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Addio a Gianni Clerici, il ricordo dell’editore: “Fiero di averti conosciuto”

Fiero di averti conosciuto. Ci siamo visti solo una volta, nella Sala Stampa degli Internazionali, e tu hai incominciato a parlare come se mi conoscessi da sempre. Io, la voce rotta dell’emozione per avere davanti un Mito come te, sono riuscito a sciogliermi solo grazie al tuo carattere gentile, ben lontano dalla boria di certi tuoi colleghi che hanno un decimo del tuo talento. Abbiamo chiacchierato per una buona mezz’ora, che a me sembrò un solo istante.

Non eri – anzi, non sei – solo il più grande giornalista di tennis di sempre, lo Scriba. Sei uno dei più grandi giornalisti di sempre, punto. Uno dei più grandi scrittori, telecronisti. Osservatori. Uno dei più sensibili cronisti del passato e del presente.
Il tuo volume sulla Lenglen, la “Divina”, per me è come un romanzo di Dostoevskij, una perfetta sintesi di straordinaria maestria stilistica, amore per il tennis e per coloro che il tennis lo hanno reso grande.

È anche al tuo esempio ho deciso di intraprendere questo difficile mestiere, di diventare giornalista e lavorare nella comunicazione.

È anche grazie a te che ho compreso che lo sport – ma, in fondo, ogni aspetto della vita – si può leggere, esprimere, raccontare al di là dei meri numeri, dei risultati, di quello che è successo. Quello che davvero rimane di ciò che si vive, e dunque ciò si scrive, è il sentimento, il cuore. Le storie delle persone, le piccole motivazioni, ansie, ambizioni, isterie che le muovono in questo vortice impazzito che è il mondo. E, non da ultimo, grazie a te ho capito l’importanza della (auto)ironia. Senza quella, saremmo tutti perduti.

Ovunque tu sia, mi piace pensare che ti stia facendo una risata – di quelle che facevi tu, sonore ma discrete, mai volgari, sempre gentili e senza volontà di fare male.

Michele Alinovi

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Michele Alinovi

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