Tennis e cinema: un amore mai sbocciato veramente

Tennis e cinema: un amore mai sbocciato veramente

Il cinema ama lo sport, ma non tutti in egual misura. Scopriamo insieme i migliori film che parlano di tennis.

di Christian Cavagna

Il mondo dello sport ha sempre affascinato e interessato quello del cinema, e insieme hanno dato vita a memorabili e appassionanti film che hanno entusiasmato milioni di spettatori in tutto il mondo: da Invictus a Momenti di gloria, da Million dollar baby a Rocky, da Coach Carter a The Wrestler… insomma, una relazione lunga e molto proficua. La bellezza, la passione, la dedizione, la determinazione, la voglia di rivalsa, i valori e le motivazioni dello sport sono sicuramente una inesauribile fonte d’ispirazione per il cinema e per la letteratura, che hanno narrato le gesta e le incredibili storie dei suoi principali rappresentanti. Non tutti gli sport però hanno ottenuto le stesse attenzioni, molti sono rimasti ai margini ad osservare il successo degli altri.

Sul tennis di film se ne sono fatti parecchi, ma dobbiamo dirlo subito: la storia d’amore tra tennis e cinema non è mia sbocciata veramente. Non esistono film di culto, come quelli sopra citati, che parlino di tennis (l’unica eccezione nostrana è forse l’intramontabile scena dello scambio, in mezzo alla nebbia, tra il ragionier Fantozzi e il geometra Filini: chi non l’ha vista?); non esistono film che mettano bene a fuoco questo sport, raccontandolo con la profondità e l’attenzione che merita; non esistono film che mostrino a tutti la sua bellezza, o che ci facciano emozionare con una delle sue straordinarie pagine di storia. Però esistono alcuni bei film che parlano di tennis. E allora eccoli: i migliori 5 film sul tennis.

Il primo, il più bello, il più emozionante, il più avvincente, il più vero, forse l’unico degno di nota, e anche l’ultimo in ordine di uscita: si tratta di Borg McEnroe, film del 2017 diretto da Janus Metz. Il titolo parla chiaro: la pellicola racconta la celeberrima rivalità tra lo svedese Bjorn Borg (Sverrir Gudnason) e lo statunitense John McEnroe (Shia LaBeouf), avversari in 14 incontri con 7 vittorie ciascuno. La rivalità che segnò un’epoca e cambiò la storia del tennis. Il film si concentra però su di una sfida in particolare: la finale di Wimbledon del 1980, la sfida del secolo. Nel film non ci sono solo i due tennisti rivali, ci sono anche i due uomini, i due ragazzi: prima nemici, poi avversari, poi compagni, poi forse addirittura amici. Ci sono gli allenamenti, i sacrifici, la dedizione, il talento ma c’è anche la paura, la fragilità, la solitudine. C’è il trionfo e c’è la sconfitta, l’arroganza e il rispetto, la forza e la debolezza. Un film di tennis che riesce a raccontare due leggende in modo epico, ma anche intimo. Forse estremizza la caratterizzazione, ma non è un documentario, è un film che cerca di scavare a fondo prendendosi ovviamente delle libertà.

Il secondo, basato anch’esso su una storia vera, è La battaglia dei sessi diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris. Adattamento cinematografico della celebre partita di tennis, nota appunto come “la battaglia dei sessi“, disputasi il 20 settembre 1973 tra l’ex campione Bobby Riggs e l’allora numero uno del mondo Billie Jean King. Fu un evento di enorme importanza ed ebbe un’incredibile risonanza, diventando uno degli eventi sportivi televisivi più visti di sempre. Il film, oltre alla rivalità tra i due e alle lotte della King per la parità di genere nello sport, racconta anche le battaglie personali che i due protagonisti (Steve Carrel ed Emma Stone) combattono fuori dal campo: una che deve fronteggiare la propria sessualità, imparando ad accettarsi per quello che è, e l’altro alle prese con i demoni del gioco, a discapito della famiglia. Un film davvero interessante nelle premesse, ma non così soddisfacente nel risultato. Di tennis alla fine si parla poco: la questione centrale è più ampia, il tennis è solo un pretesto che fa da sfondo alla vicenda. Comunque un buon film, capace di raccontarci una storia che merita attenzione.

Il terzo si intitola Wimbledon, film del 2004 diretto da Richard Loncraine, liberamente ispirato alla storia vera di Goran Ivanišević, tennista croato che vinse il Torneo di Wimbledon 2001, diventando il primo giocatore nella storia a vincere un torneo del Grande Slam dopo essere entrato grazie a una wild card. Commedia sportiva e sentimentale con protagonisti Paul Bettany e Kristen Dunst. Anche qui il tennis c’è, ma c’è anche molto altro, che arricchisce la storia ma distoglie l’attenzione dallo sport, senza analizzarlo con accuratezza.

Arriviamo al quarto: Break Point, commedia americana del 2014 diretta da Jay Karas. Jimmy Price, ultratrentenne ormai sul viale del tramonto dopo una discreta carriera da doppista, si ritrova senza più agganci nel circuito pro dopo che il suo partner abituale gli da il benservito. Per provare un ultimo disperato rientro, Jimmy decide di rivolgersi al suo compagno di gioventù: suo fratello Darren, un disilluso supplente di scuola media. Con l’aiuto dell’undicenne Barry, la sgangherata coppia tenterà l’assalto agli US Open, riscoprendo la qualità del proprio gioco e la profondità del loro rapporto familiare.

Per finire ecco il quinto: Balls Out: The Gary Houseman Story del 2009, diretto da Danny Leiner. La star di American Pie, Seann William Scott, interpreta un esuberante e ambizioso bidello di una scuola superiore che tenta di guidare un improbabile gruppo di disadattati al campionato di tennis dello stato del Nebraska. La missione ha dell’impossibile, ma potrebbe regalare delle sorprese. Una commedia piuttosto demenziale che con il vero tennis centra poco, ma i valori del tennis aiuteranno un branco di idioti a trovare la forza e la determinazione per lottare.

Vi lascio con un film bonus, che non parla di tennis ma dal nostro sport prende spunto: Match point, del 2005 scritto e diretto dal grandissimo Woody Allen.

Succede nel corso di un match, che la pallina urti il bordo superiore della rete e s’impenni per pochi decimi di secondo. Con un po’ di fortuna, può andare oltre e allora si vince. Ma può anche non superare il bordo e cadere nel tuo campo: e allora si perde. E solo questione di fortuna.

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