La storica impresa di Matteo Berrettini

La storica impresa di Matteo Berrettini

Ad una settimana esatta dall’inizio del Masters di fine anno, ripercorriamo gli eventi salienti di questo 2019, che hanno condotto Matteo Berrettini alla qualificazione last minute alle Atp Finals, le sue sensazioni, le dichiarazioni di Santopadre e Rianna, nonché l’analisi dei possibili avversari che il tennista romano incontrerà a Londra.

di Donato Marrese

di Redazione Tennis Circus

Il giorno di Ognissanti ha regalato un “Miracolo” al tennis italiano: la qualificazione al Masters di fine anno di Matteo Berrettini, 41 anni dopo Corrado Barazzutti, ultimo giocatore italiano singolarista a qualificarsi al “Torneo dei Maestri”, che allora si disputava al Madison Square Garden di New York. Invocare santità e miracoli è chiaramente un’iperbole, dal momento che la classifica rispecchia matematicamente il percorso dei singoli giocatori. Certo è (sperando che qualcuno lassù non si senta chiamato invano) che se qualcuno ad inizio anno avesse ipotizzato che Fabio Fognini avrebbe vinto il suo primo Masters 1000 a Montecarlo (annichilendo tra l’altro Nadal), che Berrettini avrebbe fatto semifinale allo Us Open, che 2 italiani sarebbero entrati  in top 10, che un giovanotto dai capelli rossicci, classe 2001, avrebbe scalato oltre 500 posizioni, che Andrea Gaudenzi sarebbe diventato il prossimo presidente Atp, che le Atp Finals dal 2021 si sarebbero giocate a Torino e che un italiano di diritto avrebbe partecipato a quelle correnti, beh (scusate se mi sono dilungato) molti avrebbero invocato qualche santità.

