US Open sì, US Open no: il sindaco di New York cerca di far chiarezza

Questi US Open non s’hanno da fare, o almeno così sembrerebbe. Chiediamo scusa subito per la citazione importante presa in prestito ed adattata dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni ma mai come in questo momento lo Slam newyorkese è stato così paragonabile – e per certi versi anche simile – al matrimonio di Renzo e Lucia.

Si sprecano le similitudini con il famoso romanzo. Da una parte, dicevamo, il torneo di Flushing Meadows come il tanto agognato matrimonio, la pandemia di coronavirus come la peste che mette nuovamente tutto in discussione, i dati poco rassicuranti in arrivo dagli Stati Uniti come fossero tanti Bravi. I dubbi dei giocatori come la titubanza e la paura di Don Abbondio, l’USTA che lotta come Agnese per la riuscita dell’evento.

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E qui ci fermiamo. Siamo sicuri – o quasi – di aver reso bene l’idea. A complicare un quadro già di per sé in grande difficoltà adesso si ci è aggiunta la decisione del sindaco di New York, Bill De Blasio, che ha vietato ogni grande manifestazione nella Grande Mela fino alla fine del mese di agosto.

Panico scattato per gli US Open in programma dal 31 agosto al 13 settembre. Le recenti dichiarazioni di Roger Federer avevano lasciato uno spiraglio di speranza ma questa nuova scelta sembrava porre fine ad ogni possibilità. Usare l’imperfetto mai come in questo momento – ancor più del condizionale – sembra corretto.

Il mayor newyorkese ha, infatti, cercato di tranquillizzare gli animi. Ha parlato ai microfoni della CNN, De Blasio, per riportare un po’ di stabilità: “Gli US Open si svolgeranno ma senza pubblico. Le persone potranno assistere all’evento solo guardando i match in TV. Vogliamo continuare a mantener la tradizione del torneo. Ma non solo il tennis tornerà a giocarsi anche il baseball seguirà lo stesso iter“.

Alla fine, seppur tra mille ostacoli, Renzo e Lucia convolarono a nozze. Lo stesso lieto fine lo si augura per gli US Open, sperando che alla fine si possa dire solamente Questi US Open s’hanno da fare. Senza se e senza ma. E, soprattutto, senza dover usare il condizionale.

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