potente e preciso, soprattutto quando cambia in lungolinea. Anche lei sa variare benissimo il gioco con smorzate e discese a rete, dove il tocco non le manca affatto. In questa prima giornata, solo Francesca riesce a portare a casa il punto mentre Flavia deve cedere ad una devastante Henin, che il giorno dopo batte anche Schiavone e porta il Belgio sul 2-1.

A portare l’incontro al doppio decisivo è Mara Santangelo, ragazza con un fisico devastante e un tennis esplosivo, fermata troppo presto dagli infortuni. A scendere in campo per la vittoria in doppio vi è ancora Francesca, ma questa volta al suo fianco vi è Roberta Vinci. Pugliese come Flavia, ma nata a Taranto, ha condiviso con questa il percorso giovanile, e porta nel tour un gioco unico, in via d’estinzione.

Roberta usa in modo quasi esclusivo il rovescio in slice, colpendolo coperto solo in caso di passante, e grazie a traiettorie velenose ed illeggibili si fa largo verso la rete, dove gestisce gli spazi e i tempi come nessun’altra. Complice la fortuna, Henin è costretta al ritiro nel parziale decisivo e gli azzurri stentano a crederci: si tratta della prima Fed Cup vinta della storia, eppure è solo l’antipasto degli anni a venire.

Nel 2009 Flavia Pennetta cambia marcia e grazie ad un grande swing nordamericano conquista un posto tra le prime 10 al mondo. È la prima italiana di sempre a farcela, ma non rimarrà l’unica a lungo. In quello stesso anno l’Italia si aggiudica la sua seconda Fed Cup, superando questa volta in finale gli Stati Uniti, privi però delle migliori atlete. Nel 2010 Francesca compie 30 anni, e nonostante un’ottima carriera ha ancora il meglio da offrire al circuito.

In una finale epica, seguita da milioni di italiani incollati allo schermo, l’azzurra supera l’australiana Samantha Stosur e si butta a terra: il Roland Garros è suo. L’Italia non otteneva un risultato così prestigioso da diversi decenni e non era mai successo nel femminile. Francesca vola verso la top5 e gioca da tale per altri diversi mesi, trascinando anche l’Italia verso la terza Fed Cup, arrivata proprio in questo anno sempre ai danni degli Stati Uniti. Nel 2011 va vicinissima al ripetere l’impresa, perdendo a Parigi in finale da Na Li.

Roland Garros 2010: Francesca Schiavone dopo la sua più grande vittoria

Il 2011 è anche l’anno d’esordio ad alti livelli di una giovanissima Camila Giorgi, timida ragazza marchigiana di origini argentine che colpisce la palla con rara violenza. Si qualifica per Wimbledon, mostrando da subito una spiccata passione per l’erba. I tempi sono ancora acerbi, ma vi sarà modo di parlare di lei in futuro. Il 2012 invece è nel nome di una emiliana, arrivata alla maturità tennistica prima di tante connazionali.

 

Sara Errani è minuta, ma possente, dotata di un dritto carichissimo che rimbalza alto e spinge lontane le avversarie, soprattutto sulla terra. Il servizio va piano rispetto a tante colleghe, ma le sue gambe vanno molto più veloci, e soprattutto Sara sembra sapere sempre dove tirerà la sua avversaria, facendo così impazzire anche le migliori colpitrici. A Melbourne si spinge a sorpresa fino ai quarti di finali ma il vero capolavoro arriva però qualche mese dopo, quando fa cadere una dopo l’altra le migliori al mondo e si prende di diritto un posto nella finale del Roland Garros. Per il terzo anno consecutivo vi è una azzurra nell’atto conclusivo.  In finale Maria Sharapova è strabordante, ma l’esito non toglie nulla alla grandezza di Sara.

Qualche mese dopo è nelle ultime quattro a New York, dove solo Serena può fermarla. La classifica non può che sorridere e Sara vola alle WTA Finals, dove conquista anche una vittoria. Il 2013 continua a vederla protagonista con tanti ottimi piazzamenti, incluse le semifinali a Roma e Parigi, e arriva ancora alle WTA Finals. Ma non c’è solo il singolare. Sara gioca con Roberta Vinci e le due formano una delle coppie più forti di questo millennio. Insieme sono in grado di raggiungere la vetta del ranking e trionfare in tutti e quattro i Major, completando così il Career Grand Slam.

A fine 2013 Errani guida l’Italia alla quarta Fed Cup, ma dall’anno seguente sembra perdere lentamente la sua forma smagliante, mantenendo comunque un buon ranking. Nel frattempo, la giovane Camila Giorgi ha già giocato due ottavi di finale Slam, il primo nel 2012 a Wimbledon e il secondo nel 2013 a Flushing Meadows, mentre l’altoatesina Karin Knapp, ragazzona dal servizio e dritto devastanti, entra ed esce dal circuito a causa di problemi fisici, ma riesce a regalarsi ottimi successi prima del ritiro definitivo.

