Zitti tutti, Sarita vince ancora. E scrive una lettera ai ‘criticoni’

Al Roland Garros si sono delineati tutti i quarti di finale. Sul fronte femminile, oggi si sono giocati i due incontri della parte bassa del tabellone che, dopo l’uscita eccellente al primo turno della n. 2 del mondo Na Li, è diventata apertissima. Ne sono uscite indenni Sara Errani, che ha sconfitto in due set Jelena Jankovic, e Andrea Petkovic, che ha vinto di esperienza dopo una lunga battaglia contro l’ardita olandese Kiki Bertens. Dall’altra parte, continua la marcia di Svetlana Kuznetsova, che dopo aver battuto Petra Kvitova estromette ben più facilmente la connazionale Lucie Safarova; la futura avversaria è Simona Halep, esecutrice in due set di Sloane Stephens.

Di questo quartetto, è difficile definire la favorita per la finale. L’unica ad avere già vinto l’Open di Francia è la russa Kuznetsova, nel 2009, stracciando in finale la connazionale Dinara Safina; un secolo fa, insomma. Da quel torneo ‘Sveta’ ha passato molti alti e bassi e non è mai riuscita a ritornare nella top-ten; la bella prova a Parigi ha il sapore di una vera e propria rinascita. Apparsa, finalmente, in gran forma fisica, la russa – esecutrice di Camila Giorgi – ha saputo sfruttare al meglio le armi del suo talento ed estromettere la Kvitova in quella che probabilmente rimane il match più bello del torneo. Prossima avversaria è Simona Halep, ormai una certezza. La rumena, tennis intelligente adatto alla terra e tignosa determinazione, in poco più di un anno è apparsa quasi dal nulla vincendo tornei (ben 7) e spingendosi in top five, fino alla quarta posizione mondiale. Per Simona è probabilmente questo il momento adatto per fare il colpaccio in un torneo del Grande Slam, dove non ha mai superato i quarti (conquistati, oltre a qui, negli ultimi Australian Open).

Dall’altra parte, c’è Sara Errani, che sulla terra parigina è ormai diventata una conferma. Dopo l’inattesa finale del 2012, si è spinta fino in semi l’anno scorso: un risultato che Sarita potrà eguagliare se supererà Andrea Petkovic, tra queste la più “outsider”. La bella e danzante tedesca, classe ’87 come Errani, nel 2011 aveva conquistato i quarti in ben tre Slam su quattro, a parte Wimbledon. L’anno dopo, la serie di sfortunati eventi: dopo un lungo infortunio alla schiena, Petkovic rientra nella sua Stoccarda, ma durante un match con Victoria Azarenka cade e si fa male alla caviglia; il dolore le nega la partecipazione al Roland Garros, Wimbledon e alle Olimpiadi. Dopo un 2013 di ‘convalescenza’ Andrea quest’anno è definitivamente tornata. Nel 2014 vince addirittura il suo torneo più importante, il Premier di Charleston, battendo in finale Jana Cepelova. Qui, approfittando del passo falso di Li, ha sfruttato come si deve un ‘corridoio’ non privo di insidie, battendo grazie alla maggiore esperienza le giovani Stefanie Voegele, Kristina Mladenovic e, oggi, Kiki Bertens, lasciando per strada sempre un set. Il match di oggi contro la biondina olandese è stato oggettivamente molto brutto e la vittoria della Petkovic è stata causata in primis dalla troppa fretta della ventiduenne di Wateringen, che dopo aver vinto meritatamente il primo set, si è sciolta nel secondo e ha ceduto dopo una dura lotta nel terzo, dove la tedesca ha avuto la determinazione di sfruttare i momenti più decisivi. C’è anche da dire che Andrea era debilitata da un virus intestinali: “in questi giorni è il water il mio migliore amico!” ha dichiarato bellamente alla stampa.

Pare molto difficile che Andrea possa fare male a Sara Errani, la quale oggi è riuscita a superare il grande valico di un bellissimo e vorticoso primo set contro la serba. Sempre seriosa e concentrata, Sara ha dimostrato di essere molto più propositiva che in passato e in grado di costruire il gioco e spostare a suon di rovesci una serba sempre più galoppante. Nel primo la nostra ha sprecato una palla per salire 5 a 1. Dopo il sesto gioco l’ex n. 1 del mondo ha chiesto un medical time out per un problema alla coscia destra, ma alla ripresa inizia a correre più di prima, riparando a un parziale compromesso e salendo 5 a 4 con servizio a disposizione. A quel punto Sarita, nonostante non fosse al 100% fisicamente e malgrado i crampi e un po’ di sconforto – durante un cambio campo ha pure versato qualche lacrima – ha avuto il coraggio di annullare un set point avversario e chiudere di misura al tie-break. Ha vita molto più facile nel secondo, contro una serba totalmente innervosita e in lotta con i propri demoni interiori.

