Tursunov: “Mi chiedo tutti i giorni se posso ancora giocare”

Tursunov: “Mi chiedo tutti i giorni se posso ancora giocare”

Il russo è in una fase complicatissima della sua carriera: “A cosa mi serve in questo momento un allenatore? A dirmi che devo correre più veloce?”.

di Jacopo Crivellari, @JacoCrivellari

Dopo una stagione a dir poco complicata in cui ha giocato la miseria di cinque partite (vincendone una sola contro Krueger a Washington), Dmitry Tursunov ha riflettuto sui suoi infortuni e sul fatto di continuare o meno a giocare a tennis. Visto e considerato che anche le ultime due stagioni, prima di questa, erano state costellate di infortuni, il russo soprannominato dai suoi colleghi “The surfer dude” per la sua residenza in California dice di considerare ogni giorno l’ipotesi di smettere: “Se il giorno dopo aver vinto un match non riesco a camminare, allora non posso più continuare a giocare a tennis”.

Dmitry è stato anche nei top 20 del ranking ATP e ha conquistato ben sette titoli in singolare e una Davis Cup, ma ora, a causa degli infortuni e delle pochissime partite che gli è consentito giocare, si trova al numero 642 del mondo. Su tutti, sono i dolori alle anche e ai polpacci a dargli più noia. “Prima degli Australian Open di quest’anno mi sono fatto visitare da un fisioterapista, che mi ha diagnosticato lo stesso problema che hanno molti giocatori di calcio australiani. Avevo delle eccessive compressioni alle ginocchia, su cui il medico lavorò, risolvendo anche il problema al polpaccio. Tuttavia avevo solo cinque giorni di reale preparazione sul cemento e persi al primo turno contro Stepanek. Dopodiché tentai di allenarmi per la stagione sulla terra, ma la mia anca non lavorava come avrebbe dovuto e mi ritrovai quasi impossibilitato anche nel camminare. Dopo che questo problema si sistemò, giocai Wimbledon senza preparazione sull’erba e persi al primo turno contro Fabio Fognini. Per questo mi sto chiedendo se continuare o meno, è frustrante”.

Dmitry Tursunov

Tursunov, nell’intervista che ha rilasciato dopo la sconfitta ad Aptos, ha anche pensato a quale sia stato il momento più alto e quale il più basso della sua carriera: “L’acuto è stato probabilmente la Davis del 2006, in particolare il match contro Roddick (in cui Dmitry vinse 17-15 nel quinto set, ndr), che era sull’orlo di trasformarsi in una grandissima delusione. Il rimpianto più grande è invece la semifinale di San Pietroburgo che persi contro Youzhny nel 2010, al tie-break. Ma è solo uno dei tanti match che potevo vincere ma che alla fine ho perso”.

Chiosa sul futuro, che ora come ora per Tursunov  è quantomai incerto: “Potrei restare nel tennis o fare altro, ho molte offerte da consulente, ma per il momento nessuno è sicuro del mio ritiro. Molte federazioni non vogliono e non possono spendere moltissimo, per questo preferirebbero affidarsi a uno come me piuttosto che a qualcuno del calibro di Ivan Lendl.”

Per il momento, l’ultimo torneo che “The surfer dude” ha giocato è proprio quello di Aptos, in cui ha perso al primo turno di qualificazioni contro Krajicek in due set. Chissà se quella partita è stata anche l’ultima della sua carriera.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy