Coppa Davis: le pagelle dei quarti di finale

Fa caldo, eh?!

Mentre voi vi sollazzavate al mare, al lago o in qualche pozzanghera ove siete soliti grufolare, noi ci siamo sobbarcarti l’onere di monitorare tutto il fine settimana di Coppa Davis, rischiando a più riprese di essere sopraffatti dall’arsura e dalle allucinazioni provocate dalle magliette di James Ward. Al termine di questa massacrante tre giorni non possiamo esimerci dalla compilazione delle famigerate pagelle, speranzosi di trasmettervi almeno un po’ della sofferenza patita al vostro posto.

Australia – Kazakistan

Oleksandr Nedovjesov – voto 8+
Il carneade kazako conferma di trovarsi particolarmente a proprio agio contro squilibrati dal quoziente intellettivo infinitesimale. Dopo aver grigliato quel gran genio del Fogna in quel di Astana Oleksandr, per gli amici Tiziano, ha ridotto il tripolare Kyrgios a spiedino di canguro. I suoi encomiabili sforzi non sono bastati alla propria multinazionale per accedere alle semifinali di Davis. Per consolarsi il buon Nedo ha già organizzato un quadrangolare con Gulbis e Paire e Amanda Knox.

Nick Kyrgios – voto 0.5
Cosa dire del nostro inguaribile psicolabile? Come già accaduto a Wimbledon, nel corso dell’incontro con Gasquet, anche stavolta l’umorale tamarro ha ostentato la volontà di abbandonare il campo a partita in corso. Non sappiamo quali demoni ne stiano osteggiando l’ascesa, di una cosa però siamo certi. Di fessi come lui non ce n’è.

Sam Groth – voto 9
L’inguardabile australopiteco, dimostrazione vivente dell’infondatezza della teoria evoluzionistica di quel trombone di Darwin, contribuisce in maniera decisiva alla vittoria finale. Brandendo la racchetta come una clava ed emettendo versi belluini incute il timore necessario ai baldanzosi kazaki, costringendoli ad una ritirata frettolosa. Nonostante l’acclarata primordialità Sam ha deciso di celebrare l’impresa in modo parco e discreto. Mentre i compagni festeggiavano con fiumi di birra il nostro tenero cavernicolo se ne stava in disparte, sgranocchiando una cartilagine di Mammut.

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Leyton Hewitt – voto 10
La carcassa australe, giunta agli sgoccioli della 18ima reincarnazione tennistica, trova ancora il modo di arricchire il proprio album delle memorie. A seguito del disastroso esordio dei poppanti Kyrgios-Kokkinakis si è reso necessario l’intervento di nonno Leyton. L’anziana gloria del tennis oceanico, una volta liberatosi da flebo catetere e tripode, riesce a capovolgere le sorti di un quarto di finale apparentemente segnato, dopo il 2-0 iniziale. Prima in doppio e poi in singolo, aggiudicandosi il quinto e decisivo incontro, Hewitt trascina se stesso e l’intera nazionale ad una semifinale scontata alla vigilia, ma vieppiù improba in corso d’opera. Grazie a questa impresa Leyton si è garantito la gratitudine imperitura dei connazionali, un corposo aumento della pensione di invalidità e una doppia razione di mele cotte dopo

Argentina – Serbia

Viktor Troicki – voto 3-2
Per la seconda volta consecutiva il serbo va a perdere una partita con un vantaggio di due set. A Wimbledon si fece rimontare da Pospisil, conficcando nel cesso l’abnorme opportunità di raggiungere i quarti. Non pago dello scempio londinese Troicki trova il modo per ingigantire la propria onta, riuscendo nell’inverosimile impresa di subire la rimonta di Federico Delbonis, precludendo alla Serbia ogni possibilità di vittoria.

Federico Delbonis – voto 12
In Argentina è scoppiata la Delbonis-mania. Lo sciatto argentino ha consegnato alla propria nazionale il punto decisivo, grazie al suo estasiante tennis Champagne. Forse Champagne è troppo, diciamo grazie al suo decoroso tennis Spumante. Vabbe, pure Spumante è eccessivo. Delbonis ha regalato il punto della vittoria grazie al suo sordido tennis Tavernello. Con questo successo Federico sta scalando tutte le classifiche di popolarità in patria. Maradona e Papa Francesco possono solo lustrargli le scarpe.

Belgio – Canada

David Goffin – voto 6
Provvede alla tumulazione dei malcapitati figuranti canadesi con solerte sbrigatività. Tra un’esibizione e l’altra, giusto per non sprecare l’intero fine settimana, trova il tempo di frequentare un corso da sommelier e prendere due lezioni di paracadutismo.

Peliwo/Dancevic/Shamasdin – 8
Bellissima esperienza per questi tre irresistibili dopolavoristi. Chiamati in causa per la defezione di 124 tennisti canadesi meglio classificati, sul campo non hanno fatto mancare grinta, tenacia e combattività. Unica nota di demerito riguarda l’incapacità di tenere una racchetta in mano. Da domani potranno tornare a schiumare cappuccini e vendere calzini di spugna con la consapevolezza di aver infangato a dovere l’onore della patria.

Gran Bretagna – Francia

Andy Murray – voto 4
Il principe dell’ipocondria ne ha simulata un’altra, arricchendo la già traboccante galleria di nefandezze. Sotto di un set e di un break contro Gilles Simon lo scozzese, in passato candidato alla palma d’oro per la miglior interpretazione di un attacco epilettico, questa volta è riuscito a coniare un nuovo insopprimibile malanno: una via di mezzo tra una tubercolosi acuta, una paralisi fulminante e un’infiammazione vaginale. Il suggestionabile Simon, mosso a compassione, ha elargito il match al morente Murray, nella speranza che questo dolce momento potesse rendergli più lieve il tragitto verso il regno dei cieli.

Leon Smith – voto 10
Se la Gran Bretagna si è guadagnata lo storico traguardo delle semifinali gran parte del merito è suo. Capitano imprescindibile, onnipresente e più volte decisivo nel corso della sfida. Porge l’asciugamano sempre al momento giusto, avvicina la bottiglietta d’acqua ogni volta che Murray glielo ordina e urla “come on” con commovente regolarità. Come se ciò non bastasse si prende anche la briga di pulire i cessi del Queens a fine partita.

Arnaud Clement – voto 2
Il luminare del tennis francese regala ancora una soddisfazione a tutti i francofobi. Sceglie di rinunciare alle prestazioni tennistiche di Gasquet, reduce dalle semifinali nel challenger di Wimbledon, in favore della parodia di Tsonga. Non più di otto mesi fa, nel corso della finale di Davis con la Svizzera, schierò l’agonizzante Gasquet, rinunciando ai servigi di un Simon in evidente stato di grazia. Lungi da noi la volontà di fomentare odio e violenza nei confronti del povero Clement, ma Robespierre fu ghigliottinato per molto meno.

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