Il 2015 inizia nel dubbio generale: Francesca Schiavone ha 34 anni e sembra ormai nella fase finale della carriera, Sara Errani fatica a ritrovarsi, Flavia Pennetta ha avuto brutti problemi al polso e Roberta Vinci, a 32 anni, sembra aver dato tutto, concretizzando soprattutto in doppio. E invece c’è tutto un altro capitolo da scrivere. A Flushing Meadows sia Roberta che Flavia partono col piede giusto. Arrivate entrambe ai quarti, non è la prima volta per nessuna delle due, la prima si trova davanti la giovane rampante Kristina Mladenovic, che cade al cospetto dell’intelligente tattica di Roberta. La seconda invece affronta la due volte campionessa Slam Petra Kvitova, impotente davanti alla perfetta interpretazione della superficie di Flavia. La brindisina si è sempre trovata bene su questi campi e più volte ha dato l’impressione di poter fare qualcosa in più, come quando aveva ceduto ai quarti a Kerber nel 2011.

Il giorno delle semifinali rimarrà per sempre nella storia di questo sport. Ad aprire la giornata c’è la sfida tra Pennetta e la numero 2 del mondo Simona Halep, una partita a ritmi altissimi in cui il rovescio di Flavia fa da padrone. È un sorriso raggiante quello dell’azzurra, che piega la resistenza di Simona e vola verso la sua prima finale Slam, già pronta all’idea di affrontare la padrona di casa Serena Williams. E invece va in scena l’incredibile.

Dopo un set di ordinaria mattanza, Roberta Vinci si scuote, rientra in partita e improvvisamente si rende conto di avere una chance, di non essere già sconfitta. Il rovescio in slice si fa più tagliente, le discese a rete più proficue. Nella più bella delle trance agonistiche Roberta porta a casa il secondo set e Serena comincia a scalpitare. Il terzo è set è semplicemente storia, con quel punto magico che rappresenterà per sempre Roberta, quando alla fine di uno scambio incredibile la pugliese chiede al pubblico di applaudire anche lei. Un’ultima demi-volèe vincente segna la fine della partita e il mondo intero stenta a crederci.

È una finale Slam tutta azzurra quella della domenica che segue, e non può essere che un giorno di festa. È la potenza di Flavia a trionfare in un match ricco di tensione e durante le premiazioni arriva la doccia gelata che nessuno desiderava. Flavia ha raggiunto l’apice della carriera, e come lo scalatore che arrivato in cima alla montagna ha davanti il più bel panorama, per lei questo successo rappresenta il momento giusto per dire addio al tennis. Continuerà fino alla fine della stagione, prendendo parte per la prima volta alle WTA Finals prima di salutare definitivamente.

Roberta invece continuerà il suo momento d’oro anche nel 2016, vincendo il Premier di San Pietroburgo ed entrando tra le prime 10 al mondo. Il 2017 sarà per lei l’inizio del declino e il 2018 vedrà i ritiri ufficiali di lei e Francesca Schiavone. C’è una nota dolce ad accompagnare questi dolorosi addii, poiché a Wimbledon Camila Giorgi arriva fino ai quarti di finale, dando dura battaglia ad una Serena Williams da poco tornata nel circuito.

Nei due anni che seguono, Sara Errani ha avuto problemi con l’antidoping, dovendo restare fuori dal circuito per diversi mese a causa di un test positivo, e Francesca Schiavone ha dovuto affrontare la battaglia più grande della sua vita, sconfiggendo un tumore e tornando più forte che mai, pronta per la sua nuova avventura come proprietaria di un ristorante nella sua Milano.

La situazione, ad oggi, non è delle più radiose per il tennis azzurro. Nuove ragazze si sono avvicinate al tennis che conta, come Jasmine Paolini, Jessica Pieri e Deborah Chiesa, altre sono state in grado di rilanciarsi nonostante l’età non più da ragazzine, come Martina Trevisan, Martina di Giuseppe o Giulia Gatto Monticone. A guidare la nazione c’è ancora Camila Giorgi, che nel 2019 ha dovuto far fronte ad un brutto infortunio che non l’ha lasciata giocare, facendola anche crollare in classifica, ma dietro di lei si fatica a vedere una luce.

Ad offrire al momento le migliori speranze è la 19enne Elisabetta Cocciaretto, che nel corso del 2019 e inizio 2020 si è messa in mostra anche nel circuito WTA oltre che Itf, facendosi trovare pronta e carica. Più indietro, le più giovani Lisa Pigato, Melania Delai, Matilde Paoletti, Asia Serafini e via dicendo si stanno facendo le ossa, pronte a debuttare tra qualche anno. Bisogna esserne coscienti, per qualche stagioni l’Italia arrancherà e ci vorrà molto di più per replicare certi successi, ma vi è un futuro all’orizzonte, e sarà il turno di nuove tenniste, capaci di farci sognare ancora, e trascinarci con loro sui nei più grandi stadi al mondo. 

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