Sappiatelo: il Challenger di Como è una benedizione

Sappiatelo: il Challenger di Como è una benedizione

Negli ultimi dieci anni chi è arrivato in fondo al torneo organizzato dal Tennis Como ha (quasi) sempre vinto qualcosa di importantissimo nei mesi successivi.

di Jacopo Crivellari, @JacoCrivellari

E sì ragazzi qui, qui c’è poco da inventare. I risultati parlano chiarissimo. Il Challenger di Como, per chi lo vince o per chi arriva in fondo, è una vera e propria benedizione. Non ci credete? Ho analizzato per voi (in realtà basta andare su Wikipedia o tennisexplorer.com) i risultati dell’ultima decade, diciamo dal 2009 in poi. Il risultato è sorprendente: coloro che hanno ben figurato sule rive del Lario hanno sempre trovato, nei mesi successivi, dei successi che fino al loro avvento al Tennis Como parevano inaspettati (e insperati).

Partiamo dal 2009, appunto, in cui a vincere fu Alexander Dolgopolov: l’affascinante e talentuosissimo ucraino, nei due mesi successivi al trionfo comasco ha vinto anche a Trnava, è arrivato in semifinale a Tashkent e agli ottavi a San Pietroburgo (torneo Atp). Nei primi mesi del 2010 si è qualificato per i tabelloni principali di Montecarlo, Roma e Madrid (in cui si è arreso al secondo turno a Nadal), oltre a raggiungere tre finali in altrettanti Challenger (Meknes, Marrakech e Tangler). ”E ma nei Challenger giocava bene anche prima di quello di Como”, potrete obiettare voi. Vero, ma come accennato sopra un mese dopo aver vinto il torneo lariano ha vinto anche quattro partite consecutive in un torneo maggiore per la prima volta in carriera. Al massimo, prima, ne aveva messe in fila solamente due.

Il 2010 è stato l’anno di Robin Haase, uno dei pochi tennisti a dare soddisfazioni al popolo olandese. A inizio settembre Robin vinse il Challenger di Como, e all’inizio del 2011 fece registrare il suo miglior risultato in uno Slam fino a quel momento (terzo turno a Melbourne). Per non farsi mancare nulla, meno di dodici mesi dopo il successo lariano Haas iniziò a riempire il palmarès col suo primo titolo Atp, quello giunto sulla terra rossa di Kitbuhel. Mica male, no?

Nel 2011 è toccato allo spagnolo Pablo Carreno Busta, uno che di presentazioni non ne ha bisogno e che ora è stabilmente nei trenta del mondo (attualmente è 24). In realtà Carreno è una delle due eccezioni alla regola, perchè è vero che ha avuto una grandiosa carriera, ma nel 2012 ha avuto un infortunio a causa del quale è ripiombato nel circuito Futures e i risultati del 2011 post-Como non sono granchè. Sì, potrei scrivervi degli ultimi anni in cui è arrivato, per dirne una, in semifinale a Flushing, ma sarebbe falsare la nostra rassegna. Un’onestà d’altri tempi, lo so.

A prendersi la vittoria nel 2012  è stato invece l’austriaco Haider-Mauer, che non trionfava dal torneo di Caltanissetta di un anno e mezzo prima. Dopo la vittoria al Challenger comasco ha vinto anche a Brasov. La settimana dopo. E per uno che non vinceva da quasi più di cinquecento giorni infilare due vittorie in meno di quindici non è niente male. Anzi.

Quello del 2013 è stato un torneo che ha avuto una finale che ora sarebbe degna di un Masters 1000. All’ultimo atto del trofeo “Banca Intesa” sono infatti giunti Carreno e Dominic Thiem: il successo se l’è preso (bissando quello del 2011) lo spagnolo, ma i risultati più sorprendenti sono arrivati dal runner-up. Thiem due settimane dopo la finale comasca ha vinto il suo primo torneo in carriera, quello di Kenitra, per poi vincere ancora trenta giorni più tardi a Casablanca, chiudendo il 2013 con due titoli all’attivo arrivati entrambi dopo essere andato a giocare a Como. Il resto è storia (“in the making”, direbbero gli americani).

Arriviamo al 2014, anno in cui vinse il classe ’86 Viktor Troicki. Il serbo non vinceva un titolo da Mosca 2010, e dopo aver vinto a Como ha vinto anche al Banja Luka Challenger in Bosnia Erzegovina poco più di una settimana dopo. Per non farsi mancare nulla, il “cagnaccio” Viktor ha messo a referto anche una fantastica vittoria nel torneo di Sidney, arrivata a gennaio 2015. E ho scritto “fantastica” non a caso, dato che in quei dieci giorni ha infilato qualcosa come otto vittorie di fila (era partito dalle quali).

Il 2015 porta in dote la seconda ed ultima eccezione alla regola (che la conferma), visto che a vincere il torneo di Como è stato Andrey Kuznetsov. Per il russo si è trattato anche dell’ultimo successo in ordine temporale di una carriera non brillantissima: da settembre 2015, infatti, Andrey non è più riuscito a trovare regolarità e ad arrivare nei giorni finali delle competizioni a cui ha preso parte.

Il 2016 e il 2017 sono due anni facilmente accomunabili: il comune denominatore è stato infatti un certo Marco Cecchinato, finalista di entrambe le edizioni, vinte rispettivamente da Kenny De Schepper e Pedro Sousa (quella contro quest’ultimo impreziosita da un match point memorabile). Anche lo stesso siciliano ha dichiarato che il Challenger comasco ha rappresentato un punto di svolta per la sua carriera, soprattutto quello dell’anno scorso in cui in semifinale battè un signore che risponde al nome di Filip Krajinovic. Tra l’altro, il serbo che è stato assistito per quasi un anno da Diego Nargiso, due mesi dopo aver raggiunto la semi lariana è arrivato in finale a Bercy. No no, non ad un Itf organizzato nella città vicina a Parigi, ma al Masters 1000. Tornando al Ceck, vi basti sapere che ha vinto a Budapest da lucky loser nello scorso aprile e che è arrivato alla semifinale di Parigi a inizio giugno. E per Parigi intendo Roland Garros, battendo Djokovic ai quarti. Giusto per chiarire.

Siamo giunti finalmente all’anno domini 2018, in cui ad alzare il trofeo di Villa Olmo è stato Salvatore Caruso. L’azzurro ha interrotto un digiuno tricolore  sulle sponde del Lario che durava da dodici anni. Il successo è arrivato a metà settembre, e proprio martedì scorso “Sabbo” ha vinto la sua prima partita nel tabellone principale di un torneo Atp. E dopo tutto quello che avete appena letto pensate ancora sia un caso? Ma non ci credo, dai.

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