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Stan Wawrinka, l’ uomo di ghiaccio

Nell’ era dei fab four, Stanislas Wawrinka era uno degli “umani”, che si alternavano nelle posizioni di rincalzo della top ten, accontentandosi delle briciole che i vari Murray, Djokovic, e soprattutto Federer e Nadal, lasciavano a quelli come Stan, cresciuto tennisticamente all’ ombra di King Roger, per tutti, da sempre, il numero due di Svizzera.

Nel gennaio 2014, il buon Wawrinka sorprende tutti, e contro ogni pronostico trionfa a Melbourne, vincendo il primo Slam della sua carriera, da quella data, da quell’ exploit, qualcosa è cambiato. Stanimal, non è diventato un marziano, come è successo a Djokovic, e oscilla sempre nelle parti alte della classifica, ma in una cosa si è decisamente trasformato: il trentenne di Losanna, non fallisce più i momenti clou, lo dimostrano alcuni dati inequivocabili, come le finali vinte, e i tiebreak, diventati una vera e propria specialità della casa.

Prima del 2014 infatti, Stan aveva vinto quattro tornei, su ben tredici finali disputate, e per quanto riguarda i tiebreak, la percentuale di vittorie era di poco superiore al 43%; Melbourne è stata la prima di nove finali vinte, su altrettante giocate, una serie che tutt’ora è aperta, mentre per quanto riguarda i tiebreak, si passa ad un eloquente 72% di vittorie.

Questo l’ elenco delle finali disputate (e vinte), dal Wawrinka 2.0:

2014

Chennai  ( contro Roger-Vasselin ), Australian Open  ( Nadal ), Montecarlo  ( Federer ).

2015

Chennai  ( Bedene ), Rotterdam  (Berdych ), Roland Garros  ( Djokovic ), Pechino  ( Paire).

2016

Chennai  ( Coric ), Dubai ( Baghdatis ).

L’ evoluzione dello svizzero coincide con l’ inizio della partnership con Magnus Norman, che ne fa un nuovo giocatore, e lo porta ad un livello mentale superiore, le vittorie nei tie-break né sono una dimostrazione, 10-12 punti che valgono un set, o un match, che interrompono un equilibrio che dura da ore, un punto debole per molti giocatori,che soffrono troppo la tensione, e a volte buttano via ipotetiche vittorie, a causa della tensione, che non sembra essere più un problema per Stan, capace di imporsi in tornei cosiddetti minori, ma anche in incontri epici, come la finale di Parigi, dove Djokovic sembrava dover essere il vincitore annunciato.

Tutti questi dati sono la dimostrazione di quanto Wawrinka non sia e non sarà mai, il dominatore, o il numero uno, ma al tempo stesso è un giocatore che non sente il peso dei grandi appuntamenti, e dei momenti cruciali.

Tirando le somme, di giocatori migliori di Stan ce ne sono diversi, ma se il ragazzo di Losanna riesce ad arrivare in finale, è meglio che si inizino a preoccupare.

Andrea Mariotti

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Andrea Mariotti
Tags: wawrinka

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