Camila l’espressionista

Camila l’espressionista

Non è questo il giorno in cui la razionalità tecnico/tattica deve prendere il sopravvento su ciò che è davvero importante.

di Jacopo Crivellari, @JacoCrivellari

Linz, terza città dell’Austria per numero di abitanti, si trova a poco più di duecento chilometri da Vienna. Per raggiungere la capitale si deve percorrere un’autostrada costeggiante il Danubio, e dopo poco meno di due ore si sarà giunti nella patria della torta Sacher. Vienna, come tutta l’Austria in generale, si è distinta nel corso della storia per il grande fermento artistico: su tutti, uno dei movimenti più importanti di sempre ha avuto la sua culla proprio in quella zona: l’espressionismo. Sto scrivendo di una corrente artistica, architettonica e culturale nata un secolo fa che si differenzia dalle altre perchè si concentra sull’interiorità, riflette sull’io e analizza le sfaccettature dell’anima. Ma soprattutto dà spazio alle emozioni, non le reprime, fa sì che queste vengano “espresse” sulla tela così come vuole l’irrazionale.

espression

Un dipinto espressionista

Non so se Camila Giorgi sia a conoscenza di tutto ciò, e sinceramente non conta più di tanto. Quello che conta, però, è che la tennista italiana nell’ultima settimana sia parsa una pittrice (o meglio, tennista) espressionista. Basta repressioni, basta maschere di serietà e basta voler sembrare necessariamente chi non si è. Camila, forse contagiata da un’aria così culturalmente vivida, ha evidentemente riflettuto ed ha deciso che sarebbe stato meglio per lei (e anche più producente) evitare di non esternare nulla, facendo parlare per lei solo i suoi colpi come aveva sempre fatto in quasi dieci anni di carriera. Basta. La Camila che ogni giorno corre come una dannata su quel rettangolo non deve essere diversa da quella che esce con le amiche a mangiare pasta con panna e salmone o che va a fare i shopping coi fratelli. E allora ecco che in una settimana si sono susseguiti due unicum (forse sbaglierò, ma vado a memoria): il lancio di una racchetta e una risata con tanto di lacrime in conferenza stampa. Per chi non avesse visto nulla di tennis nella scorsa settimana, beh, sì, avete capito bene, sto parlando di Camila Giorgi, la stessa ragazza che se qualche settimana fa accennava un pugnetto dopo una partita vinta era già andata fuori dai suoi schemi. Eppure.

Potrei (o forse dovrei) soffermarmi di più sugli aspetti prettamente tennistici che riguardano la campagna di Linz di Camila. Dovrei anche parlare dei miglioramenti sul servizio e dell’acume tattico che ha sviluppato, del dritto che è rimasto quasi sempre in campo e di un rovescio che ormai è diventato incontrollabile per il novanta percento delle ragazze del circuito. Oppure potrei dilungarmi scrivendo dell’infiltrazione al piede con cui la Giorgi ha giocato negli ultimi due giorni di torneo, riuscendo comunque a far sembrare quasi nullo un dolore che avrebbe portato molte altre tenniste al ritiro. Ma no, non è questo il giorno. Non è questo il giorno in cui la razionalità tecnico/tattica deve prendere il sopravvento su ciò che è davvero importante. Al tramonto di una settimana così illuminante quella che è realmente notabile è la volontà di Camila di essere quella di sempre anche nell’ambiente-tennis. La vittoria del torneo di Linz, credetemi, è una diretta conseguenza. L’italiana ha capito che essere una giocatrice professionista non significa estraniarsi, mentre si lavora, in un mondo possibile in cui si è soli con la racchetta e la pallina, ma il “giocare a tennis” è un momento della vita, e come tale è da considerare. Va vissuto come si vivono tutti gli altri momenti: essendo sé stessi. Semplicemente.

Da ieri la “nostra” ha raggiunto il proprio best ranking (28). Quella contro la Aleksandrova è stata la sua ultima partita del 2018, l’anno migliore sportivamente parlando da quando è entrata tra le grandi dell’amato gioco. E per la prossima stagione penso ne vedremo delle belle: sta già prendendo lezioni da Klimt…

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