Un suggerimento da un telecronista di Eurosport: l’insofferenza mostrata dalla Jankovic, soprattutto al termine di alcuni punti vinti era eloquente di una certa ‘supponenza’ di classe che Jelena non ha mai nascosto nei tempi d’oro. I suoi gridolini, il suo sguardo eloquente e le mani aperte in una preghiera incredula verso l’inseparabile fratello, come a dire: “Ci vuole tanto? Ma è mai possibile che io, n. 1 di Serbia, stia perdendo con questa arrotina?”. Ora, senza fare processi alle intenzioni, immaginiamo per scherzo che sia proprio questa la sua intenzione, una sorta di presunzione verso quell’italiana dal servizio imbarazzante e dalla corsa frenetica, simile a quella di un barboncino epilettico, se confrontata con il suo trotto aggraziato, lei che ogni due passi fa sei metri, come i Watussi. Ma il servizio da parrocchia di ‘Sarita’ non sfigura se confrontato alla incapacità di ‘JJ’ a rete, mostrata oggi nel suo fulgore: ogni volta che Sara accennava un dropshot o uno slice corto la serba non capiva più niente. Si allungava verso la palla giusto per spostarla di là e poi tornava improvvisamente indietro ‘a gambero’, come se il net fosse ricoperto da una cortina di fuoco. La goffaggine con la quale cercava di contrastare i passanti di Errani erano degni esempi trash del tuffo acrobatico: come una gazzella si buttava a picco verso la palla senza nessuna logica, come se sapesse che da lì a poche frazioni di secondo sarebbe scoppiata una bomba. Il salto terminava con la pallina tristemente scivolata in rete e Jelena con il capo chino e le lunghe gambe in una spaccata innaturale, immobile come una ballerina al termine della sua esecuzione nella (vana) ricerca di un applauso; il quale, invece, celebra ancora Sara, vittoriosa di nuovo dopo la bella vittoria accaduta due settimane fa, nelle semifinali di Roma.

Decisamente colorito è stato poi il tifo serbo che ha sostenuto la sua beniamina durante tutto il match. I tifosi serbi, lo abbiamo imparato nelle partite di Djokovic, sono sempre molto sanguigni. A Roma, nella semifinale contro Sara, un piccolo ma intraprendente gruppetto di serbi ha fatto valere a gran voce la Jankovic tanto da scatenare la reazione della fazione italiana. Oggi non è stato da meno, e forse si è spinto troppo al limite, con urla sguaiate nei momenti meno opportuni: sono saltati all’occhio, tra gli altri, quattro signori biancocamiciati con occhiali da sole più volte ripresi dalle telecamere; anche qui, il pubblico francese, perplesso da quei comportamenti, ha iniziato a incitare Sara.  Non deve scandalizzare, dunque, il gesto di Sara appena dopo la sua vittoria – l’indice premuto alla bocca per intimare il silenzio con aria di sfida (vi postiamo gli highlights, il gesto in questione è ovviamente alla fine del video).

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Quel gesto, però, in fondo non era rivolto solo a loro. Il presentimento è che Sara Errani, atleta di granito ma anche ragazza molto sensibile, istintiva e un po’ permalosa, stia combattendo da mesi una battaglia personale e sentita contro chi non fa che criticarla. La romagnola è da due anni buoni la n. 1 italiana e forse diventerà la più forte azzurra di sempre. Ma è meno amata delle due generalesse, Pennetta e Schiavone, e perfino più malvista della Giorgi. Perché questo? In primis, il suo caratterino da ragazzina un po’ scontrosa e determinata. I suoi pugnetti, i suoi “vamos” (“sedicevamosalloranonsisenteitaglianavergognaa!”) le sue non-strette di mano, le sue dichiarazioni, troppo spesso distorte o fraintese (tutto iniziò nel 2012 quando – non l’avesse mai fatto – dichiarò di odiare l’Inter, di non stimare Balotelli e diede del “fighetto” a Federer). Sara, insomma, non piace come le altre perché non è figa come Flavia e Camila e non è solare come Francesca. Così molta gente, ogni volta che fa dei passi falsi, non perde occasione per irriderla o denigrarla. Come quando subì, a Wimbledon 2012, il Golden Set per mano di Yeroslava Shvedova (“benecosìimpariadirecheodilIntertié!”) o in certi momenti dei mesi scorsi, quando non vinceva (quasi) più una cippa.

Così oggi Sara, nonostante la gioia per i quarti conquistati, si è preoccupata di scrivere una lettera aperta a giornalisti e appassionati. Riportiamo direttamente la foto della lettera originale:

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Le cause scatenanti di questa lettera sarebbero state le domande di alcuni giornalisti; nel corso della conferenza stampa dopo la vittoria contro l’israeliana Julia Glushko aveva in effetti mostrato qualche segno di tensione, soprattutto durante uno scambio di battute con un noto giornalista e direttore.

Lasciamo ad altri le debite considerazioni. Ma se un’atleta italiana – la migliore, nel suo sport – si sente in dovere di scrivere una letterina ai giornalisti, si sente quasi in dovere di giustificarsi di ciò che fa e ciò che dice e si augura una futura ‘tregua’, allora significa che qualcosa non va. Non in lei, ma in certi giornalisti che, per raggranellare qualche copia venduta o qualche clic in più – sputa nel piatto dove mangia criticando gli atleti senza i quali il tennis italiano avrebbe un’utenza da-prefisso-telefonico, tanto per citare il Comico. O certi pseudoappassionati, che fregandosene di norma del tennis, si affacciano nel vilipendio attirati come mosche quando fiutano l’odore di un potenziale dibattito distruttivo. Tutto il resto, signori, è tennis. 

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