L’impresa di Matteo Berrettini è avvalorata dal fatto che lo stessa tennista romano ha chiuso il 2018 alla posizione n. 54, scalando quindi 46 posizioni Atp; questo dato non basta: Matteo era partito non benissimo ad inizio anno, non riuscendo a vincere un numero sufficienti di partite, nonostante già allora il gioco ci fosse; il match che Berrettini aveva digerito meno è stata la sconfitta al primo turno di Montecarlo, per mano di Grigor Dimitrov, dove aveva messo in luce un’ottima prestazione. La svolta è arrivata al torneo di Budapest (che l’anno prima fu vinto da un altro che ha fatto la storia del tennis italiano, Marco Cecchinato), dove riesce ad imporsi sul serbo Krajinovic e conquistare il secondo titolo della carriera, dopo Gstaad. La settimana successiva conquista la sua seconda finale di fila, a Monaco di Baviera, dove però viene sconfitto da Garin. Agli Internazionali Bnl d’Italia arriva un’altra prima volta: batte un top 10, Alexander Zverev (Atp 5 all’epoca), salvo poi essere eliminato in ottavi dall’argentino Schwartzman. Dopo la parentesi sulla terra, all’improvviso si accorge di essere un giocatore devastante sull’erba: il servizio e diritto, gli slice, le volèe lo aiutano all’adattamento su questa superficie, cosicché lo stesso Berrettini conquista il torneo 250 di Stoccarda contro l’amico Felix-Auger Aliassime, senza perdere un set. La settimana dopo, arriva in semifinale al torneo di Halle, perdendo da David Goffin. A Wimbledon, conquista i suoi primi ottavi di finale a livello Slam, ricevendo però una lezione di tennis dal “Maestro”, Roger Federer. Matteo dichiarerà in seguito che quella sconfitta gli è servita, perché in primis ha avuto l’onore di giocare nel campo più importante del mondo, contro il giocatore più influente del mondo, che ha vinto quel torneo 8 volte, e in secundis a volte si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie. Un infortunio alla caviglia lo costringe a saltare quasi tutta la stagione Nordamericana, presentandosi a Flushing Meadows con poche partite nelle gambe: nonostante nelle prime partite non mostri un gioco esaltante, Berrettini, come i grandi campioni, sale di livello, riuscendo ad arrivare in semifinale, 41 anni dopo la semifinale di Corrado Barazzutti; nel penultimo atto, però viene fermato dal 19 volte campione Slam, Rafael Nadal in tre set. La semifinale gli regala il best ranking alla posizione n. 13, ma nella Race sale alla posizione n. 9, cominciando ad assaporare una eventuale possibilità di qualificazione alle Atp Finals. A Shanghai, Matteo si issa fino alla semifinale, sconfiggendo 2 top 10: Bautista Agut e Thiem. Tuttavia, sempre nel penultimo atto viene sconfitto da Alexander Zverev. Nel torneo di Vienna, giunge fino alla semifinale, ma viene sconfitto dallo stesso Thiem. A quel punto, avendo speso molte energie psicofisiche, nell’ultimo torneo di Parigi-Bercy, perde dal francese Tsonga: questo risultato negativo rischia di compromettere la qualificazione al Masters, ma nella giornata di quarti di finale del torneo, l’eliminazione di Gael Monfils per mano del canadese, Denis Shapovalov, gli consente di staccare il pass per Londra, all’ottava posizione. Se infatti, il francese fosse arrivato in semifinale, sarebbe stato lui ad andare alle Finals, e non Berrettini. Per cui, dal 1 novembre 2019 la bandiera italiana si tingerà di una foglia d’acero (d’altronde, anche lo stesso canadese ha ribadito che Matteo Berrettini dovrà offrirgli una cena). Ai microfoni di Rai Sport, lo stesso Berrettini parla delle sensazioni che lo hanno accompagnato durante il match tra Shapovalov e Monfils: “Ho vissuto il match fra Shapovalov e Monfils con un po’ di angoscia e di stress. Ero comunque soddisfatto di chiudere la stagione come nono giocatore del ranking mondiale. Certo è meglio finire l’annata in bellezza, essere ottavo della classifica Atp e partecipare alle Finals”. Berrettini infatti è il terzo tennista italiano singolarista a giocare il “Torneo dei Maestri”, dopo Adriano Panatta nel 1975 a Stoccolma (perdendo nel Round Robin da Arthur Ashe, Manuel Orantes e Ilie Nastase) e Corrado Barazzutti nel 1978 al Madison Square Garden (in cui rimediò anche lui 3 sconfitte contro Brian Gottfried, Eddie Dibbs e Raul Ramirez). Gli ultimi italiani a qualificarsi a Londra furono in doppio però Fabio Fognini e Simone Bolelli nel 2015, quando conquistarono l’Australian Open.

Sempre nell’intervista, Matteo  ripercorre quello che è stato il suo 2019: “Non potevo mai immaginare di arrivare a Londra, tanto a inizio anno quanto prima degli Us Open. Poi sono successe un po’ di cose pazzesche e mi sono catapultato in questa situazione; quindi ho provato con tutte le mie forze a raggiungere l’obiettivo delle Finals. Ho giocato contro il mio idolo (Federer, ndr.), sul campo più bello del mondo (il centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, ndr.), gli ottavi di finale di Wimbledon. Poi ho preso una storta alla caviglia e mi sono dovuto fermare per un mese circa. Non è stata quindi un’annata facile: ho avuto alcuni momenti di difficoltà, che ho superato con la mia determinazione.”

Ai microfoni di Sportface, Umberto Rianna, che segue sia Berrettini che Sonego, si sofferma sul grandioso e inaspettato risultato raggiunto dallo stesso Matteo: “Matteo è stato straordinario a 360°. Saremmo matti a dire che a inizio anno pensavamo di arrivare alle Atp Finals; abbiamo iniziato a capire che le cose stavano cambiando durante i grandi tornei giocati su erba. Questo è un successo incredibile che arriva da molto lontano. Tanti meriti vanno ovviamente al giocatore, ma quello che ha fatto il suo allenatore Vincenzo Santopadre, che lo segue ormai da tantissimi anni, va sottolineato. Vincenzo, insieme a tutto il team, ha costruito mattoncino dopo mattoncino un risultato storico”. Rianna, che spesso ha accompagnato Berrettini ai tornei in questi anni, dai challenger sino agli Slam, si sofferma poi su tutti coloro i quali hanno dato un importante contributo a questo successo. “Oltre a Vincenzo – spiega Rianna – vanno assolutamente citati il mental coach Stefano Massari che ha svolto un lavoro straordinario soprattutto in questi ultimi mesi, il preparatore Roberto Squadrone, il fisioterapista e anche gli sponsor, come Lotto, che sono stati molto vicini anche umanamente a Matteo. L’amore? Si, è vero, a un certo punto è arrivato anche quello, che certamente non guasta. Che impresa ragazzi, che impresa!”  

Martedì si svolgeranno i sorteggi che determineranno i due gironi del Round Robin, che saranno intitolati a Bjorn Borg e Andre Agassi: domani, lo stesso Nadal scioglierà le riserve in ordine alla sua partecipazione, a causa dell’infortunio ai muscoli addominali, patito a Parigi. Se partecipasse anche lo spagnolo, i giocatori in ordine di teste di serie sarebbero i seguenti: 1) Rafael Nadal; 2) Novak Djokovic; 3) Roger Federer; 4) Daniil Medvedev; 5) Dominic Thiem; 6) Stefanos Tsitsipas; 7) Alexander Zverev; 8) Matteo Berrettini.

In questa edizione, otto Paesi diversi saranno rappresentati alle Finals per il quarto anno di fila, ma quest’anno saranno tutti europei. Berrettini, il russo Daniil Medvedev e il greco Stefanos Tsitsipas saranno i tre debuttanti, mentre lo spagnolo Rafael Nadal, il serbo Novak Djokovic, lo svizzero Roger Federer, l’austriaco Dominic Thiem e il detentore del titolo Alexander Zverev, tedesco, hanno già giocato almeno una volta. Per la prima volta dal 2009 quattro giocatori under 23 saranno al via. Dieci anni fa erano stati Juan Martin del Potro (21 anni), Djokovic (22), Andy Murray (22) e Nadal (23)

Nel girone, Matteo non potrebbe incontrare Alexander Zverev (dato l’accoppiamento delle teste di serie): quindi, troverà la testa di serie 1 o 2, la 3 o la 4 e la 5 o la 6. Il girone sicuramente più probante per Berrettini (data anche la superficie) potrebbe essere: Djokovic, Federer, Tsitsipas. Più “facile” un eventuale girone composto da Nadal, Medvedev e Thiem. L’eventuale assenza dello spagnolo però potrebbe ribaltare le carte in tavola, dato che subentrerebbe in quel caso Bautista Agut e Berrettini diventerebbe testa di serie n. 7, senza la possibilità di avere 2 Big Three nello stesso girone.

Anche nell’eventualità in cui Matteo dovesse emulare Panatta e Barazzutti nel non riuscire a vincere neanche un match nel girone, nessuno può discutere l’ardua impresa di Berrettini, che ha coronato un cammino perfetto, impensabile ad inizio anno, ma che nel corso del tempo si è delineato con costanza: Berrettini è la dimostrazione vivente di come il lavoro, il sacrificio e anche un discreto talento possano essere la chiave per raggiungere il successo. Per cui, benvenuto nella patria della Regina, Matteo. E dato che la tua destinazione è Londra (più precisamente la O2 Arena), se dovessi avere un po’ di tempo libero, passa da Church Road e scolpisci dentro la frase Rudyard Kipling, scritta all’ingresso del Centre Court dell’All England Club: “If you can meet with Triumph and Disaster and treat those two impostors just the same” (Che tu possa incontrare il trionfo e il disastro e fronteggiare quei due impostori nello stesso modo).

Good luck, Matteo.

di Donato Marrese

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