Andy Murray e la sua battaglia contro il “sessismo”

Andy Murray e la sua battaglia contro il “sessismo”

Andy Murray, da sempre portabandiera e promotore dell’ uguaglianza fra uomini e donne, per quel che riguarda il mondo del tennis. Le sue dichiarazioni principali sull’ argomento.

di Andrea Mariotti

“La prossima volta verrai a raccontarci che il tuo nuovo allenatore è un cane”; è quello che pensava un collega di Andy Murray, ai tempi giocatore, e che ora ricopre il ruolo di coach, quando il tennista britannico comunicò la sua partnership con la francese Amelie Mauresmo, prima ed unica donna ad allenare un tennista di sesso maschile.

Ebbene si, c’ è stato anche chi ha pensato che Andy si stesse prendendo gioco dei giornalisti, durante il suo annuncio, ma Murray da sempre sostenitore dell’ uguaglianza tennistica fra i due sessi, non scherzava. Per lo scozzese si tratta di un rapporto del tutto naturale, probabilmente agevolato dal fatto che il primo vero allenatore dell’ ex numero uno del mondo, sia stata la madre.

Una partnership che è sempre stata vista con diffidenza, e che Andy difende a spada tratta: “Ogni volta che perdevo un match veniva puntato il dito contro la mia allenatrice, che veniva ritenuta responsabile; cosa può saperne una donna del tennis maschile, e io potrei rispondere che se invertiamo i ruoli, le cose dovrebbero essere viste allo stesso modo, quando invece ci sono tantissimi allenatori maschi, che lavorano al fianco di tenniste femmine”.

Murray è uno dei giocatori che si è sempre schierato a favore della parità di montepremi fra circuito Atp e circuito Wta, cosa che in realtà si verifica solo nei quattro Major, a differenza di tutti gli altri eventi, che vedono i montepremi dei tornei maschili superare il valore di quelli femminili.

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  1. Damiano ROlland - 3 anni fa

    L’unica cosa che non condivido è la parità del montepremi. Se un match maschile è visto da 5 milioni di persone (numero a caso) ed uno femminile da 2 mi pare giusto e francamente dignitoso della parità vera dare più soldi al torneo più visto. Soldi, ricordiamolo, derivanti dagli sponsor che pagano in base all’odience.
    Dare parità di montepremi a prescindere mi sembra molto offensivo nei confronti del tennis femminile, casomai dovrebbero investire nel rendere più visibile e pubblicizzato un tennis femminile che arranca un po’ rispetto ai fasti del passato sia in termini di spettacolo che di talenti.

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